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ⓘ Ipotesi alternative sulla Strage di Bologna. A causa del protrarsi negli anni delle vicende giudiziarie e dei numerosi comprovati depistaggi, intorno ai veri es ..




                                     

ⓘ Ipotesi alternative sulla Strage di Bologna

A causa del protrarsi negli anni delle vicende giudiziarie e dei numerosi comprovati depistaggi, intorno ai veri esecutori e ai mandanti dellattentato si sono sempre sviluppate numerose ipotesi e strumentalizzazioni politiche divergenti dai fatti processuali che hanno portato alle condanne definitive dei tre esecutori materiali della strage.

I due punti chiave delle tesi di chi critica la versione ufficiale sono le stranezze del racconto di Sparti il vestito "tirolese": è stato fatto notare lincongruenza e la stranezza che due ricercati usassero un travestimento così visibile e facile da notare – non cerano comitive di turisti tedeschi e austriaci vestiti così in stazione – accusando che potesse essere una messa in scena per incastrare il neofascista Fioravanti, come venne fatto con lanarchico Pietro Valpreda per la strage di piazza Fontana nel 1969) e il depistaggio verso la pista neofascista, che avrebbe avuto poco senso se la strage fosse stata davvero neofascista la "tesi dellimpistaggio".

Nel maggio 2007 il figlio di Massimo Sparti malvivente legato alla Banda della Magliana e principale accusatore di Fioravanti e Mambro ha dichiarato: "Mio padre nella storia del processo di Bologna ha sempre mentito".

Il terzo condannato, Luigi Ciavardini, venne invece accusato da Angelo Izzo, criminale pluriomicida noto come il "mostro del Circeo", spesso rivelatosi inattendibile.

Il 19 agosto 2011 la Procura di Bologna indagò su due terroristi tedeschi, Thomas Kram e Christa Margot Frohlich, entrambi legati al gruppo del terrorista "Carlos", i quali risulterebbero presenti a Bologna il giorno dellattentato, seguendo così la pista del terrorismo palestinese e/o mediorientale, mai accettata dal presidente dellAssociazione famigliari vittime Paolo Bolognesi, e invece ripetutamente riproposta da Francesco Cossiga.

Anche persone appartenenti ad aree opposte rispetto allestrema destra hanno espresso dei dubbi sulla verità emersa dalle indagini giudiziarie. Ad esempio, il giornalista Andrea Colombo, ex militante del movimento Potere Operaio, si espresse così riguardo alla sentenza sui tre neofascisti:

Oltre a Francesco Cossiga, Giovanni Pellegrino e Andrea Colombo, esiste un movimento innocentista che afferma che Mambro, Fioravanti e Ciavardini non siano colpevoli della strage: in una sede romana dellassociazione di sinistra ARCI, nacque nel 1994 il comitato se fossero innocenti?, ad opera di personalità politiche e culturali di estrazione diversa, tra cui Elio Vito, Liliana Cavani, Giovanni Negri, Marco Taradash, lo stesso Andrea Colombo, Giovanni Minoli, Sandro Curzi, Oliviero Toscani, Giampiero Mughini.

Dubbi a vario titolo sulla sentenza sono stati espressi da Marco Pannella, Sergio DElia, Luca Telese, Andrea Camilleri, Paolo Mieli, Furio Colombo, Marcello De Angelis, Rossana Rossanda, Luigi Manconi, Enzo Fragalà, Enzo Raisi, Ersilia Salvato, Luigi Cipriani, Ennio Remondino giornalista che scoprì che la cartella clinica di Sparti era andata distrutta, Sandro Provvisionato, Adriano Sofri, Gabriele Adinolfi, Gianfranco Fini, Paolo Guzzanti, Daniele Capezzone, le ex terroriste delle BR Anna Laura Braghetti e Barbara Balzerani, Gianni Alemanno, Massimo Fini, Giovanni Spadolini, Ugo Volli, Giovanni De Luna, Deborah Fait, Fulvio Abbate, Magdi Allam, Sergio Zavoli, Francesco De Gregori, Liliana Cavani, e dal magistrato Rosario Priore.

Anche il terrorista comunista internazionale "Carlos", a volte accusato lui stesso, sostiene linnocenza di Mambro e Fioravanti.

