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ⓘ Bussi sul Tirino. Autostrada A25 Roma-Pescara uscita Bussi-Popoli; Via Tiburtina Valeria al km 184 bivio in direzione LAquila. ..




Bussi sul Tirino
                                     

ⓘ Bussi sul Tirino

  • Autostrada A25 Roma-Pescara uscita Bussi-Popoli;
  • Via Tiburtina Valeria al km 184 bivio in direzione LAquila.
                                     

1.1. Storia Dalla fondazione ai Normanni

Bussi sul Tirino è un piccolo centro sito nellentroterra abruzzese che dista circa 50 km sia da Pescara che da LAquila. La denominazione Bussi deriva probabilmente dal nome della pianta del bosso Buxum in latino, dellepoca italica e poi romana si ha notizia della torre di Sutrium, usata poi dai Longobardi nel VII secolo, ancora oggi visibile in località San Rocco. La prima menzione storica del castello di Buxio o Bussio risale al 1111, quando è indicato come confine esterno del territorio dellAbbazia di San Clemente a Casauria. Nella Galleria delle Mappe Geografiche dei Musei Vaticani, volute dal pontefice Gregorio XIII e realizzate dal 1580 al 1585, si trova indicato lattuale fiume Tirino con il nome di Buscio.

La prima citazione risale al 774 quando il re longobardo Desiderio donò allabbazia di San Vincenzo al Volturno la chiesa e il monastero di San Pietro ad Oratorium, oggi nel territorio di Capestrano e la valle "Trita" sita nel territorio diocesano di Valva Sulmona. Con il termine "Trita" si intendeva la valle del Tirino, fiume che lambisce Bussi, e comprendeva i vici di Ofena, borgo sorto sopra le rovine della vestina Aufinum e Carapelle Calvisio, dotata di baronia. Il possesso della Valle Trita viene riconfermato a San Vincenzo al Volturno da Carlo Magno il 10 aprile 775 e poi nel 779 dal giudice Dagari per volere del duca di Spoleto. Degli uomini di Carapelle avevano occupato i territori spettanti al monastero, e non volevano esserne resi tributari come stipulati dalle convenzioni.

Questi obblighi dei contadini verso le terre di San Vincenzo al Volturno presso San Pietro ad Oratorium vennero riconfermati da Ludovico II Germanico, nell854 da Frasindo per contro di Guido duca di Spoleto, anche se sorsero contenziosi per i confini territoriali con il monastero di San Giovanni al Volturno. Dal Chronicon Casauriense di Giovanni di Berardo, si ha la citazione di Buxium nel 111, dove si descrive un borgo dotato di castello, che appartenne nel IX secolo allabbazia di San Clemente a Casauria.

Fuori Bussi si trova ancora la torre longobarda, detta di "Sutrium", ossia un avamposto fortificato a pianta triangolare molto simile alla torre di Montegualtieri Teramo, usata per gli avvistamenti e il controllo sulla valle. Presso la torre sorse la cappella di San Rocco di cui restano ancora i ruderi, e la stessa località è detta di San Rocco. Nel 1092 alcuni stabili del castello erano posseduti dallabbazia di San Benedetto in Perillis, nel 1021 si ha la prima notizia sulla chiesa di Santa Maria di Cartignano, appena fuori il paese, uno dei monumenti simbolici di Bussi, usata come grancia benedettina dellabbazia di San Liberatore alla Majella

                                     

1.2. Storia Dagli Angioini allOttocento

Durante Carlo I dAngiò al potere, Bussi fu infeudata a Berardo di Raiano, sino a quando nel Trecento passò alla famiglia dei Conti Cantelmo di Popoli, acquistata da Giacomo Cantelmo. Nel 1377 divenne ufficialmente conte di Bussi Restaino Cantelmo, che comprò il castello con Niccolò Alunno dAlife; i Cantelmo rimasero a Bussi sino al 1579.

