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Tassa sulle bibite zuccherate
                                     

ⓘ Tassa sulle bibite zuccherate

Con tassa sulle bibite zuccherate si intende genericamente una tassa o un sovrapprezzo ideato per ridurre il consumo di bibite ad alto contenuto di zuccheri. Le bevande oggetto di una tassa di questo genere sono solitamente i soft drink con aggiunta di anidride carbonica, i cosiddetti sport drink e gli energy drink. Dal nome comune di questo tipo di bevande in lingua inglese, limposta è anche spesso denominata per semplicità Soda tax o Sugar tax.

La tassa sulle bibite è oggetto di dibattito in molti paesi, con i grandi produttori di bevande gassate come Coca-Cola da un lato che spesso si oppongono alla sua proposta di introduzione, e altri enti dallaltro come le associazioni dei medici o lOrganizzazione mondiale della sanità che invece ne propongono ladozione, considerandola un esempio di imposta pigouviana volto a disincentivare ladozione di regimi alimentari dannosi per la salute e a bilanciare limpatto crescente di patologie quali lobesità o il diabete sul totale delle spese sanitarie sostenute dallo stato.

                                     

1. Presupposti

Nella seconda metà del XX secolo il diabete mellito di tipo 2 è divenuto un fattore di preoccupazione crescente per la salute nella maggior parte dei paesi sviluppati e in via di sviluppo; nel solo 2016 i decessi direttamente attribuibili a questa malattia sono stati stimati in più di un milione e mezzo.

A differenza degli zuccheri contenuti nel cibo solido, quelli assunti per via liquida entrano nel corpo più velocemente, ad un ritmo che può sovraccaricare il pancreas e il fegato, condizione che può portare se protratta allinsorgenza del diabete e di infarti. Uno studio condotto nel 2016 ha rivelato che il consumo di una o due bevande zuccherate a pasto può aumentare il rischio di sviluppare una forma di diabete del 26%. Gli zuccheri contenuti nei liquidi sono stati anche associati allaumento della pressione sanguigna.

I malesseri cardiaci sono stimati essere causa del 31% della mortalità globale generale e sebbene un singolo drink zuccherato abbia solo un effetto minimo sul cuore, il consumo regolare di bevande zuccherate è associato a conseguenze di lungo periodo sul sistema cardiaco. Uno studio del 2012 ha rilevato come per ogni bibita zuccherata in più assunta al giorno il rischio di sviluppare una malattia cardiaca sia aumentato del 10% nel caso degli uomini. Unaltra ricerca ha invece dimostrato lo stesso rischio per le donne che consumano bevande zuccherate giornalmente. Studi successivi hanno inoltre confermato come le bevande zuccherate aumentino il rischio di incorrere in malesseri di natura cardiaca in misura maggiore rispetto ai cibi zuccherati.

Un ulteriore problema per la salute pubblica è costituito dallaumento costante della popolazione mondiale affetta da obesità e sovrappeso, tanto nei paesi sviluppati quanto in quelli in via di sviluppo. Se per la prima si calcola che la sua incidenza sia triplicata dal 1975, per il secondo si stima che al 2016 colpisse, in varie forme, almeno un miliardo e mezzo di adulti. Il consumo degli zuccheri contenuti nelle bibite è stato associato ad un apporto calorico elevato, e di conseguenza identificato come un fattore in grado di contribuire allaumento di peso e allobesità, in particolare nei giovani. Negli Stati Uniti è stato stimato che laggiunta di una bibita zuccherata al giorno alla normale dieta può condurre ad un aumento di peso che può sfiorare i 7 chili nel corso di un anno. Una ricerca condotta nel 2019 sembrerebbe inoltre evidenziare un possibile legame fra il consumo di bevande ad alto contenuto di zuccheri e il rischio di cancro legame che non è però ancora stato dimostrato con precisione.

Il consumo di bevande ad alto contenuto di zuccheri è stato anche messo in relazione allo sviluppo di patologie dentali quali la carie, che rappresenta, secondo quanto riportato dallOMS, la malattia non trasmissibile più diffusa a livello mondiale. Esistono in proposito numerosi studi che hanno messo in relazione lalto consumo di bibite zuccherate ad un aumento delle patologie dentali e il possibile effetto benefico di una tassa atta a ridurre il consumo di tali bevande sulla salute dentale generale della popolazione.

Laggiunta di zuccheri è inoltre comune in molti cibi di consumo quotidiano. La pervasività della presenza delle bevande zuccherate e la loro attrattività per i consumatori più giovani hanno reso il loro consumo una tema di particolare interesse per la salute pubblica. Tanto negli Stati Uniti quanto nel Regno Unito, le bibite zuccherate rappresentano la maggior fonte di calorie nellalimentazione degli adolescenti e dei bambini fino agli 11 anni.

