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ⓘ Giunta di Stato. La Giunta di Stato venne istituita il 15 giugno 1799 dal cardinale Fabrizio Ruffo, subito dopo la caduta della Repubblica Napoletana per opera ..




Giunta di Stato
                                     

ⓘ Giunta di Stato

La Giunta di Stato venne istituita il 15 giugno 1799 dal cardinale Fabrizio Ruffo, subito dopo la caduta della Repubblica Napoletana per opera dellesercito sanfedista, al fine di scoprire e giudicare i rei di lesa maestà.

                                     

1. La storia

La Giunta di Stato fu composta dal marchese Gregorio Bisogni, già caporuota della Real Camera di Santa Chiara, dai consiglieri Matteo Fragola come fiscale, Bernardo Navarro, Antonio della Rossa o La Rossa, Angelo Di Fiore, il giudice della Gran Corte della Vicaria Carlo Pedicini come segretario.

Il successivo 19 giugno 1799 il cardinale Ruffo concordò un armistizio di tre giorni fra il rappresentante del Governo provvisorio repubblicano Gabriele Manthoné e la Commissione esecutiva. Una immunità che si rivelerà presto linizio di un disastroso capovolgimento, poiché qualche mese dopo per oltre cento repubblicani sarà assunto lo status di criminali politici, pagando con la vita la loro appartenenza politica.

Quindi, il 9 luglio, il re Ferdinando formò la Giunta di Buon Governo che diede luogo a una seconda Giunta, incaricata il 21 luglio, composta da:

  • procuratore: Alessandro Nava nella qualità di procuratore dei rei.
  • avvocato fiscale: il barone abruzzese Giuseppe Guidobaldi o de Guidobaldi, già avvocato dei poveri della G.C. della Vicarìa 1795, consigliere della Suprema Regia Corte, direttore generale di Polizia 1798, assessore del Vicario generale del Regno Francesco Pignatelli di Laino, presidente della Vicarìa luglio 1799;
  • presidente: Felice Damiani da Palermo - già avvocato fiscale della Gran Corte e maestro razionale del Real Patrimonio del Regno di Sicilia nel 1795, noto per avere redatto il processo contro lavvocato palermitano Francesco Paolo Di Blasi, promotore di una congiura giacobina, poi giustiziato il 28 maggio dello stesso anno;
  • due consiglieri: Gaspare Vanvitelli e Girolamo Moles difensori dei rei;
  • cinque giudici: di cui uno era Antonio Della Rossa, neo presidente del Tribunale di Polizia e direttore generale di Polizia. E quattro aventi funzione di consiglieri: Angelo Fiore o Di Fiore, presente già nella precedente giunta nominata il 15 giugno; il siciliano Gaetano Sambuti o Sambuto o Sammuto; Vincenzo Speciale 1760-1813 da Burgio, giudice della Corte pretoriana, uomo di fiducia del generale J. F. Acton, il membro più attivo e temuto - descritto come il più spietato e sanguinario tra gli inquisitori ne Il consiglio dEgitto di Sciascia -, autore della strage dei primi cospiratori nellisola di Procida ancor prima della caduta della Repubblica, poi incaricato caporuota del Sacro Real Consiglio 1801; il giudice della Vicaria Salvatore Di Giovanni con funzioni di segretario;

Una terza Giunta, nel 1802, sarà composta da:

  • caporuota Girolamo Mascaro, ultimo marchese di Acerno per acquisto sub hasta Regiae Camerae 1781, patrizio della città di Salerno, avvocato della Corona, presidente della Regia Camera della Sommaria;
  • caporuota Giuseppe Giaquinto, consigliere della Real Camera 1802
  • caporuota Michelangelo Cianciulli, giudice 1789, avvocato fiscale del Real Patrimonio 1791, caporuota della Suprema Corte 1798, consigliere della Real Camera 1798, avvocato della Corona 1800, avvocato della Corona 1800; commissario della Giunta del Monte Frumentario 1802, capo della seconda ruota della Suprema Regia Corte 1802;
  • direttore Antonio Della Rossa, direttore generale della Polizia.

Unitamente alla Giunta di Stato, fu costituita una Giunta dei Generali, voluta dallammiraglio Horatio Nelson e composta prevalentemente da generali tedeschi passati alle dipendenze di Ferdinando, con la funzione di giudicare la condotta dei disertori del Regno fra gli ufficiali di terra e di mare, come i casi di Salvatore Saint Caprais, Giovan Battista de Simone, Raffaele de Montemayor, Luigi de la Grenelais, Andrea Mazzitelli, condannati a morte.