Il feudo poi passò nel XVII secolo, con lindebolimento della famiglia di Popoli, ai Pietropaoli di Castelvecchio Calvisio nel 1579, già signore di Navelli, e successivamente a Cosimo I de Medici, granduca di Toscana nel 1611, signore di Calascio e Barone di Carapelle, e Principe di Capestrano, poi andò a don Ferrante de Medici, che restaurò il castello, che assunse il toponimo "mediceo". Alla fine del XVIII secolo Bussi divenne terra regia e il feudo andò ai Borboni, sino al 1861. Allinterno del castello sorse la chiesa di San Biagio ornata da un portale di pietra e impreziosita da un campanile a torre in blocchi di pietra squadrati. Larchitrave del portone dingresso reca uniscrizione in latino che indica la data 1791, ai margini del paese vi è invece la chiesa di San Lorenzo di origine medievale, con portale in pietra. Linterno è a navata unica con abside semicircolare, presso laltare cè una scultura che raffigura lAgnus Dei, ristrutturata nel 1926.

Nel 1743 con la restaurazione di Carlo III di Borbone, entrò nel Regno delle Due Sicilie, Maria Luisa de Medici, figlia di Gian Gastone, non potendo succede al padre sul trono dellEtruria, fu costretta a cedere Bussi alla corona borbonica. Nel 1806 caduto Ferdinando IV di Borbone figlio di Carlo III, eletto re di Napoli Giuseppe Bonaparte, Bussi fu liberata dal giogo feudale e divenne un municipio. Nel 1860 ci fu lannessione plebiscitaria allItalia sotto il sindaco Francesco Di Giamberardino.

Nel 1889 al nome semplice di Bussi, per evitare casi di omonimia con altri centri italiani, si aggiunse "sul Tirino", specificando il fiume che lambisce il paese. Tuttavia in molti segnali stradali, nonché tra le genti abruzzesi, il paese è ancora chiamato semplicemente "Bussi".

                                     

1.3. Storia Limpianto Montedison di Bussi, dalle origini alla seconda guerra mondiale

Limpianto idroelettrico di Bussi fu progettato nei primi anni del 900 insieme alla Società Elettrica Italiana "Vola", poi riconvertita dalla Montecatini nel 1904, di Piano dOrta Bolognano. Nel 1887-888 venne realizzato anche il tronco ferroviario che passava per Bussi, da LAquila verso il tracciato Sulmona-Popoli-Scafa-Chieti Scalo-Pescara. Limpianto di Bussi Officine in cui si produceva energia elettrica attraverso il clorito sodico e lacido cloridico, fu inaugurato nel 1901. Durante il fascismo a partire dal periodo coloniale in Libia, il sito venne utilizzato per la produzione del gas mostarda, un acido estremamente dannoso, capace di corrodere la pelle e distruggere le cellule.

Nellepoca della seconda guerra mondiale, la disponibilità di iprite del servizio chimico italiano nel 1939-40 era aumentata di 400 tonnellate: Mussolini contava di vincere la guerra avvalendosi delluso di gas, in barba alle regole della Convenzione di Ginevra del 1925, e fu Bussi con la società Dinamite Nobel per la produzione di aggressivi chimici: le officine sono raccolte in 10 ettari del SIN "Sito di Interesse Nazionale per la Bonifica"; durante la guerra era la prima a produrre Iprite e Disfogene durante la guerra in Abissinia, era tra le maggiori fabbriche specializzate in aggressivi dopo le fabbriche di Rumiaca a Pieve Vergonte Verbano; in Val Pescara si producevano al giorno tonnellate di iprite tecnica e ancora una tonnellata al giorno di Fosgene e unaltra di Difosgene. Tali informazioni sono nei documenti del libro I gasi di Mussolini di Angelo Del Boca, Editori Riuniti.

Delle 20 tonnellate di Yprite quotidianamente prodotte in Italia, per armare le bombe le granate dei soldati fascisti impegnati contro i gli Etiopi, 10 tonnellate erano garantite dallo stabilimento S.A. Dinatime Nobel di Bussi. Nessuno riferimento ai rifornimenti bellici prodotti in unaltra fabbrica che sempre in Val Pescara e a breve distanza dal sito industriale, sembra avesse finalità militari simili a quelle dello stabilimento della Dinamite Nobel. Un terza società, dopo la Montecatini di Piano dOrta, era attiva dal 1927 in Pratola Peligna presso le falde acquifere di San Cosimo, che produceva polveri da sparo ed esplosivi. Nel 1943-44 gli alleati bombardarono ripetutamente queste fabbriche.