Le statistiche indicano come il consumo di bibite sia in calo in diversi paesi sviluppati, ma che stia rapidamente crescendo nelle economie dei paesi emergenti, quali India o Vietnam. Negli Stati Uniti il consumo medio pro capite di bibite zuccherate era di 154 litri lanno nel 2014.

                                     

1.1. Presupposti Tasse sul tabacco

I sostenitori delle Soda tax citano come precedente il successo delle tasse sul tabacco, sostenendo come una tassa analoga sulle bibite avrebbe lo stesso effetto nellabbassare il consumo di tali bevande. Lattenzione in questo caso è posta sul rischio di diabete e obesità piuttosto che su quello di cancro. Le tattiche utilizzate dalle compagnie produttrici di bibite per ostacolare lintroduzione di imposte sui prodotti da loro venduti sono peraltro simili a quelle adottate dalle grandi compagnie produttrici di sigarette, che si avvalgono di metodi quali il finanziamento di studi scientifici volti a minimizzare limpatto sulla salute di tali prodotti.

                                     

1.2. Presupposti Teoria economica della tassa

Limposizione di una tassa sulle bibite zuccherate significa, in termini economici, che i rivenditori di bibite sarebbero costretti ad aumentare il prezzo della merce di un ammontare P2 rispetto al prezzo originale X, per poi tenere il resto della tassa per loro P1, sotto forma di minore profitto per unità venduta. Il peso della tassa P2 renderebbe così più dispendioso per il consumatore acquistare bibite zuccherate, dato che una maggiore percentuale del suo reddito verrebbe dedicata allacquisto della stessa quantità di merce. Tale conseguenza diminuirebbe, nelle speranze dei promotori, la quantità globale di bibite zuccherate vendute. Che sia imposta sul consumatore o sul rivenditore, in entrambi i casi il peso della tassa sarebbe condiviso tra entrambi gli attori delloperazione economica.

Il modo in cui il peso della tassa viene diviso fra consumatore e venditore dipende dallelasticità rispetto al prezzo del bene. Nello specifico, Il peso ricade in misura maggiore sul rivenditore quando lelasticità della domanda rispetto al prezzo è maggiore di quella dellofferta, mentre ricade sul consumatore quando le condizioni sono opposte ossia lelasticità dellofferta rispetto al prezzo è maggiore di quella della domanda. Lelasticità del prezzo delle bibite zuccherate varia da nazione a nazione. Ad esempio, il valore dellelasticità della domanda rispetto al prezzo per le bevande è stato calcolato essere di -1.37 in Cile, mentre in Messico pari a -1.16. Ipotizzato che i risultati della misurazione siano realistici e che lelasticità dellofferta rispetto al prezzo sia la stessa in entrambi i casi, ciò significa che il peso della tassa per i consumatori sarebbe più alto in Messico che in Cile.

Il Dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti ha calcolato che una tassa sullo zucchero contenuto nelle bibite potrebbe generare un introito di quasi 15 miliardi di dollari solo nel primo anno. LUfficio di bilancio del Congresso ha stimato che una tassa di tre centesimi al litro si tradurrebbe in 24 miliardi di dollari di introito nellarco di quattro anni. Le proposte per lutilizzo di tali proventi sono diverse: alcuni analisti suggeriscono che essi vengano destinati a pagare il costo sanitario dovuto a sovrappeso e obesità, altri invece prevedono di destinare una parte dei ricavi ad attività di prevenzione, quali promuovere lattività fisica e il miglioramento della dieta quotidiana dei cittadini. Un ulteriore utilizzo suggerito per gli introiti della tassa sarebbe quello di sovvenzionare, abbassandone il prezzo, cibi più salutari quali frutta e verdura.



                                     

1.3. Presupposti La tassa in termini microeconomici

Il motivo dellintroduzione di una tassa sulle bibite zuccherate è, come detto, il tentativo di combattere le esternalità negative del consumo di zucchero. Dato che leccesso può essere infatti identificato come la causa di problemi di salute quali lobesità, il diabete e altri, che si traducono in perdita di produttività, si può ritenere come il soggetto il cui benessere è impattato negativamente da tale causa sia lo stesso sistema sanitario pubblico, che ha dunque motivo di intervenite per contrastare tali conseguenze. Una maggiore richiesta di cure e servizi medici si traduce in maggiori costi per lo stato, ed è proprio questo aumento ad essere identificato come una possibile esternalità negativa del consumo eccessivo di zucchero.

In termini economici, il beneficio marginale sociale o pubblico BMS del consumo di zucchero è minore del beneficio marginale privato BMP. Si può illustrare questo fatto con lequazione seguente:

BMS = BMP - Costo marginale esterno CME

In questo scenario, i consumatori hanno come obiettivo solamente il beneficio che lutilizzo di zucchero apporta a loro stessi BMP, e non considerano le esternalità negative sulle terze parti coinvolte CME; questo li porta ad aumentare i consumi per massimizzare la loro utilità. Ciò significa che dove si ha consumo eccessivo di zucchero, viene creata una perdita di welfare.