Lo stesso Fioravanti ha affermato:

                                     

1. Lipotesi di Licio Gelli

Licio Gelli ha dichiarato di credere che la strage sia dovuta a un mozzicone di sigaretta che, cadendo accidentalmente su dellesplosivo o in una caldaia, ne avrebbe causato lesplosione.

Paolo Bolognesi ha affermato invece che la natura dellesplosivo ritrovato, che è inerte se non azionato da un detonatore, rende del tutto inverosimile questa ipotesi.

                                     

2. Ipotesi della ritorsione della NATO

Oltre al citato depistaggio su Ustica, forse ad opera dei servizi segreti, cè chi ipotizza una ritorsione.

È da tenere in considerazione il fatto che, il 27 giugno 1980, da Bologna era partito laereo DC-9 Itavia volo IH870 per Palermo, che fu misteriosamente abbattuto al largo di Ustica provocando la morte di 81 persone. Le versioni ufficiali hanno sempre tenuto le due stragi separate, tanto che per lopinione pubblica italiana i due fatti appaiono slegati da qualsiasi fattore o nesso comune. Esiste tuttavia, per alcuni, la possibilità che alcuni servizi segreti CIA, Mossad avessero provocato la strage di Bologna al fine di mettere sotto pressione il governo italiano e il suo filoarabismo lodo Moro, in quanto considerato ambiguo e controproducente agli interessi atlantici. Tale filoarabismo dello Stato italiano avrebbe suggerito la protezione del colonnello Gheddafi nel presumibile attacco subito nei cieli di Ustica il 27 giugno di quella stessa estate.

Ciò spiegherebbe la copertura successiva e la deviazione delle indagini sulla strage da parte dello Stato italiano. Questa ipotesi deriva principalmente dalla tesi del terrorista "Carlos" e di alcuni suoi compagni di lotta.

                                     

2.1. Ipotesi della ritorsione della NATO La versione di "Carlos"

Dalla sua cella, a Parigi, "Carlos", pseudonimo del terrorista filopalestinese Ilich Ramírez Sánchez, affermò che "la commissione Mitrokhin cerca di falsificare la storia" e che "a Bologna a colpire furono CIA e Mossad", con lintento di punire e ammonire lItalia per i suoi rapporti di fiducia reciproca con lOLP, che si era segretamente impegnato a non colpire lItalia in cambio di una certa protezione.

"Carlos" ha poi cambiato più volte versione, affermando che il movente era distruggere un carico di armi destinate alla resistenza palestinese e dare la colpa a loro, poi dichiarando che il Mossad e la CIA non centrano, né centrano i neofascisti, ma la colpa è di Gladio e dei servizi segreti militari americani.

                                     

2.2. Ipotesi della ritorsione della NATO Teorie del complotto

In un allegato pubblicato in fascicoli del settimanale di destra LItalia settimanale venne fornita una particolare ipotesi sulla strage, accomunandola alla strage di Ustica fu definita letteralmente il "bis": poi è stata paragonata al caso di Enrico Mattei e al caso Moro. Il testo prosegue con:

Senza contestare le sentenze giudiziarie che hanno riconosciuto gli esecutori materiali, il testo vuole indicare alcuni possibili mandanti internazionali.

Antonino Arconte, militare ed ex agente segreto di Gladio con il numero G-71, ha affermato il collegamento tra Ustica e Bologna in molti documenti che sono stati dichiarati "un falso" dal SISMI, sollecitato da Giulio Andreotti, sostenendo linnocenza di Mambro e Fioravanti, definiti "capri espiatori" per persone coperte dal segreto di Stato.

Le sue rivelazioni sono state riprese da alcune pubblicazioni di ambiente eterodosso e accusato di complottismo, ma anche in relazione al caso Moro, come nel libro dellex magistrato Ferdinando Imposimato I 55 giorni che hanno cambiato lItalia.



                                     

3.1. La pista mediorientale Il gruppo di "Carlos" e la "pista palestinese" del FPLP

Stando a quanto riportato dai media nel 2004, ripreso nel 2007 e ribadito poi nellautobiografia La versione di K, Francesco Cossiga, in una lettera indirizzata a Enzo Fragalà – capogruppo di Alleanza Nazionale nella commissione Mitrokhin che si occupava del noto archivio di documenti del KGB sovietico assassinato nel 2010, il cui presidente, Paolo Guzzanti, si trovò poi daccordo con le rivelazioni di Cossiga - ipotizzò un coinvolgimento palestinese dietro lattentato.