                                     

1.4. Storia Seconda guerra mondiale

Nel 1943 a Creta il sottotenente Siro Riccioni di Bussi, a seguito dellarmistizio di Badoglio, si rifiutò di consegnare le armi le munizioni, rifugiandosi in montagna, sicché per i tedeschi fu condannato a morte, con una taglia sulla sua testa. Riccioni riuscì a sfuggire allarresto e si mise a capo di un gruppo di partigiani greci con il nome di battaglia Georgos Sfendilakis, riuscì a liberare 272 commilitoni dalla fucilazione, e a mettere in salvo 2000 militari italiani dai rastrellamenti tedeschi, meriti per cui fu insignito alla Medaglia dArgento al Valor Militare.

                                     

1.5. Storia Fatti del Novecento sino ad oggi

Dapprima appartenente alla provincia dellAquila, nel 1927, con la nascita della provincia di Pescara, Bussi passa a questultima, definendo il confine più settentrionale della provincia pescarese con LAquila, insieme a Popoli, prima di arrivare nel cuore della Valle del Tirino, presso Capestrano.

Nel 1901 fu costruita la Centrale chimica Edison per la produzione di materiale aggressivo ottenuto dal cloro per le cause belliche dellItalia prima in Africa, e poi nella seconda guerra mondiale. Negli anni 20 fu realizzata anche la cava Bauxite presso la montagna. Dopo la seconda guerra mondiale, in cui il sito di Bussi Officine fu bombardato, lattività della Montedison continuò, sino alla chiusura recente per inquinamento delle falde acquifere del Tirino, dato che si trova allo sbocco verso il fiume Aterno, che a Popoli si trasforma nel fiume Pescara, che raggiunge il delta presso il porto di Pescara stessa. Per anni Bussi era divenuto un centro industriale, e successivamente ha tentato di risollevarsi con la valorizzazione turistica e naturale del territorio, venendo però colpita seriamente dal terremoto dellAquila del 2009.

Il terremoto ha lesionato varie case del centro storico, la chiesa di San Biagio, il castello, rendendoli inagibili. Mentre la chiesa è stata riaperta nel 2017, in questanno sono partiti i lavori di recupero del castello, ancora in fase di ultimazione. Anche la chiesa di Santa Maria di Cartignano è stata oggetto di un importante piano di recupero archeologico, in fase ci completamento.

Nel 2003 Bussi compare come location, insieme a Pescara, del film Liberi con Elio Germano e Nicole Grimaudo.

                                     

2.1. Storia della Montedison di Bussi Il fascismo e la cava di Bauxite

Fotografie storiche pre-belliche mostrano lesistenza di un accesso alle vecchie miniere di Bauxite, ristrutturate ai tempi del Ventennio prima degli anni 40. Sulle muratura dellarco di ingresso alle miniere, nelle fotografie, compaiono un fascio littorio in alto e una croce uncinata: il tracciato del binario che conduce nella galleria è integro le forme ad arco poggiate alla parete di mattoni fanno ipotizzare che gli operai si siano messi in posa per la conclusione di unopera importante. Con la costruzione della centrale termoelettrica, la turbogas realizzata negli anni 90, sono state cancellate le tracce di un altro corridoio sotterraneo; lintervento non ha eliminato il ricordo degli ex operai delle Officine, si tratta di un passaggio nel sottosuolo di cui resta impressa lesistenza, ma incerta la funzione.

Ancora oggi una copertura "soletta" viene considerata la soluzione per inabissare lex Medavox area del sito inquinata sino a 10 metri di profondità nella quale si produceva acqua ossigenata e Percarbonato, le attività sono state dismesse dallazienda nel 2015. Alcuni escludono lesistenza di tunnel tombati, soprattutto per quanto dichiarato dalla Edison e Solvay, quando il 10 settembre 2015 lAgenzia per la tutela ambientale regionale a conoscenza dei singolari ingressi murati, grazie allinchiesta di Report ha chiesto informazioni. La società belga Solvay è proprietaria del sito, la seconda dellEdison ne è proprietaria in piccola parte, sino al 2001 gestiva il polo chimico come Montedison, erede di imprese della chimica quali Ausimont, la società proprietaria sino al 1981, e la precedente Montecatini fallita nel 1965.

