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ⓘ Invasione del Trentino, Garibaldi - 1866. L invasione del Trentino del 1866 fu una campagna della terza guerra di indipendenza italiana che consistette nel rius ..




Invasione del Trentino (Garibaldi - 1866)
                                     

ⓘ Invasione del Trentino (Garibaldi - 1866)

L invasione del Trentino del 1866 fu una campagna della terza guerra di indipendenza italiana che consistette nel riuscito tentativo, da parte di Giuseppe Garibaldi e dei suoi volontari, di forzare le difese austriache in Tirolo e di aprirsi la strada verso Trento.

                                     

1. Premesse

Allo scoppio della Terza guerra di indipendenza italiana, il 23 giugno 1866, ai volontari di Giuseppe Garibaldi, riuniti nel Corpo Volontari Italiani, venne comandato di controllare il lungo fronte che divideva la Lombardia dal Tirolo, principalmente attraverso tre vie di penetrazione: il Passo dello Stelvio, a nord, il Passo del Tonale, al centro, il lago dIdro, a sud.

                                     

2. Le truppe a disposizione

Sul fronte del lago dIdro, Garibaldi ebbe inizialmente a disposizione 4 battaglioni di volontari maggioranza lombardi e piemontesi, giunti appena il 23 giugno dalla loro precedente base a Salò. I rinforzi arriveranno poi, essendo proceduto con grande lentezza linquadramento dei moltissimi volontari a disposizione. In generale, infatti, nel 1866 le operazioni di mobilitazione si rivelarono disastrose ed a soffrirne furono soprattutto le forze non direttamente pertinenti allEsercito Regio.

Garibaldi, in ogni caso, giunse a disporre di circa 35.000 uomini, contro i 15-16.000 maggioranza tirolesi del comandante austriaco del Trentino, generale barone Kuhn. Ma questultimo aveva truppe addestrate alla guerra di montagna, come gli Schützen trentini, e conduceva una guerra di contenimento, appoggiandosi a posizioni fortissime, per la natura dei luoghi e molte opere permanenti di fortificazione. Il teatro bellico costringeva, inoltre, lattaccante italiano a procedere lungo percorsi limitati e prevedibili, negandogli ogni vantaggio tattico di sorpresa.

Sul lago di Garda, la flotta italiana era in netta inferiorità rispetto a quella austriaca, come poté verificare lo stesso generale a Salò il 18 giugno. Il 19 giugno si assicurò delle povere difese costiere visitando le batterie di Maderno e spingendosi fino a Limone.

La situazione era particolarmente grave nellalto lago, come avrebbe dimostrato la cattura, il 19 luglio a Gargnano, del piroscafo Benaco da parte di due vapori austriaci, che effettuarono, per soprannumero, un bombardamento del paesino.

                                     

3. Le prime azioni di Garibaldi

Il primo fatto darmi si ebbe il 21 giugno, quando un reparto di volontari italiani assalì un posto di guardia al passo di Bruffione, sopra Cimego.

Nel settore bresciano, fra il lago dIdro e il lago di Garda, il confine passava poco a nord del primo, lungo il corso del Caffaro. Da lì, verso nord si estendono le Valli Giudicarie che, lungo il corso del Chiese ed attraverso Stenico, consentivano di liberare il lato orientale del Passo del Tonale, ovvero scendere su Trento.

Già il 21 giugno, due giorni dopo la dichiarazione di guerra, Garibaldi aveva comandato al 2º Reggimento Volontari Italiani e al 2º Battaglione bersaglieri di raggiungere le posizioni di confine, specie il monte Suello, luogo forte che dominava il Piano dOneda e lo strategico passaggio di confine al ponte sul Caffaro.

Il passaggio appariva obbligato in quanto, fra i due laghi, non esisteva altra strada percorribile con artiglierie. La sponda orientale del lago di Garda, daltra parte, era tenuta dalle fortezze di Verona e dalla superiorità navale austriaca.

Il 25 giugno veniva occupato il ponte sul Caffaro: le avanguardie assalirono Ponte Caffaro, ed avanzarono attraverso Lodrone sino a Darzo. Qui vennero agganciate dagli austriaci ed inseguite sino al ponte, ove poteva contrattaccare e mettere in fuga il nemico, respingendolo sino a Lodrone.