                                     

2. Il ruolo della Giunta

Tra i compiti che la Giunta doveva rispettare cera il mantenimento di due registri: Coscrizione de patrioti napoletani che hanno giurato nella Sala patriotica di vivere liberi o morire, nel quale avevano registrato 416 "scellerati", e laltro contenente lElenco di 471 individui della società civile.

Il 29 luglio Ferdinando IV revocherà al cardinale Ruffo il titolo di Vicario Generale del Regno. Allo stesso tempo, il capitano Francesco Maria Statella e Napoli 1741-1820, VIII principe di Cassaro, verrà nominato alla guida della Giunta di Buon Governo napoletana, il 25 ottobre 1799, in qualità di Luogotenente Generale del Regno di Napoli, con il preciso indirizzo di governo di smantellare le società regaliste con labolizione di insegne e distintivi.

Con la prima restaurazione borbonica, la Suprema Giunta di Stato avrà a disposizione un elenco ufficiale a stampa degli esiliati in Francia, a Marsiglia, di tutte le Filiazioni de rei di Stato. Condannati dalla Suprema Giunta di Stato, e da Visitatori Generali in vita, e a tempo ad essere asportati da Reali Dominj: compresi coloro che erano stati stanati dalle divisioni di Terre di lavoro, del Principato Citra e Principato Ultra di Montefusco, dallattiva provincia di Basilicata.

Furono puniti coloro che avendo servito il Re, come il Caracciolo, Moliterno, Roccaromana, Federici, ecc. si trovavano con le armi alla mano combattendo contro di lui ", si erano resi rei di tradimento come nel caso di Pagano, Pimentel, Pignatelli, Cirillo, ecc., meritando anche la pena capitale, tanto sostenuta dalla regina Maria Carolina; e in tutti gli altri casi "esportandoli" allestero, o in America, o le difficoltà e spese essendo sovrerchie, in Francia, luogo di loro piacer, ma con l’obbligo e giudizio fatto e sottoscritto di non tornare in Regno ".

                                     

3. Strage di martiri politici

Le maggiori responsabilità della Giunta di Stato riccaddero sul solerte giudice siciliano Vincenzo Speciale, accusato di essere stato una "belva feroce": nei ventidue mesi di potere della Giunta, Speciale pare fece arrestare circa 32 mila individui, secondo Cognetti non supportato da alcuna fonte, sottoposti allesilio forzato o reclusi in carcere, altri condannati al patibolo.

Secondo Sani, dopo lesecuzione di Francesco Caracciolo portata a termine il 30 giugno 1799, la Giunta fece arrestare con linganno dellindulto tutti i rivoluzionari, reintrocendo la pratica della tortura, allestendo processi-farsa che escludessero qualsiasi atto di appello da parte degli imputati.

Fra i 25 membri della Rappresentanza nazionale, nominati per decreto del 23 gennaio del 1799 dal generale Championnet, vennero perseguiti i cittadini da lui stesso scelti: Raimondo di Gennaro, Nicola Fasulo il 29 agosto, Ignazio Ciaia Ciaja il 29 ottobre, Carlo Lauberg Laubert, Lambert, Melchiorre Delfico in esilio, Girolamo Pignatelli ex principe di Moliterno ed ex Duca Moliterno, Domenico Bisceglia il 28 novembre, Mario Pagano, Giuseppe Abbamonte Abbamonti ergastolo, Domenico Cirillo, Domenico Forges Davanzati, Vincenzo Porta, Raffaele Doria il 7 dicembre, Gabriele Manthoné Mandoné, Giovanni Riario, Cesare Paribelli, Giuseppe Albanese il 28 novembre, Pasquale Bassi, Francesco Pepe, Prosdocimo Rotondo il 30 settembre.

Secondo il commento dello storico Giovanni La Cecilia, subirono processi sommari perfino gli eletti della città, nobili tutti e con le primarie famiglie del regno congiunti pei legami del sangue, " di usurpato impero, disobbedienza al vicario del re Pignatelli, di aver inaugurato un nuovo governo sul decadimento della monarchia e della casa dei Borboni ed impedito il popolo nella difesa della città ".