La tassa sulle bibite, unimposta pigouviana, sarebbe in questo senso un modo di ridurre le esternalità negative per mezzo della regolamentazione del consumo delle bevande zuccherate. Senza una tale tassa, il denaro dei contribuenti è utilizzato per pagare i più elevati costi della sanità pubblica. Anche se una soluzione di questo tipo correggerebbe le esternalità negative del consumo di zucchero, avrebbe però un risvolto negativo sul contribuente che, pur avendo un consumo moderato, si vedrebbe obbligato a pagare lesternalità. Da qui lidea che la tassa potrebbe essere più efficace se il suo introito venisse destinato per favorire programmi di nutrizione per linfanzia o di prevenzione dellobesità. Questa sarebbe infatti una soluzione che consentirebbe di correggere lesternalità negativa e al tempo stesso di far ricadere maggiormente il suo costo sugli attori che effettivamente ne sono la causa.

                                     

2. Posizioni contrarie alla tassa e controversie

Lidea di una tassa sulle bibite zuccherate è stata oggetto di critiche sotto diversi aspetti. Uno degli argomenti portati a supporto per contestarne lefficacia verte sullidea che possa trattarsi di unimposta regressiva, il cui impatto andrebbe a pesare maggiormente sui consumatori appartenenti alle fasce di reddito più basse, rispetto a quelli più ricchi. Lo stesso aspetto è stato però usato per difendere lefficacia della misura, che disincentivando il consumo di quello che viene identificato, nei presupposti dei suoi promotori, come un bene dannoso per la salute, andrebbe in realtà a creare vantaggio, inducendo a ridurne lutilizzo, proprio di quelle classi colpite dal provvedimento. Secondo altre posizioni, leffetto regressivo dellimposta potrebbe essere contrastato efficacemente tramite lutilizzo del suo ricavato per incentivare e promuovere una dieta più sana.

Dal punto di vista politico, la tassa è stata oggetto di critiche in quanto configura una forte forma di intervento dello stato nella vita dei cittadini, al fine di orientarne i consumi. In quanto tale, è stata identificata come espressione di uno "stato balia" nanny state che interviene con troppa forza per determinare lo stile di vita dei suoi cittadini.

Un ulteriore punto di controversia riguarda lestensione della tassa o meno anche ad altri prodotti alimentari contenenti zuccheri aggiunti, quali i succhi di frutta, gli snack energetici e i biscotti, tanto dannosi per la salute se si assume il presupposto da cui tra origine lidea dellimposta quanto le bibite. In particolare, sono i succhi di frutta ad essere stati parificati, da un punto di vista metabolico, alle bevande zuccherate, sebbene in molte versioni della tassa su di essi non venga applicato alcun sovrapprezzo. Durante il dibattito che nel Regno Unito ha preceduto ladozione effettiva di una tassa sulle bibite, alcuni proponenti hanno posto lattenzione sulla necessità di non limitare la misura alle sole bevande zuccherate, ma di estenderla anche a tutti i prodotti dolciari, con lo scopo di combattere la diffusione dellobesità fra i giovani. Uno studio condotto dalluniversità di Glasgow, condotto su un campione di 132 000 adulti, ha inoltre mostrato come lidea di colpire lo zucchero da solo, identificandolo più o meno implicitamente con la principale causa della diffusione di obesità e sovrappeso, porti i consumatori a sottovalutare leccesso di grassi nella propria dieta, fattore altrettanto importante.

Da un punto di vista puramente economico, si è sperimentato come un facile modo di evitare gli effetti della tassa particolarmente nei paesi più piccoli sia il turismo della spesa, ovvero la pratica di andare allestero, in paesi confinanti dove limposta non è applicata, per procurarsi ad un prezzo inferiore bibite e altri beni tassati. Questo fenomeno, il cui corollario è una riduzione dei consumi interni e una conseguente contrazione delle vendite dei piccoli rivenditori è stato riscontrato ad esempio in Danimarca, e si è rivelato uno dei fattori che hanno portato il governo del paese scandinavo ad abbandonare limposta nel 2013.

Nel 2012 il consiglio cittadino di Richmond ha visto bocciare la proposta di introduzione di una tassa sulle bibite con una percentuale del 67% dei votanti che si sono espressi contrari al provvedimento.

Nel settembre 2016 l American Beverage Association associazione di categoria dei produttori di bibite degli Stati Uniti, unitamente a numerosi proprietari di negozi, ha intentato una causa legale contro la tassa approvata solo pochi mesi prima dal governo della città di Filadelfia, appellandosi al fatto che essa sarebbe contraria alla "clausola di uniformità" prevista dalla costituzione dello stato. Nel giugno dellanno successivo la sentenza della corte ha confermato la legittimità della tassa; il caso è tuttora stato portato in appello presso la Corte Suprema della Pennsylvania.

