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ⓘ Simon Barer. Nacque nel ghetto di Odessa da una famiglia ebrea, undicesimo di tredici figli. Perse il padre a otto anni e dovette provvedere alla famiglia suona ..




                                     

ⓘ Simon Barer

Nacque nel ghetto di Odessa da una famiglia ebrea, undicesimo di tredici figli. Perse il padre a otto anni e dovette provvedere alla famiglia suonando il pianoforte nei cinema, sale da ballo, caffè. Nel 1911 entrò nel conservatorio di San Pietroburgo, nel quale ebbe due insegnanti di rilievo: Anna Essipova e, alla morte di questa 1914, Felix Blumenfeld successivamente maestro di Horowitz. Si diplomò nel 1919 e fu nominato professore al conservatorio di Kiev ove si era trasferito lanno prima il suo maestro Blumenfeld. Contrariamente ad altri suoi colleghi, non riuscì ad espatriare subito, passo necessario per costruire una carriera di rilievo, visto che la rivoluzione russa aveva chiuso le frontiere del paese.

Riuscì ad uscire dallUnione Sovietica solo nel 1929, trasferendosi a Berlino; debuttò a Londra nel 1934 con il concerto n.1 di Čajkovskij diretto da Sir Thomas Beecham, quasi seguendo - in ritardo - la carriera del ben più giovane Horowitz, che lanno prima aveva debuttato a New York col medesimo pezzo e direttore. Lascesa del nazismo lo costrinse ad espatriare: si trasferì a Stoccolma e nel 1939 a New York, dove aveva già debuttato come concertista tre anni prima. Negli Stati Uniti, divenuto cittadino americano, riuscì lentamente a ritagliarsi una carriera di ottimo livello, con concorrenti del calibro delle star Vladimir Horowitz e Artur Rubinstein e di astri nascenti come Kapell, Arrau, Serkin. Cambiò spesso il suo nome in Barere per facilitarne la pronuncia nella lingua inglese. Sua moglie Hélène fu tra gli insegnanti del pianista Earl Wild.

Morì allapice di una carriera faticosamente conquistata, a cinquantacinque anni, il 2 aprile del 1951 durante un concerto alla Carnegie Hall di New York. Suonava il primo movimento del concerto di Grieg con lorchestra filarmonica di Filadelfia diretta da Eugene Ormandy quando si accasciò sul pianoforte, stroncato da unemorragia cerebrale.

Fu un pianista di straordinarie risorse virtuosistiche, uno dei pochi capaci di competere, come agilità e potenza nella velocità, con lallora imperante Horowitz. La sua tecnica della mano sinistra gli consentì di rimanere insuperato interprete dello studio per mano sinistra del suo maestro Blumenfeld, brano che lo stesso Horowitz pur anchegli allievo di Blumenfeld evitò sempre. Barer ebbe in repertorio molte opere di Chopin, di Liszt, di Scriabin, di Balakirev, di Rachmaninov e di molti autori russi tra cui spicca lassenza di Mussorgskij.

Secondo il prof. Piero Rattalino

"i due poli dellinterpretazione di Barer sono un virtuosismo spinto ai limiti delle possibilità umane e una nostalgia, un tedium vitae slavo che più slavo non potrebbe essere. Attraverso le miriadi di note dello Studio di Blumenfeld si distinguono mortiferi canti di sirene. Nelle infernali note doppie della prima parte e nelle tracce sonore lampeggianti dellultima parte dello studio op. 31 n. 1 di Glazunov non cè la gioiosità del fuoco dartificio ma il terrore del razzo che illumina le trincee. E langoscia domina linizio dello scherzo op. 39 di Chopin, un inizio in cui tempo e ritmo e disegno sono sostituiti da ombre e colori di notte attraversati da lampi. E un desiderio dannientamento si sprigiona da una fantasia sul Don Giovanni di Liszt che è la perfetta antitesi di quella, lucida e fredda e luciferina, di Grigory Ginsburg".