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ⓘ Nanni Guiso. Don Nanni Guiso, pseudonimo di Giovanni Guiso, è stato un nobile, notaio, scrittore, collezionista e mecenate italiano. Generalmente noto con il no ..




                                     

ⓘ Nanni Guiso

Don Nanni Guiso, pseudonimo di Giovanni Guiso, è stato un nobile, notaio, scrittore, collezionista e mecenate italiano. Generalmente noto con il nome di Don Nanni Guiso, per essere distinto sin da giovane dagli omonimi parenti, è stato uno degli ultimi nobili della antica famiglia aristocratica sarda a portare il trattamento nobiliare di "don", nonché uno degli ultimi discendenti del ramo Guiso-Satta.

Particolarmente inserito nellaltolocato ambiente culturale italiano, era un estimatore di arte e cultura, in particolare sarda e senese.

                                     

1. Biografia

Nanni Guiso nasce durante il Regno dItalia in unimportante famiglia aristocratica sarda, i Guiso, diretti discendenti - di sole poche generazioni - dagli ultimi baroni feudatari della baronia di Orosei e del Feudo dAlbis; legati alla storia feudale non solo del paese di Orosei, ma anche di tutta la zona attigua e imparentati con altre importanti famiglie locali del Nuorese, come i Manca e i Gallisay. Nonostante labolizione del feudalesimo del 1840, il potere nobiliare e latifondista delle famiglie era ancora molto forte e non sarebbe decaduto nemmeno dopo la nascita della Repubblica. Dal lato della nonna, Donna Maria Antonietta Satta, Nanni era parente di Giacinto Satta e Salvatore Satta.

Ricevette una solida formazione umanistica che lo portò a sviluppare una profonda sensibilità artistica. Questa si era acuita per le frequentazioni della famiglia d’origine, attenta specialmente nella madre al gusto estetico, tanto che un vestito fatto fare per i figli per un carnevale venne indicato sul "Il Mondo" di Pannunzio come esempio di moda fascista. Oltretutto, per essere protetto dal Banditismo, "Giovannino" veniva relegato in casa, circondato da mobili antichi, quadri degli avi appesi alle pareti, tappeti preziosi e cimeli di famiglia. Nanni iniziò a vagare quindi con la fantasia, giocando nella sua stanza dei giochi ed evadendo da quelle mura con limmaginazione. Una delle tante fisse estetiche di don Nanni furono gli abiti le stoffe, che imparò ad amare fin da bambino le stoffe preziose e l’armonia dei colori. Negli Anni Trenta, la madre donna Concetta Guiso commissionava ai più grandi costumisti il disegno e la confezione degli abiti di Carnevale per i due figli, mentre la nonna, donna Antonietta Satta, si serviva dai sarti più affermati, compreso un esordiente Christian Dior.

A 10 anni, alcuni ospiti aristocratici austriaci vennero ospiti dei genitori per una battuta di caccia in Sardegna, allepoca non ancora regolamentata, e portarono in dono, per Giovanni, un prezioso teatrino bianco e oro, di stile neoclassico, con le marionette di porcellana. Erano tutti i personaggi de Il Trovatore, vestiti con abiti sontuosi e biancheria raffinata. Lo stesso Don Nanni racconta che quello fu linizio della sua passione e della sua collezione che sarebbe durata tutta la vita. Tuttavia quel regalo venne anchesso relegato in una stanza, protetto dagli occhi indiscreti della servitù e nascosto agli occhi dei tanti ospiti, perché troppo sfarzoso e ricco per una casa mediterranea, dove non era mai esistita la tradizione delle marionette. Dopo il poco fruttuoso tentativo di allontanare il figlio dalla passione per i teatrini, la famiglia Guiso si recò a Salisburgo per portare Nanni a vedere le marionette di Anton Aicher, che tuttavia - nonostante larte dei sette fili, non impressionò il giovane. Nel successivo viaggio a Bruxelles - lui ragazzino, accompagnato dai genitori che assecondavano la sua passione - scoprì il Teatro di Toone, "atmosfera paesana, fumosa di pipe e sigari, i muri scrostati, le panche scavate dall’uso e malferme nella minuscola platea, e soprattutto la semplicità e i soli tre fili delle marionette".

Fondamentale fu per lui il soggiorno a Parigi e la conoscenza di André Pieyre de Mandiargues, autore estroverso e quanto mai anticonformista." Uscii dall’isolamento ovattato della mia casa di Orosei, incoraggiato – ha ricordato in uno dei tanti passi autobiografici disseminati quasi distrattamente nei suoi scritti – non tanto dalle letture che hanno sempre accompagnato le metamorfosi del ragazzo in uomo, quanto dal fascinoso modo di 3 4 vivere, avventuroso e romantico, di André e Bona, con i quali avevo scoperto angoli remoti e nascosti della nostra isola, della sua storia e della sua leggenda. Contando sulla loro amicizia, con i primi guadagni della mia professione raggiunsi, dopo averla per anni sognata, Parigi”.

Le già rinomate frequentazioni della famiglia di origine, gli ambienti nobiliari di Orosei e dei parenti che - come altri discendenti delle contemporanee famiglie nobiliari paesane - si erano già trasferiti a Roma e in altre grandi città, lo portarono a sviluppare una accesa passione per larte, la letteratura e, più in generale, la cultura. Con queste premesse e la disponibilità economica, egli sviluppa la propria indole per il Mecenatismo e per il Collezionismo darte, entrando anno dopo anno a contatto con ambienti e personaggi del jet set internazionale.

Si trasferì a Siena per gli studi in giurisprudenze fu per lui il viaggio" dai mitici lidi sardi alle arcane terre senesi”. Giovanni Guiso qui svolse la professione di notaioquando nel luglio 1954 – aveva trent’anni giusti –, fu convocato a Siena per la consegna del sigillo notarile. La madre Donna Concetta volle accompagnarlo, nonostante l’età e il disagio. In occasione di un soggiorno romano, nel 1954, scrisse:" Basta. Libri, teatro o quadri, danza o cucina, musica se non sono troppo incompetente – vorrei parlare solo di cose interessanti, buone o che mi hanno commosso”.

Nella metà del Novecento, la famiglia Guiso affitta un appartamento di Palazzo dElci a Siena, appartenuto ai Pannocchieschi, eletto a dimora cittadina, e successivamente acquista, ancora fatiscente, la Villa LApparita, progettata nel Cinquecento da Baldassarre Peruzzi. Di questa villa Nanni Guiso curerà il restauro e la creazione del giardino secondo progetto di Pietro Porcinai. Diviso tra LApparita e Palazzo DElci.

Proprio dalla finestra del suo studio, si affacciarono altrettanti ospiti amici dia di Don Nanni che dellamica Contessa Cesarina Pannocchieschi DElci, la quale ricorda di averlo più volte "svegliato nel cuore della notte per aiutarla a spostare i mobili e combattere così tristezza e depressione". Da queste finestre si affacciarono nobili, politici, imprenditori e potenti: Tony Blair e Mike Jagger, Tom Hanks e Mel Gibson, la princessa Margaret con il marito lord Snowdon e Paola di Liegi, Cecil Beaton ed Emilio Pucci frequentatore tra i più abituali, che qui concepì la sua collezione "Palio", l’ultimo re d’Italia una targa ricorda: "Dormì qui una notte di novembre del 1944" e Pierce Brosnan.

A Villa L’Apparita, è visitabile il giardino con le molte lapidi che ricordano il soggiorno di ospiti illustri, e il teatro all’aperto progettato dall’architetto Porcinai. Porcinai si ispirò alla passione per i teatrini di marionette che Guiso aveva sin da bambino e che collezionava da una vita. Allo stesso modo, numerosi ospiti vennero a fargli visita nella residenza estiva di Casa Guiso, a Orosei, di proprietà storica della famiglia Guiso. Qui, Giuso ebbe ospiti Karim Aga Khan IV e gli architetti Busiri Vici e Luigi Vietti, che vollero trarre ispirazione per la Costa Smeralda e ricrearne la mediterraneità del suo patio intimo e confidenziale, ma sgargiante di colori.

Nel 1976, Don Nanni, fortemente legato alla sua terra natia, decide di finanziare il restauro di unantica chiesa campestre di Orosei intitolata a "Santa Maria e Mare". La chiesa venne eretta nel Seicento per volontà della sua famiglia e di risultava ancora di sua proprietà. Con la riapertura della chiesa, venne ripresa la tradizionale festa dellomonima Vergine, e nasce il coro dei Tenori di Santa MAria e Mare. A partire dagli anni 80, per promuovere la festa e la cultura, Don Nanni collabora con il coro per organizzare mostre darte, includenti anche opere di grandi artisti come Pablo Picasso, o fotografi come Man Ray.

In età matura la sua vena artistica si manifestò nella narrativa, il suo primo scritto venne pubblicato nel 1987.

Nel 1997 iniziarono i lavori per la realizzazione di un museo a lui intitolato, frutto di un accordo tra comune e Don Nanni. Questi, con un particolare contratto di riserva di proprietà, donò la propria collezione di teatrini, e pezzi darte, ma anche abiti preziosi e sculture. Museo viene inaugrato nel 2000, grazie al finanziamento di Regione Sardegna e Comune di Orosei, su progetto di Vittorio Gregotti. Nanni Guiso lamentava come questa istituzione fosse sostanzialmente ignorata dagli enti pubblici, colpevoli di non destinare fondi, anche minimi, per il suo mantenimento e la costante apertura al pubblico. Un suo grande merito è stato anche laver portato a Orosei mostre di respiro internazionale. Chi ama le avanguardie, per esempio, ha potuto ammirare foto originali di Man Ray, o una delle cinquanta valigette in cui Marcel Duchamp condensò, ad uso di pochi fortunatissimi collezionisti, la propria opera, compresa una copia in miniatura del Grande vetro. Ancora, una rara collezione di libri illustrati dagli espressionisti tedeschi del Blaue Reiter, o un cammino nella scultura del Novecento attraverso cento piccole opere, da Rodin a Giacometti, da Picasso a Calder, la più grandi delle quali misura appena cinquanta centimetri. Mostre raffinatissime, minimaliste, che però hanno richiamato a Orosei un pubblico esigente, internazionale e cosmopolita, differente dalla folla di vacanzieri distratti che destate affolla il paese.

Sempre nella proprietà di Guiso, venne istituito il Centro Culturale "LOrmeggio" dove queste opere trovavano casa.

Nel 2002 gli è stato conferito il premio "Sardegna, turismo per amore"

Ricoverato nellOttobre 2007 per problemi di salute, la sua camera d’ospedale delle ultime settimane era diventata un ufficio dove smistava corrispondenza, impartiva ordini. Al suo amato FAI, Nanni ha dedicato l’intenso lavoro dei giorni che hanno concluso un’esistenza animata da un’indomita passione per le arti e per ogni testimonianza che incorporasse creatività di immagini e idee, per la natura ed ogni opera utile per tutelarne i compromessi, difficili equilibri. In una lettera del 7 Novembre stesso, Invitando all’Apparita proprio gli amici del FAI, fece cenno ai varcati ottant’anni, scrivendo" Un panettone gigantesco come la cupola di San Pietro ci ricorderà la sacertà del Natale. Comincio ad aspettarvi già da ora, con la commozione degli ottantenni sempre più affascinati dagli affetti e dalla vita”. Nanni era "un narcisista che sapeva di esserlo", ma nella stessa proporzione era generoso, riservato ma non scontroso, sempre aperto al dialogo. Pretendeva che gli amici condividessero la felicità delle sue scoperte.

L’invito all’Apparita era l’invito in un mondo che egli desiderava fitto di sempre nuovi legami, di intriganti scambi. Anche per lui si poteva dire che era nello stesso momento, nel medesimo gesto aristocratico e democratico, impeccabile nelle forme e affabile nella sostanza, distante e cordiale. Insieme alle lapidi che ricordavano tanti illustri ospiti, murate a futura memoria nella residenza senese, ne aveva fatta apporre di recente una per Bernardina e Vittorio: non solo collaboratori di tanti anni, ma componenti alla pari di una sua grande, ideale famiglia.

Nanni Guiso è morto a Siena il 7 novembre 2006. La sua eredità oggi è divisa tra i due nipoti figli del fratello Don Giuseppe Guiso, ma principale erede è il suo legatissimo nipote Paolo Guiso.

Nel 2016 è stato pubblicato un libro sulla vita di Don Nanni Guiso.

                                     

2. Opere e Lascito

Tra i suoi scritti ricordiamo:

  • Taci cuor mio, Firenze 1990; Autobiografia -
  • Mangiar leggendo, in "De gustibus. Il gusto della tavola e altrove", introduzione di A. FALASSI, Siena 1994, pp. 69-83;
  • Gli stranieri e la cultura, in "Cultura e Università a Siena. Epoche, argomenti, protagonisti", a cura di B. Baccetti, Siena 1993, pp. 199-207;
  • Amore o capriccio, Firenze 1993;
  • Il mondo per gioco, a cura di R. Barzanti, Firenze 2007; racconto autobiografico sul mondo del gioco e dei teatrini di marionette
  • Salotti di Vittoria e Isabella Colonna, in "Accademia dei Rozzi", XIV/26 2007, pp. 9-12.
  • Moto a luogo, Firenze 1987; Critica al viaggiatore contemporaneo, "senza Maggiordomo"
                                     

2.1. Opere e Lascito Il Museo "Don Nanni Guiso"

A nome di Giovanni Guiso è registrato un fondo archivistico, non ordinato o inventariato, contiene carteggi ed epistolari con numerose personalità del mondo dell’arte e della cultura contemporanea, una corposa biblioteca privata, materiale fotografico e opere d’arte di notevole valore.

La raccolta di teatrini in miniatura collezionata da Giovanni Guiso – considerata la maggiore al mondo, con esemplari a partire dal XVIII secolo – e di altre numerosissime opere d’arte è stata donata con particolare riserva dal notaio al Comune di Orosei NU, dove è possibile osservarla presso il museo a lui intitolato, e progettato da Vittorio Gregotti in un palazzo restaurato del centro storico del paesino. La raccolta include palcoscenici lillipuziani e modellini teatrali - i più antichi risalgono al Settecento - scovati in giro per il mondo. Teatrini di legno dipinto, di gesso dorato, di carta incollata su cartone, di ebano intagliato, di ferro laccato. Splendido quello veneziano, legno e gesso, risalente alla metà del Settecento, con le marionette in ferro di Pantalone e Colombina che si muovono grazie a un congegno a manovella. E prezioso è, tra tanti pezzi in esposizione, il Reale Teatro dei Poltroni, di fattura fiorentina, prima metà dell’Ottocento, che riproduce il sipario del Teatro Argentina di Roma, distrutto in un rogo, e una scena del Don Carlos di Verdi. C’è poi il teatrino, che arriva dalla Germania, con l’allestimento del salotto di Manon Lescaut: le poltrone dorate, gli argenti di Tiffany, le porcellane cinesi, la stufa in ceramica, le cornici intagliate a mano dagli artigiani della Bottega Bartolozzi e Maioli di Firenze, e il proscenio decorato con una preziosa guarnizione ottocentesca. Trentasette pezzi, alti tra i cinquanta centimetri e il metro, tutti da vedere per conoscere un’arte ormai dimenticata e un mondo - quello della piccola manifattura legata alla riproduzione in scala - che quasi non esiste più. Una raccolta assolutamente unica in Italia, trentasette pezzi in mostra nel palazzo secentesco del Museo Nanni Guiso.Oltre ai teatri in miniatura, sono presenti i disegni della Scuola Romana da Mafai a Scipione e alcuni mobili e dipinti della scuola senese; la raccolta di libri antichi dalle enciclopedie ottocentesche sulla flora sarda, alle prime edizioni dei romanzi di Grazia Deledda compresa - pezzo preziosissimo - la "Costituzione di Papa Sisto V, Contra sos chi esercitan s’Arte de s’Astrologia". Un testo unico al mondo, risalente al 1587, scritto in lingua sarda in un momento storico in cui la legge imponeva agli ecclesiastici l’uso del latino.Tra le sale più visitate quella dedicata ai costumi d’epoca e agli abiti da sera. L’intera collezione di alta sartoria sta all’ultimo piano del museo: ci sono i costumi del Carnevale dell’infanzia e l’abito della nonna, seta mauve e viola, passamaneria e fiocchi, moda dell’ultimo ventennio dell’Ottocento, quando sotto il corsetto andava il busto di stecche di balena. Ci sono tre splendidi modelli firmati dalle sorelle Callot, sarte russe con atelier a Parigi, regine dell’Haute Couture in epoca Liberty, che vestirono tra le altre anche l’imperatrice Sissi. E poi, accanto al mantello nero di Rudolf Nureyev, ci sono gli abiti che il collezionista di Orosei si fece donare dalle sue amiche aristocratiche. C’è un Dior del 1955, piena epoca New Look, in chiffon rouille Horloges, con cinque gonne sovrapposte; uno splendido rosso Valentino; un Gigliola Curiel nero, crepe di seta e organza, e poi mises Capucci, Versace, Schubert, Patou. Una piccola stanza della moda, che ripercorre le evoluzioni del gusto e dell’estetica del vestire femminile fino ai giorni nostri.