Nel novembre 2016 il consiglio della Contea di Cook, in Illinois, ha approvato una tassa di un centesimo per oncia sulle bibite zuccherate. Estendendosi alla grande città di Chicago e a più di 5 milioni di abitanti nel suo complesso, il provvedimento si trattava del più vasto del suo genere in vigore sul territorio statunitense. Dopo soli due mesi dalla sua effettiva entrata in vigore, nellottobre 2017, il provvedimento contro il quale le associazioni di piccoli commercianti si erano appellate è stato però respinto e ritirato, cessando di essere effettivo il 1 dicembre. La percezione pubblica del provvedimento come un mezzo di ripianare il deficit delle casse della contea piuttosto che come uno strumento per promuovere uno stile di vita più sano è stata decisiva nel renderlo impopolare.

Nellottobre 2017 lAssociazione Italiana tra gli Industriali delle Bevande Analcooliche Assobibe ha rilasciato una nota ufficiale in cui ha messo in dubbio lefficacia di unimposta limitata alle bibite zuccherate e sottolineato il rischio di una perdita di migliaia di posti di lavoro nel settore.

                                     

2.1. Posizioni contrarie alla tassa e controversie Attività di lobbismo

La proposta di una tassa sulle bibite zuccherate è stata più volte oggetto di campagne promosse dalle associazioni di rappresentanza dei produttori di soft drink, chiaramente fra i più colpiti dal provvedimento. Lattività di questi gruppi di pressione si è principalmente orientata verso il finanziamento di attività pubblicitarie ostili allimposta, anche se è emerso che in alcuni casi ad essere state sovvenzionate sono state delle ricerche di natura scientifica. Nel 2015 la diffusione di alcune e-mail ha rivelato come la Coca-Cola Company abbia largamente finanziato studi scientifici con lobiettivo di influenzare i ricercatori ad assumere posizioni non ostili alle bibite zuccherate. Unaltra accusa rivolta alle grandi compagnie produttrici di bibite è quella di aver sovvenzionato enti pubblici e associazioni al fine di far ritirare il loro supporto allintroduzione della tassa.

Negli Stati Uniti l’ American Beverage Association, la maggiore rappresentante della lobby dellindustria delle bibite zuccherate, ha investito grandi somme in attività di pressione presso il Congresso.

Nel 2009 lamministrazione Obama mise allo studio la possibilità di introdurre una misura di tassazione sulle bevande zuccherate come parte della riforma sanitaria nei piani dellallora presidente. La proposta fu abbandonata anche grazie alla forte attività lobbistica condotta dallindustria delle bibite. Nel 2010 lo stato di New York aveva preso in considerazione lintroduzione di una misura analoga, ma anche in quel caso limposta non fu approvata, anche grazie a una forte campagna mediatica contraria alla tassa, i cui finanziamenti sono stati calcolati essere stati il doppio di quelli utilizzati dai sostenitori delliniziativa.

Nel 2014 la città statunitense di San Francisco, in California, votò per la prima volta la proposta di una tassa sulle bevande zuccherate, proposta che non fu poi approvata con la maggioranza richiesta di due terzi dei votanti; nel corso della campagna referendaria, le compagnie produttrici di bibite spesero circa 10 milioni di dollari per la loro attività pubblicitaria. La stessa proposta di una tassa di 1 centesimo per oncia venne poi riproposta nel 2016, riuscendo questa volta ad ottenere la maggioranza richiesta per essere approvata; in quel caso, la spesa raggiunta dalla lobby dellindustria delle bibite per contrastare la decisione fu di quasi 20 milioni di dollari cifra prima di allora mai eguagliata nella storia dei finanziamenti per questo tipo di consultazioni nella città californiana.



                                     

3. Studi scientifici

La possibile efficacia di una misura di tassazione sulle bibite zuccherate per ridurne i consumi e avere un impatto positivo sulla salute dei cittadini è stata oggetto di numerosi studi. Una ricerca condotta nel 2010 su un campione di 5 115 giovani adulti di età compresa fra i 18 e i 30 anni ha portato i ricercatori a concludere che una tassa del 18% sulle bevande zuccherate porterebbe a una riduzione delle calorie giornaliere assunte per persona di 56 calorie, il che avrebbe come conseguenza una riduzione del peso pari a 2 chili allanno.

Unaltra ricerca condotta nello stesso anno ha concluso che sebbene una tassa di questo tipo abbia come effetto quello di ridurre il consumo di bibite zuccherate, questo non si tradurrebbe automaticamente in un minor apporto calorico alla dieta, in quanto i consumatori si orienterebbero naturalmente verso altri tipi di bevande iper-caloriche. Una nota dellAssociazione Americana dei professionisti della Pubblica Salute American Public Health Association ha risposto a questa obiezione sostenendo che "anche se i consumatori passassero a prodotti come i succhi di frutta o il latte con zuccheri aggiunti, questo sarebbe comunque meglio, in quanto tali bevande apportano dei nutrienti alla dieta".