Ma la sera del 25 giugno, allindomani della battaglia di Custoza, Garibaldi ricevette dal capo di stato maggiore italiano, generale La Marmora, lordine di ritirarsi allestremità sud-occidentale del lago, sul triangolo Salò-Desenzano-Brescia con centro a Lonato, in previsione di unavanzata nemica oltre il Mincio. Garibaldi trasferì, quindi, 15.000 uomini tra Lonato e Desenzano e mise Brescia in stato di difesa. Lasciando alcuni reparti a difesa di Rocca dAnfo che gli austriaci chiamavano" spia dItalia”.

Lesercito austriaco non seguì, tuttavia, il La Marmora nel suo ripiegamento e, già il 1º luglio, Garibaldi, lasciati tre reggimenti tra Salò e Lonato e spostate ulteriori truppe in Valcamonica a protezione del Passo del Tonale battaglia di Vezza dOglio, poté riprendere la marcia verso il lago dIdro e la frontiera trentina.



                                     

4. Lagganciamento delle posizioni austriache

Il Kuhn si era limitato a rioccupare le posizioni di confine perdute, avanzando una decina di chilometri sino a Rocca dAnfo, salvo subito rinunciare ad ogni iniziativa e subito sloggiare. Nel frattempo due piccole colonne erano penetrate verso la media Valcamonica e la Val Sabbia: si mantennero requisendo generi alimentari, esplorarono e rientrarono alla base.

Il 3 luglio Garibaldi assalì la forte posizione sul monte Suello, che gli austriaci avevano nel frattempo occupato e che difesero molto bene, salvo, minacciati di aggiramento, abbandonarla durante la notte.

Le perdite italiane erano state, però, gravi, e Garibaldi era stato ferito alla coscia. Egli dovette così riparare in una casa di Anfo, il primo paese italiano a sud del confine, affidando il comando al Corte.

La vittoriosa battaglia di Monte Suello consentì ai volontari di procedere a nord, in territorio trentino: i volontari passarono il Caffaro, quindi Lodrone e Darzo. Il 5 luglio ed il 10 luglio, due ricognizioni austriache giunsero attraverso Darzo a Lodrone, dove si ebbero degli scontri. I garibaldini ne profittarono per occupare, il 12 luglio, Storo, loro nuovo quartier generale, e Condino. Garibaldi era giunto il 12 luglio in carrozza.

Il 13 luglio la posizione dei volontari in Storo era già talmente forte che una colonna austriaca rinunciò ad avvicinarsi. Il 14 luglio Garibaldi poteva ricevervi la visita di Francesco Crispi. Nei giorni successivi lavanguardia garibaldina si installò a Cimego, col suo ponte sul Chiese, circa 20 km a nord del Caffaro.

La via era ora ostruita da due complessi fortificati austriaci: i cosiddetti forti di Lardaro, a nord lungo il fiume Chiese ed il forte dAmpola, ad ovest subito sopra Storo verso la Val di Ledro.

Lo stesso 14 luglio, il re Vittorio Emanuele II di Savoia e lo Stato Maggiore, nel corso di un Consiglio di Guerra tenuto a Ferrara, stabilirono finalmente un atteggiamento aggressivo al prosieguo della guerra. In particolare il Cialdini avrebbe guidato un esercito principale di 150.000 attraverso il Veneto, mentre Garibaldi avrebbe dovuto penetrare a fondo in Trentino, avvicinandosi il più possibile al capoluogo.

Infatti, ora che lacquisizione del Veneto era certa, appariva soprattutto urgente procedere alloccupazione del Trentino e delle città della Venezia-Giulia, per non vedersele sfuggire alle trattative di pace.

                                     

5. Parallele azioni sul fronte dello Stelvio e del Tonale

Parallelamente si svolgeva una seconda piccola guerra alpina, più a nord, lì dove la Lombardia confina con il Trentino sul Passo del Tonale, ma questa volta a parti invertite: un corpo di circa tremila austriaci discese la valle attraverso Ponte di Legno, sino ad attestarsi fra Vezza dOglio e Temù, in prossimità di una linea fortificata tenuta dal Regio Esercito.

Il 4 luglio respinsero un furioso assalto" alla garibaldina”, baionetta in canna e quasi completamente allo scoperto, lanciato dal 2º battaglione di bersaglieri, del quale ebbero facilmente ragione. Cadde il comandante colonnello Nicostrato Castellini oltre a 19 altri bersaglieri e 60 feriti battaglia di Vezza dOglio.