Nel 2008 Francesco Cossiga, in unintervista al Corriere della Sera, ribadì la sua convinzione secondo cui la strage non sarebbe da imputarsi al terrorismo neofascista, ma ad un incidente di gruppi della resistenza palestinese operanti in Italia: il Compound B esplosivo al tritolo e T4 non può però detonare accidentalmente, e occorre comunque un innesco per le gelatine esplosive seppur trattandosi di nitroglicerina, quindi più instabile, di cui la bomba era composta in parte maggiore. Allo stesso tempo si dichiarò convinto dellinnocenza di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti.

                                     

3.2. La pista mediorientale Il lodo Moro

Unipotesi nota riguarda il cosiddetto lodo Moro, del quale parla anche lo stesso Aldo Moro nel memoriale scritto durante la prigionia, riguardante un accordo segreto con la dirigenza palestinese, trattato dal colonnello del SISMI Stefano Giovannone. Tra il 1999 e il 2006, durante i lavori istruttori della Commissione Stragi XIII legislatura e poi della commissione dinchiesta riguardante il dossier Mitrokhin e lattività d intelligence italiana XIV legislatura sono emersi elementi inediti sui collegamenti internazionali del terrorismo italiano e sulle reti dei servizi segreti dellex blocco sovietico e dei principali Paesi arabi come Siria, Libano, Libia, Yemen del Sud e Iraq.

Grazie a queste informazioni è stato possibile riannodare i fili di una trama occultata per 25 anni e scoprire i punti nevralgici di uno dei segreti più sensibili della Repubblica: gli accordi con la dirigenza palestinese il cosiddetto lodo Moro, che prevedeva nessun coinvolgimento diretto dellItalia in attentati palestinesi in cambio di libero accesso al territorio da parte dei gruppi antisraeliani legati allOLP: in più i Paesi arabi avrebbero garantito adeguato afflusso di petrolio per lEni; i retroscena del traffico di armi tra FPLP e Italia ; le minacce al governo italiano per il sequestro dei missili di Ortona e larresto del capo dellFPLP in Italia Abu Anzeh Saleh; i legami di Abu Anzeh Saleh con il terrorista internazionalista Ilich Ramírez Sánchez, detto "Carlos" ; lallarme dellantiterrorismo italiano ai servizi segreti tre settimane prima della strage; il fallimento delle manovre della nostra intelligence per evitare lazione ritorsiva; larrivo in Italia il 1º agosto 1980 del terrorista tedesco Thomas Kram legato al gruppo "Carlos" e ai palestinesi, e presente a Bologna il giorno della strage poi rifugiatasi temporaneamente a Berlino Est il 5 agosto; possibile ritorsione per la rottura del lodo Moro. Il depistaggio del SISMI sarebbe stato atto a coprire gli accordi segreti italo-palestinesi. A fronte di queste sospetti, il 17 novembre 2005 la Procura bolognese ha aperto un procedimento contro ignoti 7823/2005 RG.

Mino Pecorelli, giornalista assassinato nel 1979, parlò del lodo Moro commentando le parole dellex presidente democristiano in una lettera a Flaminio Piccoli, in cui Moro scrisse:

Il lodo Moro sarebbe stato coperto dai depistaggi in altre situazioni, come nel caso dei giornalisti Graziella De Palo e Italo Toni, scomparsi probabilmente rapiti e poi assassinati dalla frangia OLP-FPLP di George Habbash in Libano il 2 settembre 1980, mentre indagavano a Beirut sui legami tra servizi segreti, terrorismo e organizzazioni palestinesi. La Commissione Mitrokhin attribuì nel 2006 la responsabilità dellomicidio di Toni De Palo al FPLP, con il concorso di frange dei servizi segreti.

Cossiga afferma che lo stesso Habbash gli mandò un telegramma dopo il sequestro dei missili di Ortona nella macchina di Daniele Pifano, leader di Autonomia Operaia, per avvisarlo che lItalia stava rompendo laccordo e violando i patti. Il terrorismo arabo-palestinese si rese responsabile di due stragi sul territorio italiano, entrambe a Fiumicino: nel 1973 prima della stipula dellaccordo e nel 1985 dopo la rottura.