Lo scopo di realizzazione di alcuni particolari fori sotterranei, documentati, resta ancora un mistero le ipotesi sono avanzate riguardo il molteplice impiego, gli ingressi permetterebbero di accedere ai cunicoli che entrano nel ventre di Colle Tre Monti, a quanto pare inaccessibili. I cunicoli forse sono stati scavati molti prima della seconda guerra mondiale, esistevano delle miniere agli inizi del Novecento, ancor prima della campagna dAfrica. Bussi garantiva circa 10 tonnellate di gas tossici al giorno per Benito Mussolini, per conquistare lEtiopia. La gente locale racconta che dopo la fine della guerra lIprite custodita nei tunnel sarebbe stata trasportata a San Cosimo presso Pratola, nella polveriera del colle che affiancava i viadotti dellautostrada Roma-Pescara A24-25 di proprietà della Dinamite Nobel sino al 1954, quando il deposito militare della provincia dellAquila venne ceduto allEsercito e al Ministero della Difesa.

Non tutte le gallerie del sito sono chiuse, 2 ingressi sono sigillati, uno è stato individuato a poche decine di metri dal deposito di Iprite prodotta da Bussi già dagli anni 30, e prima documentata dalla produzione del gas irritante del dinamificio di Colle San Cosimo a Pratola, sicché in questo deposito non si producevano soltanto esplosivi bellici. Lentrata al cunicolo dietro limpianto Pap è irrobustita da una muratura di mattoni in cotto pieno, realizzata con materiale da costruzione antico. Con la prima pubblicazione nellagosto 2015 del report sui tunnel tombati, lAzienda regionale per la tutela dellambiente Arta Abruzzo ha chiesto chiarimenti alle imprese del sito, così lingresso al tunnel è stato sgomberato. Escludendo le strutture a servizio della centrale idroelettrica, Solvay non sarebbe a conoscenza dellesistenza di altri passaggi sotterranei, alcuni segnalati anche da Edison, ma altri ancora risalirebbero ai primi decenni del 900.

Il comune di Popoli il 1 marzo 2016 su firma dellassessore allambiente Giovanni Diamante ha inviato una richiesta allonorevole Bratti per una ispezione dei tunnel tombati.



                                     

2.2. Storia della Montedison di Bussi Industrie chimiche "Edison"

Bussi sul Tirino è stata sede per diversi decenni del Novecento di industrie chimiche. Da tale attività provengono i rifiuti pericolosi e non, che si sono accumulati nei decenni andando a formare una delle discariche più grandi D’Europa. La discarica è stata definita un disastro ambientale tuttora impunito.

In particolare, il colosso della chimica Montedison di Bussi sul Tirino è ritenuto responsabile di aver sotterrato sostanze nocive e per lo più cancerogene, tra cui cloroformio, esacloroetano, tetracloruro di carbonio, tetracloroetano, tricloroetilene, idrocarburi policiclici aromatici, frammiste a terreni inquinati secondo quanto riportato da analisi di laboratorio effettuate dall’ARTA Abruzzo. Nonostante linquinamento dal polo chimico di Bussi sul Tirino sia stato evidenziato già dalle prime analisi sulle acque allinizio degli anni Settanta, è stato tuttavia ignorato per i successivi trentanni. Solo nel 2007 la Forestale ha scoperto e messo i sigilli a quella che poi è stata definita la discarica dei veleni più grande dEuropa.

Il 1962 è lanno desordio della Montecatini di Piano dOrta, che diede avvio a un programma di rinnovamento di espansione con linstallazione di nuovi impianti per la produzione di cloro, clorometani, clorulo ammonico, piombo tetraetile, nel luglio 1966 fu costruita la SIACSocietà Italiana Additivi per Carburanti, che assunse la gestione del settore produttivo piombo-alchili di Bussi; di poco successivi sono gli impianti per la produzione di acqua ossigenata perborato di sodio del silicato e metasilicato di sodio.