Lavanzata austriaca aveva proceduto anche dal secondo dei grandi passi alpini che dividono la Lombardia italiana dallAlto Adige: il Passo dello Stelvio. Il 2 luglio una colonna aveva occupato Bormio ed il Passo del Mortirolo. La Guardia Nazionale Mobile, attestata alla stretta di Sondalo, seppe riconquistare le posizioni perdute, rioccupandole l11 luglio Operazioni in Valtellina 1866)

Loffensiva austriaca, comunque, non venne ulteriormente alimentata dai comandi tirolesi le linee sui passi mantenute sino al termine della guerra.

                                     

6. La vittoria di Condino

La reazione austriaca appariva fiacca ma, in effetti, lottimo generale Kuhn stava preparando una controffensiva aggirante da nord, da Lardaro lungo il Chiese, e da Sud, sul fianco destro garibaldino, da Bezzecca e la Val di Ledro, giù dal forte di Ampola. Si trattava di impedire a Garibaldi di consolidare le posizioni o, perlomeno, di scompaginarne le file per ritardare lavanzata.

Il 16 luglio la colonna settentrionale assalì Cimego ed il ponte sul Chiese, ricacciando i volontari giù verso Condino, mentre la colonna meridionale giunse solo a bombardare la strada da Storo verso Condino battaglia di Condino.

Lazione di accerchiamento era fallita e gli austriaci non avevano forze sufficienti ad inseguire gli Italiani giù per il Chiese. La strada per Trento contava ancora troppe posizioni forti e luoghi adatti alla battaglia perché gli austriaci gettassero una parte importante delle proprie forze in una singola battaglia.

A Condino e Storo, infine, Garibaldi poteva sempre contare su una grande superiorità numerica, forze in larga misura non ancora entrate in combattimento. Il Kuhn ordinò quindi alle tre colonne di riguadagnare le posizioni di partenza.



                                     

7. Lavanzata verso Riva del Garda

Lazione di aggiramento austriaca aveva reso chiaro il rischio di proseguire verso nord, lungo le valli Giudicarie, senza prima aver assicurato il fianco destro ed aver neutralizzato il forte dAmpola.

Daltra parte, la presa del forte avrebbe aperto una via alternativa verso Trento: la Val di Ledro che, attraverso Tiarno e Bezzecca, porta dal lago di Ledro giù sino al Lago di Garda, consentendo di agganciare o aggirare i forti di Riva del Garda, poco più lontano.

La notte del 16 luglio veniva dunque posto lassedio del Forte dAmpola, che si concludeva il successivo 19 luglio con la resa della guarnigione.

Nel frattempo i volontari avevano sloggiato un drappello austriaco dal passo di Monte Nota, e occupato anche il passo di Monte Giovo, da cui era passata la colonna austriaca che il 16 luglio aveva bombardato Storo e Condino.

Il 17 luglio un contrattacco austriaco al Passo Giovo era stato respinto ed i volontari avevano inseguito gli austriaci, costringendoli a ripiegare sino a Lenzumo ed al passo sotto Monte Pichea, abbandonando lintera Val di Ledro.

Il 18 luglio due compagnie austriache risalivano la Val di Ledro da Riva del Garda, dirette a ricongiungersi con i commilitoni che, si supponeva, occupavano ancora Pieve di Ledro e Bezzecca. Inaspettatamente esse incontrarono in località Prè le avanguardie italiane, che, come da istruzioni, ripiegarono su Molina e poi su Pieve di Ledro, poco oltre Bezzecca. I garibaldini avevano già occupato il borgo con quattro compagnie dopo la battaglia di Pieve di Ledro che aveva costretto la colonna austriaca a ripiegare oltre la sovrastante Cima Pari, verso i forti di Riva del Garda. Dove, il 20 luglio, si ricongiunse con le restanti truppe sgomberate dalla Val di Ledro.

Appena ebbe conoscenza di queste vicende, il Kuhn stabilì di rioccupare lintera Val di Ledro, spezzare lassedio al forte dAmpola seppe della caduta solo il 21 luglio e respingere i volontari giù sino a Storo ed oltre. Si trattava, in ogni caso, di impedire a Garibaldi di stabilirsi in val di Ledro e farne una base di ulteriori operazioni verso Riva e la valle dellAdige.

                                     

8. La peggiorata condizione strategica degli austriaci

La situazione degli austriaci stava, nel frattempo, rapidamente peggiorando. Dopo la sconfitta contro i prussiani alla battaglia di Sadowa, il 3 luglio, parte dellarmata austriaca in Italia era stata ritirata a protezione di Vienna e, dopo alcuni tentennamenti, il generale Cialdini aveva diretto una brillante marcia attraverso il Veneto ed era ormai lanciato verso lIsonzo. Il 19 luglio, due giorni prima della battaglia di Bezzecca, lo stesso Cialdini aveva affidato una sua divisione al generale Giacomo Medici, antico compagno darme di Garibaldi, con il compito di avanzare da Padova ormai liberata e risalire il fiume Brenta verso Trento.