Inoltre il 15 febbraio 1984, su richiesta dellOLP con la quale i brigatisti collaboravano da anni, le BR-PCC uccisero a Roma Ray Leamon Hunt, il comandante in capo della Sinai Multinational Force and Observer Group, la forza militare multinazionale dellONU nel Sinai: nel documento di rivendicazione viene affermata la necessità di un intervento antimperialista. Le FARL rivendicarono lazione insieme alle BR-PCC. Il politologo Giorgio Galli indicò in Maurizio Folini "Corto Maltese" il tramite per cui le armi dellOLP e di Muammar Gheddafi giungevano alle BR, circostanza confermata dal terrorista in persona che utilizzava la sua barca da diporto per il trasporto del materiale bellico. Si è anche scritto che le BR erano in contatto fin dal 1973 con lOLP al fine di ricercare un trampolino di lancio sulla scena internazionale. La figura della terrorista palestinese Leila Khaled affascinava addirittura Mara Cagol.

"Carlos lo sciacallo" fu anche responsabile di alcune bombe in Francia, come rappresaglia per larresto della sua prima moglie e di altri militanti il che non rende inverosimile la vendetta per il sequestro dei missili e larresto di Abu Anzeh Saleh, e che egli stesso, pur essendo condannato per undici omicidi, ha riconosciuto di aver causato più di 1.000 vittime, di cui 200 come "danni collaterali": a differenza delle BR o dei NAR, che colpivano obiettivi precisi e rivendicavano il tutto, lassociazione Separat-FPLP non esitava nel colpire anche persone che erano, dal loro punto di vista, innocenti conclamati, pur di raggiungere lobiettivo "rivoluzionario" o per semplice ritorsione, come le bombe sui TGV francesi e lattentato della stazione Saint-Charles di Marsiglia.



                                     

3.3. La pista mediorientale Ipotesi di Rosario Priore

Il magistrato Rosario Priore, ex titolare dellinchiesta su Ustica e sui legami tra P2 e Brigate Rosse, nonché parente di una delle vittime della strage di Bologna il lontano cugino Angelo Priore, ha sostenuto che il DC-9 di Ustica fu abbattuto da un missile libico o francese durante il confronto tra le tre aviazioni francesi, statunitense e libica, e che la vendetta di Gheddafi per lattentato di Ustica perpetrato con lassenso dellItalia e per laccordo della Valletta, avrebbe potuto essere la fornitura dellesplosivo ai palestinesi che poi fu usato per la strage di Bologna. Priore ha sostenuto la pista tedesco-palestinese del citato lodo Moro, legandola a quella libica: in pratica i vari servizi e strutture segrete come quella di "Carlos" avrebbero agito di concerto, con lesplosivo libico ma su incarico non di Habash ma di Abu Ayad, il leader palestinese citato nel cosiddetto documento olografo di Giovanni Senzani.

Lex capo brigatista Senzani attribuirebbe, probabilmente secondo quanto riferito dallo stesso Abu Ayad, la strage assieme allattentato alla sinagoga di Parigi e quello alla SIOT di Trieste alla regia del KGB, che tramite la STASI polizia politica della Germania Est finanziava il gruppo di "Carlos" e la causa palestinese del FPLP:

Vengono riprese e ribadite le conclusioni della commissione Mitrokhin, in quanto i documenti dellarchivio avrebbero confermato il rapporto tra URSS, gruppo Carlos e terroristi mediorientali, e quello tra servizi segreti italiani non solo con la NATO ma anche con il FPLP libanese in relazione al lodo Moro, per tramite del colonnello Stefano Giovannone.

Nel libro I segreti di Bologna 2016 Priore e lavvocato Valerio Cutonillo hanno anche ipotizzato che il corpo di Maria Fresu, lunica vittima mai ritrovata, possa essere stato occultato dai depistatori, vista la difficoltà palese per un corpo umano di disintegrarsi in polvere e portando come prova che i pochi resti una parte del volto a lei attribuiti non corrispondevano al gruppo sanguigno della donna erano di un individuo di gruppo A invece che O negativo, anche se di sesso femminile; questo allepoca fu spiegata dal perito Giuseppe Pappalardi con la teoria della "secrezione paradossa", secondo cui un corpo può produrre marcatori estranei al proprio gruppo sanguigno, causando errori negli esami, e i resti identificati come i suoi, dato che non corrispondevano ad altri e non esistendo allepoca lesame del DNA. Oggi questa teoria è poco accettata dalla medicina, addirittura ritenuta impossibile e non scientifica da alcuni esperti, come il professor Giovanni Arcudi. Non cerano altre vittime o feriti di sesso femminile a cui fosse possibile attribuire i resti le donne sfigurate non avevano il gruppo A: secondo la teoria alternativa di Priore apparterrebbero quindi a una donna forse trasportatrice dellesplosivo, deceduta o rimasta sfigurata, e mai identificata cosiddetta "ottantaseiesima vittima". Per contro, i critici di Priore affermano che cerano altri resti umani un femore e una parte della mano, oltre alla parte del volto, attribuibili alla vittima su cui però non furono eseguiti test del gruppo sanguigno, seppur non con certezza, e si sostiene che ci fu una confusione con il gruppo sanguigno della figlia, riportato nella cartella clinica della nascita. Mancava il tronco, solitamente ritrovato anche nel caso di attentatori suicidi, quindi molto più vicini allesplosivo di quanto fosse lei. Gli effetti personali, la borsa e i documenti della donna furono trovati intatti, assieme a una giacca leggera.