L’Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato che per decenni almeno 700.000 abitanti di tutta la Val Pescara compresi due dei 4 capoluoghi di provincia della regione, Pescara appunto e Chieti hanno bevuto acqua contaminata: infatti i rifiuti interrati sono confluiti nel vicino fiume Tirino, importante affluente del Pescara, e nei vicini pozzi dell’acqua potabile che rifornivano d’acqua tutta la Valpescara. Solo nel 2007 i pozzi da cui veniva prelevata l’acqua fornita ai cittadini sono stati chiusi dopo le denunce e la mobilitazione ambientalista. Nonostante ciò, ancora nel 2012 i monitoraggi relativi alla contaminazione della falda superficiale mostravano un superamento delle concentrazioni soglia pari a 61 volte per il piombo e 2100 volte per il mercurio.

Dalla relazione dellIstituto superiore di sanità emerge infatti come "lo scarico di rifiuti industriali, senza alcun tipo di sistema di abbattimento del piombo", negli anni 1971, 1972 e 1973, avveniva "direttamente nel fiume Tirino". Dopo la chiusura nel 2015 della discarica, il 29 ottobre 2009 è iniziata la fase preliminare del procedimenti contro Montedison, conclusasi il 18 aprile 2013 con 19 rinvii a giudizio per avvelenamento delle acque. Il processo a loro carico davanti alla Corte dAssise di Chieti si conclude con una sentenza in assoluzione, le nuove sentenze del 2017 e 18 condannano la Montedison a bonificare il sito inquinato, ma continui rimpalli di responsabilità ritardano ancora la messa in pratica della sentenza.

                                     

3. Monumenti e luoghi dinteresse

Chiesa parrocchiale di San Biagio e San Nicola di Bari

Costruita nel Trecento, ha un aspetto barocco. La pianta è a croce latina con una navata interna, e il campanile è una torre quadrangolare. La chiesa si trova sul corso principale di Bussi, la facciata barocca ha un aspetto rustico, un semplice portale in pietra architravato rifatto nel 1791 come recita liscrizione, il campanile turrito è in blocchi squadrati di pietra e termina a cuspide. Il portale coronato è ricurvo, nel tipico stile barocco, con uno stemma gentilizio presso il frontone. Linterno è a navata unica, con cappelle laterali introdotte da archi a tutto sesto su pilastri con trabeazione e capitelli corinzi. La chiesa è stata danneggiata dal terremoto del 2009, e restaurata nel 2017-18

Chiesa di Santa Maria di Cartignano si trova sulla strada che costeggia Bussi. Nel 1021 è citata per la prima volta, dipendente dallabbazia di Montecassino, con un atto di donazione a San Pietro in Oratorium, citata come chiesa di San Benedetto. Nel 1065 divenne monastero, e fu ampliata nellimpianto ancora oggi perfettamente visibile. Nel 1569 fu abbandonata dai monaci di Montecassino e divenne grancia dellabbazia di San Liberatore a Majella, passando poi ai Celestini della Badia Morronese di Sulmona. Dagli atti notarili del 1770 la chiesa era ancora in piedi, presentava nella descrizione tre navate, due altari laterali, una pora grande a nord, e unaltra piccola a oriente, e rendita di 200 ducati. Nel 1780 venne rivendicata dai Borbone finché nel 1899 il Piccirilli la descrive in abbandono, seppellita dalla fanghiglia degli straripamenti del Tirino; la chiesa rimase in questo deplorevole stato sino al dopoguerra, quando venne ripristinata dove possibile, lasciando il vuoto del tetto andato distrutto, ma conservando le navate, la torre campanaria con lingresso e labside. La chiesa presenta un impianto rettangolare con suddivisione in tre navate tramite archi a tutto sesto su pilastri quadrati. Alcuni capitelli presentano motivi vegetali e animali, come dei pesci, dentellature geometriche, ed epigrafi. Sopra il portale di ingresso si apre un finestrone a rosoncino con modanatura a otto colonnine collegate da arcate trilobe; il campanile superiore è a vela, in asse con lingresso, in origine aveva due arcate, ridotte poi a una sola per la campana. La navata centrale termina ad abside semicircolare, come si vede anche dallesterno, nel cui muro si apre una finestra oblunga, nel catino absidale ci sono affreschi della Deesis, composta da Cristo in maestà sul trono tra la Madonna e San Giovanni Battista; ai lati del Cristo i simboli del sole e della luna, e la parola EGO SUM LUX MUNDI; lo sfondo è quello di un cielo stellato paradisiaco, lungo la parte inferiore dellaffresco corre uniscrizione con il nome del maestri, del committente e della data di esecuzione. Si presume che il programma iconografico fosse simile a quello della chiesa di San Pietro ad Oratorium di Capestrano, opera di Armanino da Modena nel XIII secolo. Altri affreschi lungo le pareti mostrano San Nicola, San Paolo, SantAgata, San Benedetto, SantAmico, San Mauro, San Pietro. Un bassorilievo, oggi conservato nella parrocchia di Bussi, raffigura il Sacrificio di Cristo in chiave simbolica: lAgnus Dei e la croce, Cristo disteso per rappresentare la morte e la Sua Resurrezione con una figura sospesa a destra, verso la base ci sono due leoni, simbolo della vittoria di Gesù sulla Morte Castello Mediceo