Tra gli uomini di Chiesa che persero la vita si ricorda il vescovo di Vico mons. Michele Natale giustiziato il 20 agosto, con diversi altri ecclesiastici, mentre tra i nobili, il principe di Aliano Giuliano Colonna il 20 agosto, Gennaro Serra dei duchi di Cassano il 20 agosto, il duca di Andria don Ettore Carafa il 4 settembre, il marchese di Corleto don Giuseppe Riario Sforza 22 ottobre e due Pignatelli dei principi di Strongoli il 30 settembre.

Fu salvato Diego Pignatelli del Vaglio, marchese e poi duca di Monteleone, per intercessione di Papa Pio VI con una lettera indirizzata al re di Napoli del 3 aprile 1800, accusato anchegli di avere partecipato, durante il periodo dellanarchia, al tentativo di instaurare una repubblica aristocratica e per avere successivamente preso parte al Governo provvisorio ".

Trovarono sicura morte, invece, tra i militari giustiziati, i generali Giuseppe Schipani il 19 luglio, Oronzio Massa il 14 agosto, il citato Manthoné morto il 24 settembre, Francesco Federici il 23 ottobre, ed il nautico Francesco Caracciolo il 30 giugno; tra i letterati e gli intellettuali, tre membri della Rappresentanza nazionale come Pasquale Baffi l11 luglio, Domenico Cirillo e Mario Pagano entrambe il 29 ottobre, il critico Gregorio Mattei già membro dellAlta commissione militare nel Governo provvisorio e fondatore del Veditore repubblicano il 28 novembre, il teologo Giuseppe Logoteta il 29 novembre, Francesco Conforti il 7 dicembre, Marcello Scotti il 4 gennaio 1800. Né furono escluse le donne, fra le quali si ricordano le condannate Eleonora Pimmentel direttrice dl Monitore Napoletano il 20 agosto e Luisa Sanfelice De Molino l11 settembre del 1800, giorno dellultima esecuzione.

Pare che a collaborare con Pagano e Logoteta, nella redazione della Costituzione della Repubblica Partenopea v. Rapporto al cittadino Carnot, partecipò anche il sacerdote Giuseppe Cestari o Cestaro giustiziato forse il 13 giugno del 99, dichiarato morto soltanto il 15 gennaio 1800, fratello del pittore Jacopo.



                                     

4. Ufficialità dei numeri

Restano, forse, in un clima dincertezza le cifre sul numero dei giustiziati nel Regno di Napoli, scaturite dalla reazione repressiva borbonica: dal 1º giugno 1799 all11 settembre 1800 sarebbero 118 i giustiziati nelle isole Flegree e a Napoli. In un articolo di Nuova antologia del 1912 si sostenne il numero di 120 persone, compresi Giuseppe Coppola e di Luigi Vernace, impiccati il primo a Monte di Procida il 2 luglio 1799 ed il secondo nel Foro borbonico nellisola di Ponza. Secondo Sansone furono compilate nello stesso anno 1799 quattro liste:

  • la lista di Domenico Capece Minutolo, segretario della citata Congregazione, dal titolo Notizie estratte dal Registro dei Bianchi dallanno 1799 al 1800 ;
  • la lista di Diomede Marinelli nel suo Diario o Diurnali ;
  • la lista del Registro di S. Maria Succurre Miseris, denominata comunemente la Congregazione dei Bianchi della Giustizia ;
  • la lista di Francesco Lomonaco, pubblicata allinizio del 1800 a Milano nel suo Rapporto al Cittadino Carnot.

Sempre secondo Sansone, il Rapporto del Lomonaco rimasto a lungo il più attendibile documento presenta numerose imperfezioni ed errori di trascrizione:

  • attribuisce Luisa Sanfelice e Vincenzo Porta tra i nomi di coloro che ebbero commutata la pena di morte in quella della fossa perpetua di Favignana, dimenticando Giuseppe Abbamonte e Giuseppe Piatti.
  • omette quelli di Domenico Troisi, di Carlo Romeo e di Cristoforo Grossi;
  • elenca tra gli uccisi i nomi di un Morglies ed un Perna p. 22, assenti dai registri dei Bianchi ;

Il generale Mariano DAyala, studioso del 1799 napoletano, pubblicò nel 1856 in appendice alla Vita del re di Napoli un "Elenco dei condannati a morte nelle Due Sicilie dal 1794 al 1856".

Nel 1860 si ristampava il Rapporto di Lomonaco, e il curatore DAyala allegava unaltra lista col titolo Glorie dei Borboni ovvero Morti al patibolo dal 1794 al 1800 in Napoli e Sicilia.