Secondo lex giudice è invece possibile che sul corpo di Maria Fresu ci fossero tracce compromettenti, forse dellesplosivo di origine militare in uso sia nella NATO che nel blocco orientale, di provenienza cecoslovacca, e che potevano portare alla pista da loro indicata, oppure il corpo dellottantaseiesima vittima sarebbe stato scambiato col suo, come depistaggio, dai servizi segreti italiani deviati, per evitare indagini sullidentità della donna misteriosa, che poteva condurre alla verità del lodo Moro.

In particolare è stato ipotizzato luso del Semtex pentrite, anziché del Compound B, che venne usato dai terroristi libici nel 1988 per attentato al volo Pan Am 103 che si schiantò su Lockerbie Scozia. Un quantitativo di Semtex-H fu anche acquistato da Cosa nostra agli inizi degli anni ottanta: parte di esso fu usato per la strage di via dAmelio, in cui furono uccisi il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta, e per la strage del Rapido 904, mentre unaltra parte di questo esplosivo fu sequestrata dalla DIA di Palermo nel febbraio del 1996. Un altro ingente quantitativo fu invece venduto dal governo cecoslovacco proprio alla Libia che lo utilizzò in alcuni attentati.

Viene inoltre ricordata la presenza, sul luogo della strage, del passaporto, della borsa e di documenti personali di Salvatore Muggironi, docente sardo non vedente e forse militante nei gruppi dellestrema sinistra della Barbagia Rossa, un gruppo vicino alle BR, non coinvolto. Il sottosegretario di Stato Ivan Scalfarotto confermò nel 2015 la circostanza. Nel gruppo di Muggironi militavano anche Giovanni Paba e Franco Secci anchessi ritenuti vicini alle BR, che nel 1976 furono arrestati in Olanda per trasporto di armi ed esplosivo su un treno diretto alla stazione di Amsterdam.

Rosario Priore ha dichiarato:

Il giudice in pensione ha anche accusato Paolo Bolognesi, presidente dellAssociazione delle vittime, che gli ricordava il reato di depistaggio "I suoi dieci minuti di celebrità potrebbero costargli cari", di agire in modo "sovietico" e di minacciarlo.

Non è stato dimostrato che fosse Semtex lesplosivo al plastico di Bologna. Thomas Kram, nel periodo 1979-1983, ebbe rapporti con il colonnello Gheddafi e lavorò con i servizi segreti della Jamahiyria: inoltre si sa che due ex agenti della CIA, Frank Terpil e Ed Wilson, avevano probabilmente venduto del T4 esplosivo al plastico, usato anche a Bologna e alcuni timer a Gheddafi nel 1977.

Il terrorismo libico, negli anni successivi, colpì in Francia bombe sul TGV poste da uomini di "Carlos" nel 1983, in Germania Ovest la bomba nella discoteca La Belle nel 1986 e nel Regno Unito strage di Lockerbie nel 1988, utilizzando una bomba al plastico, oltre allattacco missilistico su Lampedusa.