Uno studio datato 2011 ha confermato la previsione secondo la quale "una piccola tassa sulle bibite zuccherate potrebbe tanto produrre entrate significative per la sanità pubblica, quanto migliorarla riducendo lobesità". Tale impatto è stato valutato da una ricerca condotta nel 2012 nella prevenzione nei soli Stati Uniti di 2.4 milioni di casi di diabete, di 8 000 infarti e di 26 000 casi di morte prematura nellarco di 10 anni.

Uno studio del 2014 pubblicato sull’ American Journal of Public Health si è concentrato sullimpatto dellimposta in termini di lavoro, e ha concluso che essa non ha una ricaduta negativa sulloccupazione. Leventuale perdita di posti di lavoro nel settore oggetto della tassazione infatti viene facilmente ripianata dallaumento di richiesta di manodopera in altri settori.

Nel 2016 i risultati di una ricerca condotta in Australia hanno portato gli autori a concludere come una tassa del 20% sulle bevande zuccherate avrebbe come conseguenza una contrazione dei consumi del 12.6%, con conseguente riduzione del tasso di obesità nella popolazione. Questultimo fattore si tradurrebbe in un aumento medio di 7.6 giorni di piena salute allanno calcolato su un maschio compreso nella fascia di età 20-24 anni, e di 3.7 giorni per una femmina di pari età.

                                     

4. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa

Irlanda

In Irlanda una tassa sulle bibite pari a 30 centesimi di Euro al litro per le bevande contenenti più di 8 grammi di zucchero per 100 ml è stata introdotta il 1 maggio 2018.

Barbados

Nellisola di Barbados una sugar tax del 10% sulle bibite è stata introdotta nel 2015.

Fiji

Nelle Isole Fiji una prima tassa sulle bibite è stata introdotta nel 2006 5%, per poi essere innalzata nel 2016.

Mauritius

Il governo delle Mauritius ha introdotto una tassa sulle bibite zuccherate nel 2013.

Nauru

La Repubblica di Nauru ha varato una tassa sulle bibite zuccherate nel 2007.

Polinesia Francese

Nel territorio doltremare della Polinesia francese una tassa sulle bibite zuccherate è attiva fin dal 2002 e colpisce tanto la produzione quanto il consumo di tali bevande.

Samoa

Nelle isole Samoa una tassa sulle bevande zuccherate è in vigore dallanno 1984.

                                     

4.1. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Danimarca

La Danimarca è stato un paese pioniere nellambito delle soda tax, avendone introdotta una prima versione già negli anni 30 dellammontare di 1.64 Corone danesi al litro, ma il governo danese ha annunciato nel 2011 lidea di abolire tale imposta e di sostituirla con una generica "Fat tax" da applicarsi su tutti i cibi considerati troppo grassi, di 19 centesimi per le bibite dietetiche senza zuccheri, a zero calorie etc. e abbia in realtà avuto un impatto minore sui soft drink "classici". Lo studio ha anche calcolato un decremento nel consumo di bibite colpite dalla tassa di 9 centilitri a settimana per persona dopo che essa è stata introdotta.

La tassa è tuttora in vigore in Francia, dove si sono avute anche proposte per un suo aumento. Dal 2018 una nuova versione della tassa colpisce la percentuale di zucchero presente nelle bibite, allaumentare della quale varia lammontare dellimposta applicata.

                                     

4.2. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Germania

Nonostante le dichiarazioni di alcuni membri del Bundestag circa lopportunità dellintroduzione di una tassa che colpisca le bevande ad alto contenuto di zuccheri, al momento nessunimposta di questo tipo è applicata in Germania.

                                     

4.3. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Irlanda

In Irlanda una tassa sulle bibite pari a 30 centesimi di Euro al litro per le bevande contenenti più di 8 grammi di zucchero per 100 ml è stata introdotta il 1 maggio 2018.

                                     

4.4. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Norvegia

La Norvegia ha introdotto un sovrapprezzo sulle bibite zuccherate sin dal 1922, con lo scopo non tanto di limitarne i consumi quanto di massimizzare le entrate da esso derivanti per lo stato. Una modifica dellimposta nel 2017 ha portato il livello a 3.34 Corone per litro.

Nel gennaio 2018 la tassa è stata ulteriormente modificata e innalzata, fino a raggiungere l83% per quanto riguarda i prodotti che in generale contengono un alto valore di zuccheri e il 42% per le bevande. Lammontare della tassa per litro è stato così portato a 4.75 corone, e attualmente tale sopraccarico si applica tanto alle bibite contenenti zuccheri naturali tanto a quelle dolcificate artificialmente.