In tal modo le forze austriache in Trentino sarebbero state pressate da due lati e, sperabilmente, spinte a ritirarsi verso lAlto Adige, a protezione di Bolzano.

A Kuhn, quindi, restavano solo pochi giorni per cercare di battere separatamente Garibaldi, per poi porsi con più decisione a protezione di Trento e della strada che garantiva le comunicazioni fra il Tirolo le fortezze del Quadrilatero.

                                     

9. La battaglia di Bezzecca

Il Kuhn dispose per unazione aggirante, da nord, dalla Valle del Chiese, e da ovest, sul nuovo fianco destro garibaldino in val di Ledro e concentrato su Bezzecca: la prima colonna composta dalle truppe del colonnello Montluisant, di Philipp Graf Grunne e del maggiore Julian von Krynicki doveva scendere in Val di Ledro, sloggiare i garibaldini da Pieve di Ledro e Bezzecca, inseguirli sino e Tiarno ed al forte di Ampola e poi giù sino a Storo e Darzo. Le forze si unirono a Campi, di là dal Monte Parì, sopra Riva, il 20 luglio. Contemporaneamente, la seconda colonna composta da truppe del Kaim e dellHöffern doveva tenere a bada il nemico nella valle del Chiese, ancora una volta a Cimego e a Condino. Le forze si riunirono a Roncone, sopra Lardaro, il 20 luglio.

La mattina del 21 luglio due forti colonne austriache presero contatto con le posizioni tenute dai garibaldini nei pressi di Bezzecca battaglia di Bezzecca. Gli austriaci presero il punto forte di Locca e poi il paese di Bezzecca. Garibaldi, giunto nel frattempo, comandò un contrattacco che spinse gli austriaci a ripiegare sulle posizioni di partenza. Una parallela azione contro Cimego e Condino ebbe analogo esito.

Loffensiva austriaca aveva fallito in pieno lobiettivo strategico di liberare la Val di Ledro. Gli scontri, anzi, avevano dimostrato la serietà della minaccia italiana e Garibaldi poteva ora consolidarsi in Val di Ledro e avviare nuove azioni offensive.

                                     

10. Il ripiegamento generale austriaco

La battaglia di Bezzecca consentiva a Garibaldi di aprire la strada verso Trento, passando a fianco dei forti di Riva del Garda, ancora tenuti dagli austriaci, ovvero aprendosi la strada verso nord, passando per la cattura dei forti di Lardaro. Preparativi per questultima azione vennero, in effetti, predisposti.

Ma nel frattempo si sviluppava anche lazione di Medici. Il 22 luglio egli occupava, combattendo, Primolano, allimbocco della Valsugana. Il 24 luglio scacciava gli austriaci da Borgo Valsugana eppoi, con un assalto notturno, Levico, a 15 km da Trento. Il 25 luglio si attestava di fronte a Civezzano, una stretta subito a ridosso di Trento ed assaliva Vigolo Vattaro, al passo della Valsorda, da cui si accedeva all’ Adige subito sotto Trento Invasione del Trentino Medici - 1866). Il 24 luglio le truppe diHeribert Höffern von Saalfeld, che tenevano Lardaro, ricevettero lordine di ritirarsi immediatamente e la sera stessa raggiunsero Stenico, al termine delle Valli Giudicarie. Le truppe del maggiore Philipp Graf Grunne reduce dalla azione di Bezzecca alla battaglia di Bezzecca stazionavano ad Arco, a guardare la strada dalla Val di Ledro verso Trento. Si trattava, in pratica, dei due unici passaggi disponibili dal lago dIdro a Trento per il generale Garibaldi. Le truppe a difesa della Vallarsa da Vicenza, via Schio o Valdagno su Rovereto, vennero comandate a Mattarello, allo sbocco della menzionata Valsorda a due Km. da Trento: il Kuhn rinunciava, così, alla difesa di Rovereto. I restanti accessi allAdige dalle valli a nord di Trento vennero chiusi inviando a Cavalese una brigata e lasciando a difesa dello Stelvio e del Tonale le poche truppe colà già acquartierate. Tutte le altre truppe disponibili vennero comandate a Trento.