Si trova nella parte più alta del paese. Il castello fu costruito dalla famiglia Angiò nel XII secolo e poi appartenne alla famiglia dei conti Pietropaoli di Navelli e successivamente alla famiglia De Medici XV secolo. Nei secoli successivi diventò un palazzo gentilizio, senza però perdere laspetto di struttura fortificata. Dalla seconda metà del 700 è di proprietà della famiglia de Sanctis.

Chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta in Piazza Giovanni XXIII, è stata realizzata negli anni 70 del Novecento per interesse del parroco don Remigio Massignani: la chiesa ha una superficie di 514 mq, mentre i vani accessori, battistero, presbiterio, hanno una superficie di 78 mq. La struttura portante della parte centrale in cemento armato, a pianta circolare, è costituita da pilastri che hanno alla base dimensioni di 1x0, 30 mt e che alla quota di 8.15 metri dal piano di calpestio, si diramano in due tronchi, uno in prosecuzione verticale, e laltro convergente verso linterno, a formare un telaio con il pilastro opposto. I due tronchi sono collegati superiormente a triangolo, e i pilastri collegati tra loro da un reticolo di travi parete, la struttura portante della parete perimetrale bassa è realizza da una serie di pilastrini, sempre in cemento, collegati con pilastrata della struttura principale. Lesterno è annesso a una seconda struttura in mattoni in conci irregolari misti a cemento, che caratterizzano la torre campanaria a vela. Torre longobarda del X secolo, si trova in località San Rocco, è detta di "Sutrium", un pagus romano che esisteva nellepoca italica. La pianta triangolare di questa torre è inusulare per lAbruzzo, e trova un unico esemplare combaciante nella torre di Montegualtieri della provincia di Teramo; presenta il corpo snello ed era sicuramente poco elevata, la sua funzione era quella di controllo della valle. Della suddivisione interna a causa dellabbandono, non rimane nulla, sul prospetto sud-est si apre un varco che doveva essere laccesso principale, materiali impiegati per la realizzazione sono condi di pietrame di fiume. Accanto sorge un edificio allo stato di rudere, con impianto rettangolare, era la chiesa di San Rocco, da cui il nome della località. Centro visite del Fiume Tirino posto in via A. Gramsci, è una moderna struttura educativa informativa, posta presso il fiume. Il centro è dotato di laboratorio didattico dedicato alla sostenibilità ambientale, con strumenti e materiali adatti ad avvicinare e sensibilizzare i ragazzi delle scuole che sovente lo visitano, alla ricchezza del fiume Tirino e della vallata. Il centro promuove anche escursioni e visite guidate nei dintorni.
                                     

4. Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti

Il boom demografico registrato nel trentennio 1930-1960 è evidentemente legato al benessere portato dal notevole sviluppo del polo industriale bussese dove gran parte della popolazione maschile del paese trovò lavoro.