                                     

4.5. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Regno Unito

Nel 2016 il governo britannico ha annunciato lintroduzione nella legge di bilancio annuale di una tassa sulle bibite zuccherate, denominata ufficialmente "Soft Drinks Industry Levy". La tassa divenne effettiva a partire dal 6 aprile 2018. Limposta, che va a colpire i produttori di bibite, è calcolata sul volume di bevande zuccherate da essi prodotti o importati. Alle bibite contenenti un totale di zucchero superiore a 5 grammi per 100 ml viene applicata una maggiorazione di 18 penny per litro mentre su quelle nelle quali tale contenuto supera gli 8 grammi per 100 ml di prodotto la tassa è di 24 penny per litro. Al momento della sua introdizione, la stima dellimpatto economico della misura era calcolata in un miliardo di Sterline in più per le casse dello stato, da destinarsi per la maggior parte al sostegno e alla promozione delle attività sportive nelle scuole del paese.

Già nel 2013 uno studio pubblicato sullautorevole British Medical Journal aveva tratto la conclusione che una tassa del 20% sulle bibite zuccherate nel Regno Unito avrebbe avuto come effetto una riduzione del tasso di obesità nella nazione dell1.3%, e aveva così concluso che imporre una tassazione su questo genere di bevande sarebbe stata "una misura particolarmente efficace per contrastare lobesità nella popolazione, specialmente tra i giovani adulti".



                                     

4.6. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Ungheria

Nel 2011 il governo ungherese ha introdotto una tassa ad aliquota variabile dal 5 al 20% su tutti i cibi le bevande considerati ad alto contenuto di zucchero e di sale. Nel 2016 è stato calcolato che a seguito dellintroduzione dellimposta si sia rilevata una riduzione del 22% nel consumo delle bevande energetiche ad alto contenuto di zuccheri, e che il 19% della popolazione abbia diminuito il proprio acquisto di bibite zuccherate.

                                     

4.7. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Barbados

Nellisola di Barbados una sugar tax del 10% sulle bibite è stata introdotta nel 2015.

                                     

4.8. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Cile

Il governo cileno ha varato nel 2014 lintroduzione di una tassa sulle bibite, consistente nellaumento dal 13% al 18% dellimposta già precedentemente applicata per le bevande contenenti più di 6.25 mg di zucchero aggiunto per 100 ml. La tassazione sulle bevande con una percentuale di zuccheri inferiore è stata, per converso, diminuita e portata al 10%. È stato calcolato che al 2018 ladozione della nuova tassazione abbia portato a una riduzione del consumo di bibite zuccherate del 21.6% nel paese, che al momento dellinaugurazione dellimposta era al secondo posto nella classifica delle nazioni con il più alto consumo pro capite di bevande zuccherate, alle spalle del Messico.

                                     

4.9. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Colombia

Nel 2016 una campagna promossa da un ampio sostegno popolare per lintroduzione di una tassa sulle bibite del 20% è stata interrotta dal governo della Colombia, paese nel quale una bibita zuccherata è spesso meno costoso rispetto alla normale acqua da tavola in bottiglia.

                                     

4.10. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Messico

Nel settembre del 2013 lallora presidente messicano Enrique Peña Nieto ha presentato, come parte della sua proposta di riforma fiscale, lidea di una sugar tax del 10% da applicarsi su tutte le bibite gassate zuccherate, con lo scopo di ridurre il numero di pazienti affetti da diabete e altri disturbi cardiovascolari in Messico, paese nel quale si registra uno dei tassi di obesità più alti al mondo. Stando ai dati forniti dal governo messicano nel 2011 il costo sanitario per ogni paziente affetto da diabete per il servizio sanitario nazionale messicano il più esteso di tutta lAmerica Latina si aggirava intorno ai 708 dollari USA, per un costo complessivo stimato di più di 778 milioni di dollari USA dato del 2010.

Nello stesso 2013 le grandi compagnie produttrici di bibite hanno intrapreso una campagna mediatica per dissuadere il parlamento del paese nordamericano dallapprovare la tassa, appellandosi al fatto che stando alle loro previsioni una sua introduzione non sarebbe stata di alcun aiuto per contrastare sovrappeso e obesità, ma che anzi avrebbe unicamente trasferito il costo maggiorato sui consumatori senza scoraggiarne lacquisto di soft drink. Al termine di questa controversia, nellottobre 2013 il senato messicano ha approvato lapplicazione di un sovrapprezzo di 1 Peso messicano per litro sulle bibite zuccherate, unitamente a una tassa del 5% sul cosiddetto cibo spazzatura.