Cutonilli e Priore sostengono anche che nel caso in cui si fosse voluta compiere unefferata strage per uccidere quante più persone possibili, per le caratteristiche specifiche del materiale esploso il 2 agosto 1980 Semtrex o Compound B, potenziato con gelatina, avrebbe avuto più senso utilizzare un pulverulento, cioè un esplosivo meno rischioso del gelatinato, che è soggetto a oscillazioni se inserito in un elevato campo magnetico. Inoltre è sensibile al caldo e risulta pericoloso anche con il freddo, perché la parte liquida trasuda ed è sensibile allurto. Secondo lex giudice lesplosivo potrebbe, in via teorica, anche essere detonato per errore a causa del caldo estivo quindi non per diretta ritorsione come sostenuto da Cossiga, e il suo originale obiettivo poteva essere il super-carcere di Trani, dove i terroristi avrebbero dovuto abbattere le mura per liberare Abu Anzeh Saleh arrestato in violazione del lodo Moro, tra le proteste di numerosi fedayyin contro il governo Cossiga. Saleh, condannato a 7 anni in primo grado, fu scarcerato il 14 agosto 1981, unico tra gli imputati del processo relativo Pifano, Neri e Baumgartner, dopo aver scontato 20 mesi di custodia cautelare.

                                     

3.4. La pista mediorientale Archiviazione del 2015

I magistrati titolari dellindagine stavano andando già nel 2013-2014 verso larchiviazione della pista tedesco-palestinese, cosa avvenuta, pur con qualche dubbio da parte della Procura sulla presenza di Kram e Frohlich a Bologna, nel febbraio 2015, che alimenta "un grumo di sospetto".

Thomas Kram ha poi querelato lex giudice Priore, ma il GIP di Roma Pierluigi Balestrieri ha archiviato la denuncia per diffamazione poiché, a suo dire, la pista tedesca era basata su una "seria e attendibile piattaforma storiografica".

                                     

3.5. La pista mediorientale Le ipotesi di Raisi

Enzo Raisi nel libro Bomba o non bomba ha sostenuto che la bomba sarebbe stata destinata ad un obiettivo più simbolico per la causa palestinese, come accadde con le due stragi di Fiumicino: secondo Cossiga, per un errore o cambio di programma sarebbe stato fatto detonare durante il trasporto, mentre secondo larchivio Mitrokhin Bologna sarebbe stata lobiettivo fin da subito.

Nel libro si è ricostruita la possibile vicenda, seguendo la tesi innocentista sui NAR proposta da Cossiga e dai documenti del dossier Mitrokhin: la bomba, ordinata dai palestinesi del FPLP dalla frazione di George Habbash e da "Carlos" del gruppo Separat, doveva esplodere in un obiettivo sensibile, con molte vittime israeliane o militari della NATO, oppure su un treno nei pressi di Roma.

Carlos ne incaricò Thomas Kram la cui presenza è accertata da alcuni documenti in un albergo di Bologna quel giorno, nonostante lui neghi e altri membri di Separat come Christa Margot Frohlich che alloggiava allHotel Jolly di fronte alla stazione, e fu vista con una grossa valigia moglie del brigatista romano Sandro Padula, ma per un errore di impostazione del timer e dellinnesco, di comunicazione o un sabotaggio "Carlos" ha affermato che il carico di armi e tritolo era destinato alla resistenza palestinese, ma venne fatto esplodere appositamente dallOrganizzazione Gladio e dai servizi segreti della NATO, esplose a Bologna in alternativa per ritorsione alla rottura del lodo Moro; il portatore disattento della bomba non è stato identificato poiché il suo corpo sarebbe stato completamente disintegrato dallimprovvisa deflagrazione ravvicinata, e Kram fuggì immediatamente a Berlino Est, mettendosi sotto la protezione della Germania Est ufficialmente andò ad un incontro con altri elementi del gruppo di estrema sinistra. I servizi segreti e Gladio incaricarono la P2 di dirigere il depistaggio che portasse alla pista del neofascismo, attribuendo lattentato prima ad Avanguardia Nazionale, poi ai NAR. Lo stesso Cossiga puntò con decisione la pista neofascista, per poi abbandonarla molti anni dopo, quando la situazione si era calmata, poiché la priorità sarebbe stata innanzitutto di nascondere il lodo Moro, in quanto accordo segreto e illegale con lOLP di Arafat, e salvare le apparenze.

Raisi ha anche sostenuto che lassassinio della De Palo e di Toni in Libano faceva parte del depistaggio: lomicidio sarebbe stato compiuto dal FPLP e dai servizi segreti italiani per coprire il secondo scandalo dopo Ustica che, nel giro di un mese, aveva messo in imbarazzo i servizi segreti militari, causando immani stragi di cittadini, tuttalpiù che Bologna nuoceva anche alla causa dei palestinesi stessi, in quanto città tradizionalmente di sinistra e filopalestinese.