Dati non supportati da fonti certe, indicherebbero che i casi di condannati ad altre pene ammonterebbero a 1200, mentre il numero degli esiliati intorno alle duemila persone.

Più recentemente, si sono aggiunti gli elenchi di Sani con l` Elenco cronologico dei Giustiziati a Procida, Napoli e Ischia, allinterno del suo volume commemorativo.

                                     

5. Ricompense della reazione

Il generale Pietro Colletta affermò con toni piuttosto polemici nella sua Storia del reame di Napoli dal 1734 sino al 1825 che il re Ferdinando IV elargì doni e onori di benevolenza ai suoi collaboratori.

Secondo lautore che non cita le sue fonti, il caso più eclatante riguarderebbe il cardinal Ruffo: il prelato pare che ottenne la badìa di Santa Sofia di Benevento con una rendita perpetua di 9 mila ducati, altre terre con rendite da 14 mila ducati, il titolo di Luogotenente del Regno con uno stipendio di 24 mila ducati allanno in realtà, Ruffo fu Vicario Generale del Regno. Limperatore della Russia Paolo I, a sua volta, lo avrebbe nominato cavaliere degli ordini SantAndrea e Santo Alessandro. Mentre al fratello del cardinale, capitano in congedo, sarebbe stato assegnato il grado di colonnello e una pensione di 3000 ducati all’anno.

L’ammiraglio Nelson, responsabile della morte di Caracciolo, fu nominato duca di Bronte con una rendita annua di 6 mila once.

Benedetto Croce in un articolo apparso sulla "Rassegna pugliese", citava anche il ricco commerciante Vincenzo Baccher, ritenuto responsabile della morte di Luisa Sanfelice, fu poi insignito della croce costantiniana, lelargizione di una rendita annua di 2500 ducati e di alcuni terreni nelle vicinanze di Napoli.

Nel 1840 il poeta francese Henri de Latouche descrisse in Fragoletta: Naples et Paris en 1799 limmagine desolata e sepolcrale di una Napoli che, dietro linsegna della restaurazione, stilava elenchi di esiliati, dove nobili e contadini potevano attingere per uccidere coloro che odiavano. Dovera possibile sottrarre soldi a chi lavorava o era povero per donarlo a personaggi stranieri prezzolati. Dove i cittadini, scrive Latouche, devono accettare le leggi statali con il solo scopo di difendere il territorio, disprezzare il popolo, amministrare contro gli interessi e lavvenire di milioni di famiglie, soltanto per il profitto di una dinastia distante dallEuropa. Ciò che allepoca davvero contava era décimer lentement un peuple pour venger la cour et la consoler davoir fui, cioè "decimare lentamente un popolo per consolare e vendicare la corte di essere fuggita".

                                     

6. La censura di Stato

Lincertezza di scarsa documentazione sulloperato della Giunta di Stato è da ricercarsi sullassenza delle fonti primarie per gli storici. Probabilmente la causa è giustificata nella sistematica cancellazione degli atti dei processi.

Il direttore generale di polizia Antonio Della Rossa firmava lordine del 24 gennaio 1800, sulla base della sovrana determinazione, che, per evitare che fra un certo determinato tempo, si esibiscano o in poter della Giunta di Stato, o del direttore generale della Polizia le numerose carte conservate, prevedeva, entro otto giorni, la riunione di tutte le carte enunciate nel Reale dispaccio, e, dopo raccolte le carte, come sopra divisate, sarà destinato il luogo in cui, per mano del boia, saranno pubblicamente bruciate… Affinché nessuno possa allegare causa di ignoranza, ordiniamo che il presente editto sia ordinato a suon di tromba, nei luoghi della città e casali della nostra giurisdizione ”.

Una delle prime e complete ricostruzioni presentata dallo storico e scrittore Alessandro Dumas fu basata sullesclusiva raccolta del re: documentazione che, secondo il parere dellautore, non conobbero mai Vincenzo Cuoco, Carlo Botta e Pietro Colletta, i tre autori più letti dalla vecchia storiografia.

Tra le raccolte private scoperte negli ultimi decenni da segnalare le "Carte Pagano".

Si conservano inoltre gli Atti della Giunta dei Generali nella serie "Generali Antichi", le Carte Ruggiero, le Scritture de giacobini, presso lArchivio di Stato di Napoli.