Il caso messicano si è rivelato come uno dei più studiati nel suo genere. Le ricerche hanno dimostrato come a seguito dellimplementazione della tassa il consumo di bibite zuccherate in Messico si sia effettivamente ridotto. Le stime sulla riduzione del consumo annuo variano a seconda delle analisi dal 5.5% al 6% nellanno successivo allintroduzione della tassa. La maggiore riduzione si è registrata presso i consumatori dotati di minor potere di acquisto, e in generale si è riscontrato un parallelo aumento degli acquisti di acqua da tavola e di bevande non tassate del 4%. Per determinare se tale riduzione abbia un reale impatto a medio-lungo termine sulla percentuale di popolazione affetta da obesità, saranno necessari tuttavia studi condotti su un periodo di tempo più ampio. Dagli autori di questi studi è stato infine suggerito al governo messicano un raddoppio della tassazione, per facilitare unulteriore riduzione dei consumi.

Un altro studio condotto nel 2016 ha concluso che lintroduzione della tassa al 10% sulle bibite avrebbe come risultato quello di "prevenire 189.300 nuovi casi di diabete, 20.400 infarti e 18.900 morti nella fascia di età compresa fra i 35 e i 94 anni" se mantenuta per un periodo di 10 anni. Unulteriore conclusione dello studio è stata quella di un possibile risparmio complessivo stimato in circa 983 milioni di dollari nello stesso periodo.

Nel 2017 uno studio pubblicato sullo statunitense Journal of Nutrition ha sostanzialmente confermato i risultati delle ricerche precedenti, mostrando come la riduzione dellacquisto di bibite zuccherate e il parallelo aumento dellacquisto di bevande non zuccherate abbiano riguardato principalmente gli adulti di reddito medio-basso, abitanti nelle aree urbane.

                                     

4.11. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Stati Uniti

Negli Stati Uniti una vera e propria tassa generale sulle bevande contenenti zucchero è al momento assente. Nonostante ciò, sono numerose le città o i territori che hanno approvato limposizione di tasse specifiche sui soft drink, e nel paese è andato crescendo un acceso di battito circa lopportunità o meno di introdurre una misura simile a livello nazionale, discussione che negli ultimi anni è giunta anche al Congresso, il massimo organo legislativo del paese.

Il costo dellobesità negli Stati Uniti è stato stimato intorno a 147 miliardi di Dollari allanno nel 2009. Nello stesso anno, l American Heart Association ha dichiarato che le bibite zuccherate sarebbero le cause principali dellelevata percentuale di zuccheri aggiunti nella dieta degli americani, fattore questultimo strettamente connesso allaumento del rischio di obesità.

                                     

4.12. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Località statunitensi nelle quali è in vigore una soda tax

La prima città statunitense ad approvare una tassa sulle bevande zuccherate è stata la californiana Berkeley, che il 1 gennaio 2015 ha adottato una tassa di un centesimo per oncia a carico dei distributori di bevande quali i soft drink, gli sport ed energy drink ma escludendo alcoolici, succhi di frutta e bevande a base di latte. In uno studio dellagosto 2016 i ricercatori dellUniversità di Berkeley hanno evidenziato una riduzione dei consumi di bibite zuccherate maggiore del 20% a seguito dellintroduzione della tassa. Una successiva analisi della situazione prima e dopo ladozione della misura è stata condotta nel 2017 ed ha evidenziato come, dopo un anno dalla sua adozione, limposta abbia contribuito ad abbassare le vendite di bibite zuccherate del 9.6%. La stessa ricerca ha mostrato come un altro effetto delladozione della tassa sia stato un incremento nellacquisto di bibite più sane.

Nel giugno 2016 lintroduzione di una tassa sulle bibite zuccherate è stata approvata dal consiglio cittadino della città di Filadelfia, in Pennsylvania. La misura, entrata in vigore il 1 gennaio 2017, ha imposto un sovrapprezzo di 1.5 centesimi per oncia su tutte le bevande zuccherate, comprese quelle dietetiche. La misura è stata preceduta da un acceso dibattito circa i suoi benefici, che ha visto schierarsi autorevoli membri del Partito Democratico Hillary Clinton si era detta favorevole allidea mentre Bernie Sanders aveva dichiarato la sua contrarietà, sostenendo che la tassa sarebbe andata a svantaggio dei più poveri. È stato calcolato che l American Beverage Association abbia speso più di 10 milioni di dollari in pubblicità per contrastare lintroduzione della tassa, sostenuta al contrario dall’ American Heart Association, dall American Medical Association e da altri rappresentanti del settore sanitario. Nei primi quattro mesi dalla sua introduzione, la tassa ha portato ad un introito calcolato in 25.6 milioni di dollari, inferiore a quanto inizialmente previsto. Uno studio del 2017 ha evidenziato come la misura abbia portato a una riduzione nel consumo di bevande ad alto contenuto di zuccheri fra i giovani delle fasce più povere di Filadelfia.