Il coinvolgimento di altri agenti, invece, non è mai stato escluso, ma nemmeno provato. Lipotesi dellincidente, proposta con diverse varianti da Enzo Raisi, Francesco Cossiga e Licio Gelli, è smentita anche da considerazioni di pura logica:

  • Il luogo e il momento dellesplosione non sembrano affatto casuali: la bomba fu collocata al centro del muro portante dellala Ovest, adiacente al marciapiede del primo binario, nel punto in cui il suo effetto sarebbe stato il massimo. Alla stessa intenzione di massimizzare gli effetti corrisponde il momento scelto per lattentato: la mattina del primo sabato di agosto, in cui la stazione sarebbe stata più affollata che mai.
  • Il tipo di esplosivo usato ha bisogno di un detonatore.
  • È ancora più inverosimile che un carico del genere venisse affidato a un "corriere" inconsapevole di ciò che stava trasportando.
  • È poco verosimile che una valigia piena di esplosivo, destinata a un altro obiettivo, venisse fatta transitare su un treno tale infatti sarebbe la motivazione della presenza in stazione dellordigno, sebbene ci siano stati dei casi sospetti.

Raisi ha ipotizzato il legame con la morte nella strage del giovane comunista Mauro Di Vittorio, simpatizzante di Lotta Continua e del movimento degli indiani metropolitani, affermando che potesse essere un ignaro o incauto portatore di un ordigno che non era destinato a Bologna.

Lipotesi di Raisi e la chiamata in causa di Mauro Di Vittorio sono smentite da due fatti, come hanno ricostruito anche la sorella di Mauro, Anna Di Vittorio, e altri come Paolo Persichetti ex brigatista e oggi giornalista e lautorità giudiziaria di Bologna:

  • Non esiste alcuna prova della militanza Di Vittorio con lFPLP e della collaborazione con Carlos alla preparazione di un attentato.
  • Il 21 agosto 1980 il giornale Lotta Continua quotidiano di LC fondato da Adriano Sofri e allora diretto da Enrico Deaglio pubblicò il diario Di Vittorio, da cui si evince che il giovane, nei giorni prima della strage, stava attraversando lEuropa in autostop, partendo da Londra.
                                     

3.6. La pista mediorientale La pista libica

Cè anche chi pensa che la Libia stessa abbia avuto una larga parte nella strage di Bologna quale ritorsione per lattacco al colonnello Gheddafi, avvenuto presumibilmente a Ustica il 27 giugno del 1980, forse ad opera di forze anglo-francesi. Lattacco sarebbe fallito perché il colonnello fu avvisato, come avverrà con Bettino Craxi che lo salverà dal bombardamento aereo su Tripoli del 1986, da qualche personaggio importante della politica italiana.

Queste teorie sono state sostenute da uno dei condannati per la strage Valerio Fioravanti, dal diplomatico Giuseppe Zamberletti, da Emilio Colombo, da uno dei condannati per depistaggio, Francesco Pazienza, dopo la scarcerazione, da Giovanni Spadolini, da alcuni ex brigatisti e da un collaboratore di giustizia legato alla criminalità organizzata).

Sebbene Cossiga avesse escluso la complicità diretta di Gheddafi accusando solo i palestinesi, talvolta la pista libica è stata collegata a quella mediorientale-palestinese suggerita dalla Mitrokhin e da Cossiga stesso.

In questa occasione aviazioni NATO avrebbero lanciato, col consenso del governo italiano che non si occupò di vigilare sulle rotte civili, un missile che appunto non colpì Gheddafi, ma un caccia libico ritrovato in Calabria e laereo DC-9 Itavia. Poco più di un mese dopo, proprio il 2 agosto, lItalia, alla Valletta, firmò un accordo per proteggere Malta da possibili attacchi libici, nellambito della crisi Malta-Libia.

Il rais libico avrebbe minacciato lItalia durante un comizio a Tripoli nellagosto 1979, dicendo che "fra poco gli italiani conosceranno il significato della parola terrore". Le minacce libiche, proferite e fatte pervenire anche poche ore prima dello scoppio della bomba, sono state confermate dal diplomatico inviato del governo a Malta per la firma del trattato, Giuseppe Zamberletti: Bologna era anche il luogo da cui era partito laereo abbattuto a Ustica.