                                     

11. Il successo strategico della campagna Italiana

I movimenti del Kuhn stavano precisamente a significare che gli austriaci si predisponevano allassedio di Trento. Il risultato strategico del Garibaldi e del Medici poteva dirsi quasi raggiunto. Il comandante austriaco, in effetti, aveva ottenuto dallarciduca Alberto lautorizzazione a ritirarsi, se costretto, a difesa dellAlto Adige di lingua tedesca, abbandonando il Trentino italiano. Solo, egli era deciso a dare battaglia davanti a Trento prima dello sgombero del Trentino. Ma non si trattava ancora, per lui, della battaglia decisiva. Cera ancora da salvare Bolzano. Dopo un duro e glorioso scontro, si sarebbe probabilmente ritirato e gli Italiani lo avrebbero lasciato passare: come il Medici aveva dimostrato sin da Primolano, lobiettivo della campagna era occupare quanto più del Trentino fosse possibile: ricacciare il nemico, non necessariamente schiacciarlo.

I due vecchi compagni darme, Garibaldi e Medici, ce lavevano fatta: appena 17 anni dopo le giornate gloriose e disperate della difesa di Roma, erano prossimi a cacciare gli austriaci dallItalia, ad affrontarli in regolare battaglia, superiori di numero, quasi sotto le Alpi. Poche circostanze come questa dicono quanto eccezionali e propriamente gloriose si siano rivelate le vite le vicende del Risorgimento italiano.

                                     

12. Gli ultimi scontri

Il 25 luglio, in mattinata una forte colonna di volontari salì i ripidi pendii rocciosi a picco sul lago di Garda, che dividono la parte terminale della Val Di Ledro da Riva. Quando presero a scendere a dirotto sulla cittadina subirono il bombardamento delle batterie del forte austriaco di San Nicolò, posto sul lago allestremità opposta della cittadina, a metà strada fra Riva e Torbole. Contribuirono al bombardamento anche le cannoniere della flottiglia lacuale, che a Riva avevano base. Un secondo tentativo avvenne la mattina presto del 26 luglio, quando i volontari scesero da Campi e Pranzo sino a Deva, giusto alle porte di Riva. Ma nella notte era giunta la notizia che dalla mattina del 25 luglio era entrata in vigore una tregua darmi di 8 giorni, fra Italia ed Austria. Trenta uomini della guarnigione del forte con il comandante, tenente Bellovaric, si fecero incontro ai volontari pretendendo dagli ufficiali il rispetto dei termini della tregua e questi ultimi, ad un passo dallobiettivo, si arrestarono. Si può ben immaginare con quale stato danimo.

                                     

13. La tregua darmi

La tregua, in effetti, era stata sottoscritta il giorno precedente, 24 luglio, e prevedeva una sospensione darmi dalle 8 di mattina, per 8 giorni. Lo stesso 24 luglio, infatti, era stata sottoscritta una tregua darmi fra austriaci e prussiani, ed anche lItalia si trovò obbligata al medesimo passo.

Stanti le estremamente favorevoli condizioni sul terreno, e la scia di vittorie che si susseguivano, su più fronti, almeno dal 10 giugno, si poté ben parlare, ed a ragione, di" tradimento tedesco”.

Le difficoltà della posizione austriaca sono, comunque, ben rappresentate dagli ordini scritti di quel 25 luglio. Larciduca Alberto ordinava a Kuhn e ai suoi trentini:" le estreme punte dellarmata rimangono nelle loro attuali posizioni. Poi tenere Trento fino allultimo”. Il Kuhn ordinava ai suoi comandanti:" Nel caso le truppe avanzate fossero costrette a ritirarsi, debbono farlo difendendo strenuamente ogni tratto di terreno metro per metro, ogni cascina, ogni casa. Dopo avere evacuato la prima linea dove attualmente si trovano le truppe, si deve tenere ad ogni costo … naturalmente dopo aver difeso gli intervalli di terreno … la terza linea è per ultimo la città stessa; il direttore del genio tenente colonnello Wolter ha il compito di far eseguire immediatamente le necessarie fortificazioni. Ritengo personalmente responsabile ciascuno dei signori ufficiali che la difesa venga compiuta col massimo valore secondo gli ordini di sua altezza imperiale larciduca Alberto." Giungevano a rinforzo da Innsbrück appena due reggimenti e una batteria. Contemporaneamente le truppe a del Grünne ad Arco vennero comandate a Trento: veniva così, sostanzialmente, abbandonata anche la Valle Sarca, dopo tutto il corso inferiore dellAdige. In esse erano ormai presenti solo piccoli drappelli, a mostrar la bandiera: le guarnigioni a Lardaro e Riva, due compagnie inviate di corsa a Rovereto: nulla che potesse offrire alcun potenziale difensivo.