Altre località degli Stati Uniti dove è attualmente in vigore una Soda tax sono le città californiane di Oakland e Albany dove dal 2017 le bibite sono tassate di un centesimo di dollaro per oncia, la città di Boulder in Colorado 2 centesimi per oncia e Seattle Washington, dove dal 1 gennaio 2018 un sovrapprezzo di 1.75 dollari per oncia è applicato sulle bibite zuccherate ma non sui drinks dietetici e sulle bevande a base di frutta. È stato calcolato che in questultimo caso il governo della città americana abbia incassato più di 4 milioni di dollari solo nei primi 4 mesi dallintroduzione dellimposta, fondi che sono stati destinati a programmi per incentivare la promozione di regimi alimentari a base di frutta e verdura per le famiglie a basso reddito dellarea urbana.

                                     

4.13. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Australia

Lassociazione di categoria dei produttori di bibite australiani ha annunciato nel giugno 2018 che i produttori avrebbero tagliato il contenuto di zuccheri del 10% entro il 2020, e di un ulteriore 10% entro il 2025. Questo annuncio è stato visto come un tentativo di evitare una possibile Soda tax, misura che lAssociazione medica australiana invece propone da tempo.

                                     

4.14. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Emirati Arabi Uniti

Nellottobre 2017 gli Emirati Arabi Uniti hanno introdotto una tassa del 50% sulle bibite zuccherate e una del 100% sulle bevande energetiche, con lo scopo di diminuire il consumo di questo tipo di bevande, considerate poco salutari, Con lo stesso intento è stata anche introdotta una tassa del 100% sulle sigarette.

                                     

4.15. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Fiji

Nelle Isole Fiji una prima tassa sulle bibite è stata introdotta nel 2006 5%, per poi essere innalzata nel 2016.

                                     

4.16. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Filippine

Nella sua riforma fiscale del 2017 il presidente filippino Rodrigo Duterte ha incluso limplementazione di una tassa sulle bevande zuccherate entrata effettivamente in vigore lanno successivo come parte dello sforzo governativo di aumentare gli introiti e di combattere lobesità. La tassa si estende sia alle bevande contenenti zucchero naturale che a quelle edulcorate artificialmente e consiste in una maggiorazione di variabile fra i 6 e i 12 Pesi filippini per litro.

La tassa non si estende al latte, al caffè e ai succhi di frutta al 100% naturali puri, cosi come non colpisce le bibite contenenti stevia. La proposta di legge iniziale, che prevedeva anche questi prodotti fra quelli oggetto della nuova tassazione, è stata infatti bocciata dal senato filippino.

                                     

4.17. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Mauritius

Il governo delle Mauritius ha introdotto una tassa sulle bibite zuccherate nel 2013.

                                     

4.18. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Nauru

La Repubblica di Nauru ha varato una tassa sulle bibite zuccherate nel 2007.

                                     

4.19. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Polinesia Francese

Nel territorio doltremare della Polinesia francese una tassa sulle bibite zuccherate è attiva fin dal 2002 e colpisce tanto la produzione quanto il consumo di tali bevande.

                                     

4.20. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Samoa

Nelle isole Samoa una tassa sulle bevande zuccherate è in vigore dallanno 1984.

                                     

4.21. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa SantElena

Nel maggio del 2014 il territorio doltremare britannico di SantElena ha implementato una tassa pari a 75 pence al litro da applicarsi sulle bevande con un contenuto di zucchero maggiore di 15 grammi per litro.

                                     

4.22. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Singapore

Nel 2017 il primo miistro di Singapore Lee Hsien Loong si è soffermato in un discorso pubblico sullimportanza di contrastare il diabete, troppo spesso causato da uneccessiva assunzione di zuccheri, individuando in particolare nei soft drink la causa di uno scorretto regime alimentare, in particolare per i più giovani.

Il 4 dicembre 2018 il ministero della salute ha avviato unindagine per saggiare lopinione pubblica circa alcune misure di contrasto al diabete, fra le quali una messa al bando delle bibite ad alto contenuto di zuccheri e ladozione di una sugar tax.

                                     

4.23. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Sudafrica

Una prima discussione sullintroduzione di una sugar tax in Sudafrica si è avuta nel 2016, ma limposta venne resa effettiva solo nel 2018, portando a un aumento del prezzo medio di una lattina di bibita dell11%. Limporto fissato per limposta è di 2.1 centesimi per ogni grammo di zucchero che ecceda i 4 grammi per 100 ml di bevanda. I succhi di frutta sono stati esclusi dalla tassazione, nonostante i richiami delle associazioni dei medici che hanno ribadito come il livello di rischio per la salute di quelli contenenti zuccheri aggiunti sia equiparabile a quello delle altre bibite.

                                     

4.24. Nazioni che hanno introdotto o discusso la tassa Tonga

Il regno pacifico di Tonga, considerato uno degli stati con la più alta percentuale di obesi in rapporto al totale della popolazione, ha introdotto nel 2013 una tassa del 15% sulle bibite gassate.