Tradizioni e folclore

In occasione dei festeggiamenti del santo patrono, San Biagio, si usa seguire la Santa Messa nella chiesa di San Biagio nel centro storico e ricevere lolio benedetto per lunzione della gola. A San Biagio è infatti riconosciuto il patronato contro tutte le malattie della gola. Altra caratteristica legata al santo patrono sono le "Ciambelle d San Biag" dolce prettamente bussese.

                                     

5. Cultura

Ceramica

A partire dal 1700 la presenza di maestri ceramisti provenienti da Castelli Teramo diede vita ad una stagione artistica incentrata sulla creazione di oggetti in ceramica. La presenza di argilla lungo il corso del fiume Tirino permise la nascita di numerose botteghe che svolsero la loro attività fino alla meta del 1800 circa. I manufatti più rappresentative sono conservati presso il Museo delle Tradizioni Popolari di Roma.

Cinema

  • Liberi 2003, con Elio Germano. Il film è ambientato in parte nel borgo.
                                     

6.1. Economia Polo industriale Bussi Officine

Bussi è stato da sempre considerato un sito interessante grazie allacqua, così nel 1901 la società Franco-Svizzera di Elettricità, divenuta poi Società Italiana di Elettrochimica, ottenne la concessione di installare impianti per la produzione di cloro, sfruttando il fiume sia per il fabbisogno di acqua dellindustria stessa che per la produzione di energia elettrica. Nel 1907 Bussi rappresenta la prima produzione in Italia dellalluminio con il metodo elettrochimico. Dopo la Prima guerra mondiale il polo industriale si concentra sulla produzione di ferro-silicio corazze per le navi, clorati per esplosivi, fosgene da tetracloruro di carbonio per gas asfissianti, ioduro e cloruro di benzile gas irritanti e lacrimogeni, acido benzoico irritanti. Nel dopoguerra, dopo un periodo in discesa, torna protagonista nel panorama della chimica nazionale con idrogeno e azoto. Nel 1921 la svolta definitiva con la" Società Elettrochimica Novarese”, che porta alla completa industrializzazione dellAlta Val Pescara.

Secondo alcune testimonianze, intorno al 1930 si sarebbe prodotta anche liprite il gas vescicante che provocava ustioni e distruzione delle cellule che Mussolini impiegò in Etiopia. Il gas era stato messo al bando dalla Convenzione di Ginevra fin dal 1925. Sempre nello stesso periodo gli impianti passarono sotto la gestione della Montecatini che dal 1960 concentrò lo sfruttamento per la produzione di cloro, clorometani, cloruro ammonico, piombo tetraetile e trielina. Nel luglio del 1966 venne costituita la SIAC Società Italiana Additivi per Carburanti che assunse, nel gennaio del 1967, la gestione del settore produttivo piombo-alchili. Tra il 1989 e il 1994 furono potenziati gli impianti per lacqua ossigenata e per il clorometano. Nel 1995 fu installato un nuovo impianto per la produzione di detergenti domestici con la caratteristica di esercitare a freddo leffetto sbiancante a cui si uniscono le proprietà battericide.



                                     

7. Infrastrutture e trasporti

Ferrovie

Bussi sul tirino ha una stazione ferroviaria ubicata lungo la Ferrovia Roma-Sulmona-Pescara, a servizio del comune. Il fabbricato viaggiatori ha una piccola sala dattesa. Nella stazione fermano circa 20 treni al giorno tra Sulmona, Pescara e Roma.

                                     

8. Sport

Dalla fusione della Scuola Calcio Za Mariola e la S.S. Tirino Bussi, avvenuta nel 2005, è nata la Società Sportiva Za Mariola che vede le proprie squadre iscritte rispettivamente a:

  • campionati provinciali giovanili Calcio
  • campionato di prima categoria regionale Calcio;

Diversi piloti del moto club "Lo Sherpa" sono impegnati nei campionati regionale ed italiano di enduro e motocross.