Secondo Zamberletti la Libia sarebbe responsabile anche della strage di Ustica, in unazione di guerra tra NATO e Libia, tramite una bomba a bordo nellambito della strategia terroristica del colonnello Gheddafi.

Nel 1999 il collaboratore di giustizia Francesco Di Carlo ex mafioso di Altofonte, interrogato dal giudice Rosario Priore, dichiarò che, quando era detenuto in Inghilterra per traffico di droga, il suo compagno di cella era "il braccio destro di un colonnello siriano che si stava esercitando in Libia nel 1980" che gli confidò che la strage di Bologna era stata compiuta dai servizi segreti libici "per ripicca contro i servizi italiani che avevano aiutato gli americani", i quali volevano abbattere laereo sul quale viaggiava Gheddafi, sfociando appunto nella strage di Ustica.

La bomba al tritolo di Bologna – di fabbricazione militare – sarebbe stata posta da agenti segreti libici come quella della strage di Lockerbie del 1988 270 vittime, in cui è riconosciuta la responsabilità del governo di Tripoli e di un suo agente, Abd el-Basset Ali al-Megrahi, che la attuò, probabilmente, per vendicare un abbattimento per errore di un aereo di linea della Repubblica Islamica dellIran causato dallaviazione statunitense, con cui la Libia aveva unalleanza strategica, o da Thomas Kram del gruppo filopalestinese e filoarabo di "Carlos", che fu collaboratore anche dei libici. La tesi, oltre che da Fioravanti, è appoggiata da elementi dissociati delle Brigate Rosse, mentre Cossiga affermò invece che Gheddafi non era coinvolto.

Gheddafi si fece anche promotore di un lancio di missili contro il territorio italiano nel 1986, prima della distensione degli anni novanta.

Peraltro la NATO ufficialmente avversava Gheddafi ritenendolo il principale nemico globale, e quindi anche lItalia era tenuta a farlo, ma i produttori di armi italiani trafficavano anche in armamenti ed esplosivi con la Jamahiyria la Libia aveva molti rapporti di questo tipo anche con lURSS.

Anche gli stessi NAR, condannati come esecutori materiali, professavano una posizione di anti-imperialismo, come gli stessi libici. Parte degli archivi di Gheddafi, contenenti forse informazioni sui finanziamenti e i coinvolgimenti del regime di Tripoli con il terrorismo internazionale e gli accordi petroliferi occulti, sono stati ritrovati, mentre parte sono andati persi durante la guerra civile libica e con la morte del rais stesso durante questo conflitto.

Il punto debole della teoria è che Gheddafi non rivendicò lattentato, mentre sfidò apertamente gli Stati Uniti in altre occasioni. Tuttavia, nemmeno la strage di Lockerbie venne rivendicata, benché sia accertata la colpevolezza dei libici, e così sarà anche per la bomba di Berlino, anche se i libici, messi alle strette, si offriranno negli anni duemila di pagare un risarcimento danni alle vittime e ai parenti.



                                     

3.7. La pista mediorientale Il depistaggio "petrolifero"

Giovanni Spadolini si dichiarò convinto della pista libica, in uninterrogazione parlamentare del 4 agosto, quando si capì che era detonata una bomba e non una caldaia, ma Cossiga dichiarò subito la strage come "fascista", apparentemente senza prove certe allepoca di questa affermazione, ritrattando alcuni anni dopo accusando il terrorismo palestinese. Lo stesso depistaggio dei servizi segreti e della P2, sarebbe servito a indicare la pista del neofascismo, anche se non quella dei NAR ma quella "internazionale", per scagionare la Libia ed evitare incidenti diplomatici, poiché Gheddafi aveva importanti partnership commerciali e petrolifere con lEni e la FIAT, nonché quote di partecipazioni azionarie. Il leader libico coltivava anche buoni rapporti con Giulio Andreotti. Lex faccendiere Francesco Pazienza, condannato a 13 anni per i depistaggi verso la pista neofascista, ha sostenuto questa tesi in interviste concesse dopo la scarcerazione, affermando che anche il procuratore Domenico Sica propose la pista libica, rivelando il motivo per cui Gelli volle depistare, e cioè la difesa degli interessi finanziari e petroliferi italiani con il regime di Gheddafi, poiché "coinvolgerla", sempre secondo lex collaboratore del SISMI a Milena Gabanelli, "in quel momento avrebbe voluto dire tragedia per la Fiat e per lEni".