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ⓘ Repubblica di Santo Stefano. La Repubblica di Santo Stefano fu una colonia collettiva ed autonoma, durata poche settimane, istituita da un gruppo di camorristi, ..




Repubblica di Santo Stefano
                                     

ⓘ Repubblica di Santo Stefano

La Repubblica di Santo Stefano fu una colonia collettiva ed autonoma, durata poche settimane, istituita da un gruppo di camorristi, reclusi nel penitenziario dellisola di Santo Stefano, che presero il potere dopo una violenta rivolta ivi avvenuta nellottobre del 1860.

                                     

1. La rivolta

Nellottobre del 1860 nel penitenziario borbonico dellIsola di Santo Stefano, espiava le proprie condanne un gruppo di 800 carcerati quasi tutti di origine napoletana ed affiliati alla Bella Società Riformata. Molti di loro erano stati condannati al domicilio coatto nellisola perché considerati pericolosi per la società o perché si erano resi protagonisti di vicende criminali gravi allinterno di altre prigioni del napoletano. Quando alcuni di questi, approfittando del fatto che il distaccamento borbonico che presidiava il posto aveva dovuto raggiungere in massa Capua dove lesercito di Francesco II si trovava sotto assedio, disarmarono e bloccarono alcuni secondini, si innescò una furibonda rivolta che vide protagonisti i guappi ed i peggiori camorristi tra quelli reclusi.

Le 40 guardie della prigione furono facilmente disarmate e bloccate, i cancelli furono aperti e il gruppo di rivoltosi si sparpagliò per lisola. Dopo qualche ora di caos, fu trovato laccordo con i secondini e con i pochi isolani residenti e fu costituita una giunta denominata Commissione per il buon ordine le cui redini furono offerte al capintrito Francesco Venisca.

                                     

2. La repubblica

La comunità si diede addirittura uno statuto costituito dai seguenti articoli:

  • Qualunque condannato offendesse la vita le sostanze degli isolani sarà punito con la morte.
  • Qualunque isolano offendesse lonore delle famiglie appartenenti ai superiori, guardiani e persone oneste dellisola sarà punito con la morte.
  • Qualunque condannato uccidesse un suo compagno a tradimento sarà punito con la morte.
  • Qualunque condannato offendesse i superiori dellergastolo o i guardiani, per vie di fatto o per minacce, sarà punito con la fucilazione.

Durante la sua breve esistenza, la Repubblica di Santo Stefano elesse anche un senato, composto dai guappi e dai camorristi più importanti, che doveva decidere le condanne per coloro che non avessero rispettato lo statuto.

Ed in effetti alcuni "processi" con relative condanne ci furono, tutte registrate inchiostro su carta: Pasquale Urso fu condannato a 50 bastonate e a 30 giorni di isolamento in una cella perché aveva rubato dei sacchi di farina; Antonio Margiotta, dopo aver rubato del legname ed un considerevole quantitativo di uva dalla vigna di un contadino, fu costretto a fare il giro dellisola diverse volte con la refurtiva legata sulle spalle. Ci furono anche condanne a morte, come quella di un certo Giuseppe Sabia, resosi colpevole di aver rubato una capra. Fu trovato nello spiazzo del cimitero proprio mentre la stava arrostendo, fu ucciso sul posto a pugnalate ed il corpo gettato da una scogliera. Un altro condannato a morte fu Vincenzo Fedele. Le cause della condanna di questultimo non sono note, probabilmente fu ucciso per vecchi rancori tra gruppi di camorristi.

                                     

3. La fine ed il processo

Nel gennaio del 1861 giunse poi sullisola una spedizione di marinai italiani. I marinai domarono i rivoltosi e riportarono lordine. Il processo ai rivoltosi iniziò solo nel 1866, a causa della scarsezza di testimoni. Le condanne si ebbero nel 1872 e tra queste la più dura fu quella che toccò a tale Francesco Orlando. Tre dei cinque membri della commissione furono assolti. Tra le motivazioni degli avvocati difensori si trova la seguente: