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ⓘ Assedio di Orenburg. L assedio di Orenburg fu combattuto, nellambito della rivolta di Pugačev, fra lesercito imperiale russo ed i ribelli guidati da Emeljan Iva ..




                                     

ⓘ Assedio di Orenburg

L assedio di Orenburg fu combattuto, nellambito della rivolta di Pugačev, fra lesercito imperiale russo ed i ribelli guidati da Emeljan Ivanovic Pugačev. Lo scontro avvenne presso la città di Orenburg, nella Russia occidentale. Lassedio venne tolto dagli stessi ribelli dopo che le loro armate subirono una pesante sconfitta a Tatiščevo.

                                     

1. Antefatto

Quando nel settembre del 1773 iniziò la rivolta di Pugačev, Orenburg era il centro a capo di una vasta regione dellImpero russo che comprendeva le regioni più ricche di grano e industriali del paese. Sotto il comando del governatore generale di Orenburg si trovavano presidi di numerose fortezze con linee militari fortificate oltre ad un villaggio di cosacchi con laiuto dei quali il governo centrale controllava le difficili relazioni con le popolazioni indigene della regione: i baschiri, i tatari, i kazaki e molti altri, così come i cosacchi di Oral che si aggrappavano a ciò che restava della loro antica indipendenza che desideravano riottenere. La soppressione dei numerosi disordini e insurrezioni dei Bashkir, dei Tatari, dei contadini e dei cosacchi dello Jaik durante il XVIII secolo erano legate essenzialmente al comportamento tenuto dai governatori di Orenburg. Questo è il motivo per cui la cattura di Orenburg divenne lobiettivo principale dei ribelli cosacchi dello Jaik sin dal primo giorno della rivolta di Pugačev, anche perché sapevano di poter trovare con facilità sostegno nella regione.

Limportanza di Orenburg, in quanto principale centro strategico militare di questa vasta parte dellimpero, imponeva requisiti alti in termini di fortificazione e dimensioni della guarnigione. La guarnigione di Orenburg allinizio della rivolta era composta da 3700 tra soldati e ufficiali sotto il comando del governatore I. A. Rejnsdorp. La città era circondata da un bastione alto circa 4 metri, di fronte al quale era stato scavato un fossato profondo 4 metri e largo 10 metri. Lingresso alla città avveniva unicamente attraverso quattro porte: Černorečenskij, Orskij, Samara e Oral. Le batterie di artiglieria erano situate in punti strategici della città, con un numero totale di 70 cannoni in tempo di pace. Sebbene in un primo momento non abbia attribuito grande importanza alla prima notizia della nuova rivolta dei cosacchi dellOral, il 21 settembre Rejnsdorp ricevette notizie tali che dovette rivedere il proprio atteggiamento sugli eventi in corso quando seppe che questi puntavano diretti verso Orenburg. Il governatore ordinò al maggiore generale Wallenstern di richiamare immediatamente tutti gli ufficiali e i soldati della guarnigione dai permessi che erano stati loro concessi nei mesi precedenti. Per rafforzare la guarnigione di Orenburg, vennero emesse delle richieste da inviare ai distaccamenti di Stavropol Kalmyks e Bashkir a Orenburg per linvio di 500 cavalieri ciascuno, oltre alla richiesta di 300 tatari dallinsediamento di Seitova, il più vicino alla città. Il 24 settembre, un primo distaccamento di 410 unità giunse sul posto.

Ad ogni modo, tutti gli sforzi di Rainsdorp per risolvere il problema di Pugačev nella fase iniziale non ebbero successo. Nessuna delle fortezze di confine riuscì a resistere ai ribelli. La spedizione del caposquadra Bilov si concluse con la sua completa sconfitta. Rainsdorp provò quindi a corrompere la tribù degli Atamani per convincerli a non unirsi alle schiere di Pugačev ma anche questo tentativo fallì.

Molti storici hanno notato come Pugačev abbia avuto la possibilità di attaccare con successo Orenburg subito dopo aver conquistato lultima della catena di fortezze di fronte a Orenburg, Černorečenskaja, che si trovava a 45 km dalla città. A quel punto della guerra, la fortezza di Orenburg si trovava in un tale stato di decadenza che "in molti luoghi entrarono senza alcuna difficoltà a cavallo" e il governatore approfittò di un iniziale tentennamento di Pugačev per risistemare le fortificazioni della città. Fece minare e distruggere i ponti sul fiume Sakmara e fece scavare ulteriormente il fossato attorno alla città. I residenti della città furono tutti mobilitati in squadre per estinguere possibili incendi e quanti più possibili vennero arruolati nella milizia urbana. Rainsdorp scrisse di suo pugno un rapporto alla zarina Caterina II, nonché ai governatori delle province vicine di Kazan - Brandt, Siberia - Čičerin, Astrachan - Krečetnikov. Ad ogni modo la città continuava ad essere a corto di cibo il che ebbe conseguenze gravi durante lassedio.

Malgrado questi accorgimenti, le difese cittadine apparivano in più punti ancora deboli. Fortunatamente per la guarnigione di Orenburg, il 4 ottobre, alla vigilia dellinizio dellassedio, un distaccamento di circa 300 soldati sotto il comando del maggiore Naumov e 400 cosacchi di Oral sotto il comando del caposquadra militare Borodin giunsero senza impedimenti alla città.

                                     

2.1. Lassedio Linizio dellassedio

Lassedio di Orenburg iniziò il 5 ottobre, quando lesercito di Pugačev si avvicinò alle mura della città. Secondo la testimonianza di Pugačev stessa rilasciata dopo il suo arresto nel 1775, egli ordinò che i reggimenti del suo esercito fossero allineati in modo che il numero di persone davanti alle mura della città sembrasse molto più grande di quanto non fosse nella realtà. Limpressione giocò un ruolo importante, al punto che uno dei sacerdoti della città riportò: "Tutti gli abitanti pensavano ormai alla morte, e cerano grandi pianti e singhiozzi inconsolabili". Il fuoco di artiglieria fu aperto dalle mura della città, costringendo i ribelli ad allontanarsi dai bastioni della città; lartiglieria di Pugačev non aprì il fuoco in risposta, ma preferì spostarsi a 5 miglia dalla città per accamparsi. Oltre ad equipaggiare il campo, gli esploratori di Pugačev si preoccuparono di dar fuoco alle scorte di fieno accatastate vicino alle mura della città.

Il giorno dopo, la guarnigione di Orenburg decise di uscire in campo aperto. Un distaccamento di 1300 soldati al comando del primo ministro maggiore Naumov con 4 cannoni decise di attaccare i cosacchi di Pugačev, i quali continuavano sistematicamente a distruggere le riserve di foraggi della città. In risposta, gli uomini di Pugačev aprirono il fuoco e combatterono il nemico per le successive due ore. Dopo lattacco dei cosacchi allala sinistra del distaccamento dellesercito imperiale, Naumov ordinò ai suoi uomini di ritirarsi verso la città. Ad Orenburg, Naumov riferì della "timidezza e paura" dei suoi subordinati: in questo primo scontro persero la vita 123 uomini ed altri 131 rimasero uccisi.

Approfittando delloscurità, la notte dopo la battaglia, Pugačev spinse la sua artiglieria vicino alle mura della città e ordinò di aprire il fuoco sugli edifici in legno della città, sperando di provocare il panico degli abitanti con degli incendi. La guarnigione di Orenburg ad ogni modo non venne colta completamente di sorpresa ed anzi rispose al fuoco nemico con una tale intensità che i ribelli non riuscirono a resistere e dovettero allontanarsi dalle mura della città e tornarono temporaneamente al loro accampamento. Tuttavia, lattacco notturno contribuì a spargere il panico in città e tra la popolazione locale.

La mattina successiva, il 7 ottobre, il governatore generale Rainsdorp decise di convocare un consiglio militare. Fece una sola domanda ai suoi ufficiali:" Dovrei attaccare Pugačev? O semplicemente agire sulla difensiva? - mentre attendiamo ulteriori rinforzi". La maggior parte dei presenti si espresse a favore della difesa della città, ma nel contempo Rainsdorp inviò un rapporto al collegio militare del governo nel quale richiedeva urgentemente linvio di truppe e buoni comandanti il più presto possibile.

Tuttavia, il presidio non abbandonò completamente le azioni attive in campo aperto e già l8 ottobre, durante una sortita di un piccolo distaccamento di cacciatori, uno dei distaccamenti ribelli, che si avvicinò al bastione, fu sconfitto e alcuni ribelli furono catturati. Incoraggiato da questo successo, Rejnsdorp decise di programmare un attacco al campo principale di Pugačev per il 9 ottobre. Il comandante principale della città, il generale Wallenstern, ad ogni modo lo persuase a rimandare lattacco, riferendo che tra i soldati cera un mormorio e un malcontento generale dopo linvio dellordine. Dopo unattenta pianificazione, lattacco venne rimandato al 12 ottobre successivo, ma sfortunatamente per lesercito zarista i preparativi per la sortita non passarono inosservati agli occhi dei ribelli, i quali ricevettero anche informazioni da disertori e cittadini che cercavano di lasciare la città assediata. Pugačev prese personalmente la direzione delle operazioni e quando il distaccamento di uomini sotto la guida di Naumov superò il bastione cittadino, venne accolto da un forte fuoco dartiglieria nemica. La guarnigione della città perse 150 unità tra morti, feriti, prigionieri e disertori.

Rainsdorp dovette abbandonare almeno temporaneamente lidea di una sortita su larga scala. Continuarono le scaramucce tra i cosacchi e lartiglieria cittadina fino al 18 ottobre quando le prime gelate iniziarono a colpire laccampamento dei ribelli. Il 22 ottobre, approfittando della forte nebbia, Pugačev ordinò che i suoi cannoni venissero spostati vicino alle mura della città e, rinforzato da ulteriori uomini provenienti dalle vicine campagne, decise di aprire il fuoco. Secondo gli abitanti di Orenburg, le palle di cannone e soprattutto le granate caddero proprio nel centro della città, colpendo in particolare il deposito delle polveri. Una delle granate minacciò di distruggere completamente il magazzino, ma un cannoniere della guarnigione della guardia allultimo momento riuscì a riempire la granata di terra ed a contenere così lesplosione. Il forte fuoco di ritorno dellartiglieria della fortezza fece di nuovo allontanare i ribelli di Pugačev dalla città mantenendoli a distanza di sicurezza.

I ribelli lanciarono il loro successivo attacco il 2 novembre. Questa volta, Pugačev decise di non limitarsi a bombardare la città nella speranza di creare degli incendi, ma di assaltare veramente la città. Inizialmente, i ribelli riuscirono a superare con successo il fossato e diedero inizio ad una battaglia vera e propria coi difensori della città sui bastioni. I tentativi dei difensori di far cadere il nemico dalle mura non ebbero successo. Rejnsdorp, vedendo la gravità della situazione, ordinò ai suoi uomini di uscire dal retro della città e di provare ad accerchiare il nemico che agiva su un solo fronte. Non accorgendosi di ciò, i ribelli di Pugačev si trovarono ben presto tra due fuochi incrociati. I ribelli, guidati da Pugačev in persona che per poco non cadde prigioniero dei russi, dovettero lasciare quindi in tutta fretta i bastioni.

La sanguinosa battaglia del 2 novembre portò ad una tregua temporanea. Le terribili gelate di quei giorni costrinsero Pugačev a trasferire altrove il suo accampamento, ed il 5 novembre i ribelli occuparono tutte le case nellinsediamento di Berdskaja, iniziando a dotare larea di fortificazioni e rifugi. Se non cera nessuno che potesse compensare le perdite della guarnigione di Orenburg, lesercito di Pugačev per contro veniva costantemente rifornito di cosacchi, baschiri, servi della gleba e contadini dellarea.

                                     

2.2. Lassedio La spedizione di Kar

La notizia della rivolta dei cosacchi di Pugačev e dellassedio di Orenburg allarmarono gravemente i governatori delle province vicine. Limpero russo era in guerra allepoca con lImpero ottomano ed i governatori generali avevano a disposizione, di regola, solo battaglioni di guarnigione, la maggior parte dei quali costituiti da soldati di riserva. I vari tentativi di utilizzare cosacchi o unità irregolari in quel contesto, avevano dato esattamente leffetto opposto, contribuendo solo a rafforzare lesercito di Pugačev. I rapporti di Rainsdorp, Brandt e del governatore di Mosca Volkonskij, raggiunsero San Pietroburgo solo un mese dopo linizio dellassedio, il 14 ottobre. Malgrado ciò, il presidente del consiglio militare di stato, Černyšev, non poté inviare alcuna forza significativa per aiutare Orenburg dal momento che la stessa capitale temeva che, con la guerra ottomana in atto, si risvegliassero gli svedesi ad attaccare limpero. Inoltre, limperatrice aveva dato precise disposizioni per cercare di mantenere la ribellione la più segreta possibile sia internamente che esternamente alla Russia. Ma non cera speranza che i governatori potessero far fronte autonomamente ai ribelli. Chernyshev tentò di organizzare una spedizione punitiva contro Pugačev, raccogliendo letteralmente truppe "a pezzi, piccole squadre disperse e inviandole al teatro dellazione senza alcun legame di unità".

Allinizio di novembre, Vasilij Alekseevič Kar, a capo di un distacco di 3500 uomini, avanzò da Kazan in direzione di Orenburg. Allo stesso tempo, un distaccamento sotto il comando del comandante di Simbirsk, il colonnello Chernyshev, si trasferì da Simbirsk attraverso Samara e un distaccamento del caposquadra Korf dalla fortezza di Verchnjaja Ozernaja. Queste unità non avevano contatti tra loro e nessuna sapeva che le altre si stavano dirigendo ad aiutare anchesse Orenburg, ma confluirono infine alla medesima finalità.

Kara si scontrò per la prima volta coi ribelli il 7 novembre vicino al villaggio di Yuzeevaè. Il generale, che pure non aveva avuto informazioni sulla composizione dellarmata del nemico, si trovò spiazzato dalle tecniche e dalla versatilità dei cosacchi e della loro cavalleria, paragonandoli al "vento che soffia sulle steppe". Durante la battaglia di tre giorni vicino a Juzeeva, i ribelli di Pugačev uccisero quasi tutte le truppe di Kara e costrinsero le rimanenti a ritirarsi ai confini della provincia di Kazan. Dopo la sconfitta, Kar cercò di inviare notizie anche agli altri gruppi, ma questi dispacci vennero intercettati dai fedeli di Pugačev e distrutti. Il 13 novembre, il convoglio di Černyšev fu circondato da 600 soldati a circa 10 miglia dalle mura di Orenburg. 100 cosacchi con 15 cannoni si arresero a Pugačev senza combattere. La maggior parte degli ufficiali di squadra furono giustiziati, rifiutando di giurare fedeltà allimpostore. Uno di loro, il capitano Kalmykov, che prima dellesecuzione invitò i suoi soldati a non credere alle promesse di Pugačev, venne sottoposto ad unesecuzione particolarmente dolorosa: le sue gambe le sue braccia gli furono tagliate in cinque pezzi da vivo e anche il petto gli fu squartato; solo allora gli fu tagliata la testa.

Di fronte a queste vittorie, i ribelli di Pugačev si diedero a festeggiare con un grande banchetto composto dai rifornimenti recuperati. Durante questa stessa festa non si accorsero di come alla città fosse nel frattempo giunto il distaccamento di Korf e i pugačeviti non poterono fare nulla per fermarlo dal momento che coi suoi 2400 uomini era già entrato in città, coi rifornimenti al seguito.



                                     

2.3. Lassedio La prosecuzione dellassedio

Larrivo del distaccamento del caposquadra Korf a Orenburg il 13 novembre fece tirare un sospiro di sollievo al governatore Rainsdorp ed a tutto il presidio della città. I 2700 soldati raddoppiarono quasi il numero delle truppe governative, il che diede speranza ai russi di sconfiggere i ribelli che si accanivano contro le mura della città. Il giorno successivo, il 14 novembre, Rainsdorp ordinò una sortita. Venne formato un distaccamento di 2400 persone e 22 cannoni furono rimossi dalle mura della città per sostenere lattacco ai nemici. Il distacco era guidato dal maggiore generale Wallenstern. Ma i ribelli di Pugačev che avevano perso la possibilità di sconfiggere gli uomini di Korf il giorno prima, erano ormai in allerta ed avevano raggiunto i 10.000 uomini con 40 cannoni. Il capo dellartiglieria di Pugačev, Čumakov, decise di concentrare il fuoco sullarmata che usciva dalla città. A fronte di questa forza dattacco e per la propria scarsa conoscenza del territorio, Wallenstern decise di ritirarsi nuovamente in città. Čumakov a questo punto ordinò nuovi bombardamenti alla cittadella fortificata e lavanzata della cavalleria cosacca. Malgrado la sconfitta di Wallenstern, Rejnsdorp ordinò limmediato contrattacco che costrinse i cosacchi ad unimmediata ritirata sotto la copertura del fuoco della loro artiglieria, permettendo così alle forze governative di ritirarsi entro le mura della città in tutta calma.

Sebbene le perdite del distaccamento zarista non fossero state così significative, Rejnsdorp comprese come tutti i tentativi di condurre ostilità attive al di fuori delle mura della città fossero impossibili da attuarsi. Larrivo del distacco di Korf non aiutò comunque a togliere lassedio dalla città e ora, dopo la decisione di difendere le mura della fortezza, la situazione dei rifornimenti era persino peggiorata. Il presidio della città era ora composto da 2819 soldati, 450 cosacchi dello Jaik e circa un migliaio e mezzo di cosacchi di Orenburg, cittadini e tatari locali, che furono messi sotto le armi con linizio dellassedio. Secondo le stime vi era ancora rifornimento per le persone per circa un mese e per i cavalli era anche peggio. Il 30 novembre Rainsdorp progettò di fare una sortita al campo ribelle, ma dovette cancellare lidea dal momento che la maggior parte dei cavalli per il trasporto dei cannoni era morta di fame alla vigilia dello scontro.

Inoltre, il governatore di Orenburg non era sicuro, e non era irragionevole pensarlo in un tal clima, che i suoi rapporti le sue richieste di aiuto fossero giunte a destinazione. Con la cattura dellufficiale Schwanwich da parte dei ribelli, Rainsdorp era sicuro che ora i ribelli fossero in grado di leggere la corrispondenza anche in francese ed in tedesco oltre a quella ordinaria in russo. Rainsdorp non cessò di scrivere richieste daiuto, in particolare in Siberia, nella provincia di Iset, ma le autorità civili e militari siberiane, che già avevano offerto assistenza a Orenburg nella fase iniziale della rivolta, non erano più in grado di rifornirlo entro linverno. Tutta la provincia di Iset venne catturata dalle ribellioni di Bashkir le truppe di Decolong non erano state in grado di affrontarle.

Con linizio del 1774, le menti dei principali associati di Pugačev, i cosacchi di Oral, furono completamente rivolte agli eventi nella loro città natale di Oral che veniva attaccata dalle forze governative ed alla quale pensarono di tornare ben presto. A Orenburg, la partenza di significative forze nemiche, così come dei principali leader dei ribelli, diretti verso la città di Oral non passò inosservata. La scarsa situazione dellapprovvigionamento alimentare costrinse Rejnsdorp a cercare di sfruttare lassenza di Pugačev per una nuova sortita con un corpo di 1700 soldati e 400 cosacchi, a cui furono affidati 23 cannoni. Il comando generale fu nuovamente concesso al generale Wallenstern, ma questa volta il corpo fu diviso in tre colonne separate sotto il comando dello stesso Wallenstern, del caposquadra Korf e del primo ministro Naumov. Lattacco era previsto per la mattina presto il 13 gennaio, sperando di sorprendere il campo nemico. La neve alta ostacolò il movimento di fanteria e cosacchi, i cui cavalli erano già gravemente esausti.

Ancora una volta i russi zaristi non riuscirono ad avere la meglio dal momento che i nemici rimasti allaccampamento riuscirono a contrapporsi fedelmente ai loro nemici, costringendoli a tornare verso la città lasciandosi dietro otto cannoni, 281 morti e un centinaio di feriti.

Come scrisse nei suoi rapporti lo stesso Rainsdorp, la città di Orenburg era ormai in blocco completo con la popolazione ridotta alla fame ed i militari esausti ed in numero sempre più esiguo. In totale, 16.000 persone si trovavano assediate in città che iniziarono a venire nutrite con le scorte dei militari, mentre i cavalli venivano sfamati con erbe di sottobosco trovate nei paraggi. I seguaci di Pugačev sorvegliavano attentamente la città e la attaccarono a più riprese, spesso catturando quanti si addentravano troppo al di fuori delle mura. La carestia rafforzò lidea della disfattista, in particolare tra i cosacchi e i tartari di Orenburg, in cui molti compagni e parenti servivano Pugačev. Molti cosacchi iniziarono a disertare passando al nemico. In questa situazione, la maggior parte dei comandanti e ufficiali della guarnigione sperava in un nuovo assalto alla città, nella speranza di poterlo respingere e poi finalmente irrompere alle spalle dei seguaci di Pugačev e distruggere il loro accampamento. Ma Pugačev, che conosceva la difficile situazione degli abitanti della città che una volta conquistata sarebbero stati nella sua ottica anche suoi sudditi, non ritenne più necessario prendere dassalto le mura della città, credendo di poter ottenere la resa senza altri scontri.

                                     

2.4. Lassedio La sconfitta di Pugačev e la fine dellassedio

Lesperto generale A. I. Bibikov venne nominato comandante di una nuova spedizione militare contro Pugačev nel dicembre del 1773, ma solo alla fine di febbraio dellanno successivo le sue truppe si avvicinarono a Orenburg. Pugačev, precedentemente impegnato nellassalto alla fortezza della città nella città di Oral, prese con sé parte delle sue forze dallassedio di Orenburg nel tentativo di resistere allulteriore avanzamento delle forze governative verso i principali centri della rivolta. La notte del 7 marzo, i pugačeviti attaccarono il distaccamento degli zaristi presso il villaggio di Pronkina dopo una faticosa marcia nella neve di notte. Durante lattacco, il comandante del distacco governativo, il maggiore Yelagin, rimase ucciso, ma le truppe di Pugačev vennero respinte. Valutando la forza totale a sua disposizione, come pure laddestramento al combattimento delle truppe della nuova spedizione, Pugačev riunì più di 8 mila persone per la battaglia decisiva. Il luogo della battaglia decisiva fu la fortezza di Tatishchev. La battaglia si svolse il 22 marzo, quando le colonne combinate di truppe governative con un totale di 6500 uomini al comando dei generali Golitsyn, Mansurov e Freiman attaccarono la fortezza tenuta dai ribelli. Durante le molte ore di accanita battaglia, il vantaggio delle unità regolari in allenamento e disciplina influì pesantemente sullesito dello scontro. In un momento critico dello scontro, i generali guidarono personalmente un attacco decisivo. Pugačev con una manciata di cosacchi delle sue guardie fuggì verso Berdy; i ribelli rimasti a Tatishcheva resistettero fino alla fine delle cariche dei loro cannoni. Circa 2500 persone dellesercito di Pugačev morirono nella fortezza o durante la fuga, circa 4000 furono i prigionieri.

Arrivato a Berdy nella tarda serata del 22 marzo, Pugačev riunì presso di sé i principali capi cosacchi per discutere di ulteriori azioni da intraprendere. La maggior parte dei soldati allaccampamento dei ribelli non aveva ancora saputo della sconfitta di Tatiščevo, ma ovunque si respirava unatmosfera allarmante. Due furono le opzioni analizzate come possibili: portarsi in Baschiria nellarea operativa Čika-Zarubin, o avanzare verso la città di Oral e proseguire poi oltre, possibilmente lungo il fiume Jaik, giungendo sino a Guryev. Alla fine, non riuscendo ad accordarsi su una decisione definitiva da prendere, i ribelli decisero comunque di abbandonare laccampamento per portarsi verso la fortezza di Soročinskij.

Con la partenza di Pugačev dal suo accampamento, una parte dei contadini che lo seguivano decisero di abbandonarlo per fare ritorno alle loro case, mentre altri preferirono arrendersi volontariamente portandosi presso la fortezza di Orenburg per consegnarsi alle autorità zariste. Il primo giorno dopo labbandono del campo, giunsero in città 800 uomini, seguiti il giorno successivo da altri 4000. Nonostante queste notizie incoraggianti, Rejnsdorp decise di non inviare subito delle truppe a controllare la situazione. Nel pomeriggio un piccolo distaccamento giunse sul posto per trovarvi ancora 50 cannoni abbandonati e 17 barili di monete di rame. La cosa più importante che venne ritrovata furono però le preziose provviste di cui la fortezza e la città di Orenburg avevano bisogno. Secondo le stime dellepoca, il cibo ritrovato sarebbe stato sufficiente a sfamare tutti, cittadini e militari, per altri 10 giorni.

                                     
  • città di Yaitsky mentre si teneva l assedio a Orenburg decise che era il momento di sdoppiare le proprie forze e concentrarsi maggiormente sull assedio alla
  • Orenburg 1782 comandante della fortezza di Koenigsberg dal maggio del 1761 all agosto 1762, fu governatore della fortezza e della provincia di Orenburg
  • presso la fortezza di Orenburg che si trovava sotto assedio il corpo d armata del generale P. D. Mansurov si diresse alla fortezza di Buzuluk e quello
  • di San Pietroburgo, e di sua moglie Juliana Ivanovna von Schöppingen. Intraprese la carriera militare. Nel 1790 divenne capitano dei dragoni Orenburg
  • Maksimilianovič Malenkov in russo: Гео ргий Максимилиа нович Маленко в? Orenburg 8 gennaio 1902 Mosca, 14 gennaio 1988 è stato un politico sovietico
  • proprietà nei pressi di Tula. Nel 1812 formò e comandò le milizie dei governatorati di Nižnij Novgorod, Simbirsk, Kazan Vjatka e Orenburg Nel 1813 partecipò
  • comandante della fortezza di Koenigsberg dal maggio del 1761 all agosto 1762, fu governatore della fortezza e della provincia di Orenburg dal 1768 al 1781. Michelsohnen
  • in India del 1800. Nonostante la spedizione abbia raggiunto solamente Orenburg Platov fu promosso tenente generale e pochidnij atamano capo della campagna
  • Krom dagli abitanti di Pskov fu sottoposto a ben 26 assedi tanto che il suo perimetro fu presto dotato di cinque imponenti mura di pietra che resero la
  • riconquistarla agli occupanti. Infatti, fra il 1941 e il 1942 sostenne un assedio di oltre otto mesi da parte delle truppe tedesche, e poi venne liberata dalle
  • uomini di Kolčak. La neo - formata Armata Rossa si ritirò permettendo ai Bianchi di avanzare su una linea ideale che passava da Glazov attraverso Orenburg fino
  • agosto partì da Orenburg raggiungendo la destinazione di Tashkent sei settimane dopo. Nel 1868 il pittore partecipò all assedio di Samarcanda 2 - 8 giugno