Nei giorni successivi si intensificò lo sforzo politico, con i garibaldini impegnati ad organizzare i consueti plebisciti per lannessione al Regno dItalia delle comunità liberate, e relative petizioni al re Vittorio Emanuele II di Savoia. Gli austriaci, con piccoli drappelli, a dissuadere le popolazioni da eventuali manifestazioni o sollevazioni, che avrebbero potuto pesare al tavolo della pace.

                                     

14. La pace

Il 9 agosto giungeva la notizia del prossimo armistizio tra Italia ed Austria e con essa lordine del La Marmora di sgomberare il Trentino entro 24 ore.

Dalla piazza di Bezzecca, Garibaldi rispose con un telegramma, "Obbedisco", divenuto in seguito celebre. Lordine di arresto, comunque, venne vissuto come una profonda ferita, come riportato dalla stampa popolare. Ad esempio, secondo la giornalista inglese Jessie White: "Ho visto rompere spade, spezzare baionette, molti gettarsi a terra e rotolarsi nelle zolle ancora inzuppate del sangue dei fratelli". In generale, le truppe eseguirono l’ordine in maniera disordinata e mostrando evidenti segni di insubordinazione. Tale era lo stato delle cose che, quando Garibaldi rientrò in Brescia, il Re non volle correre il rischio di passare in rassegna le camicie rosse.

Della reazione del Medici nulla di celebre è stato tramandato: la mattina dell11 agosto il Kuhn mosse con una colonna sulla Valsugana e la trovò sgombra.

Al seguito della ritirata garibaldina si mossero gli austriaci che trovarono strada sgombra, salvo alcune unità isolate che vennero accompagnate al confine. A Cologna (frazione di Pieve di Bono, venne rinvenuta la portantina con cui Garibaldi si era fatto trasportare dopo la ferita ricevuta a Monte Suello: essa venne messa a disposizione del museo di Innsbrück.

La cessazione delle ostilità venne sancita con lArmistizio di Cormons, il 12 agosto 1866, firmato dal generale Agostino Petitti Bagliani di Roreto. Il 3 ottobre fu firmata la pace, a Vienna.

                                     

15. Considerazioni conclusive

Giuseppe Garibaldi, comunque, aveva condotto una buona campagna contro un nemico inferiore di numero, ma difeso da posizioni ben fortificate e dai combattenti tirolesi, da lungo tempo preparati alle insidie del territorio di montagna. Soprattutto, la vittoria di Bezzecca venne ricordata come lunico successo italiano di una guerra segnata dalle sconfitte nelle battaglie di Custoza e di Lissa.

                                     

16. Approfondimento dei principali combattimenti

  • Battaglia di Bezzecca
  • Battaglia di Pieve di Ledro
  • Operazioni in Val Vestino 1866
  • Battaglia di Monte Suello
  • Operazioni militari navali sul Lago di Garda nel 1866
  • Battaglia di Vezza dOglio
  • Battaglia di Ponte Caffaro
  • Battaglia di Condino
  • Battaglia di Lodrone
  • Operazioni in Valtellina 1866
  • Assedio del Forte dAmpola
                                     

17. Conseguenze: la creazione del corpo degli Alpini

La campagna aveva dimostrato limportanza di disporre di unadeguata forza di protezione dei valichi alpini del Trentino e dellAlto Adige austriaci, dal momento che, con lacquisizione del Veneto, il confine alpino si estendeva per alcune centinaia di chilometri. Meglio ancora se tale difesa fosse stata affidata agli stessi valligiani. La stessa strategia del Kuhn, daltra parte, doveva gran parte della sua efficacia alla disponibilità di reparti e milizie indigene tirolesi, avvezze alle marce e ai combattimenti in quota. È significativo che i primi centri di mobilitazione Distretti Militari costituiti in Italia già nel 1870 fossero quelli di Cuneo, Torino, Novara, Como che allora includeva Sondrio, Lecco e Varese, Brescia, Treviso e Udine, cioè quelli ai quali più tardi vennero assegnate le compagnie alpine, siano stati istituiti nel 1870. La nascita ufficiale del corpo degli Alpini risale a sei anni dopo la battaglia di Bezzecca, il 15 ottobre 1872, ad opera del capitano Giuseppe Perrucchetti, ufficiale dei bersaglieri.