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ⓘ Rivolta batava. La rivolta batava ebbe luogo nella provincia romana della Germania inferiore tra il 69 e il 70. I ribelli batavi, guidati da Gaio Giulio Civile, ..




Rivolta batava
                                     

ⓘ Rivolta batava

La rivolta batava ebbe luogo nella provincia romana della Germania inferiore tra il 69 e il 70. I ribelli batavi, guidati da Gaio Giulio Civile, riuscirono a distruggere quattro legioni, infliggendo sconfitte umilianti allesercito romano, ma dovettero poi arrendersi al generale Quinto Petillio Cereale. Dopo la stipula della pace la situazione tornò normale, ma i Romani mantennero una legione stabilmente in zona.

                                     

1.1. Contesto storico Lanno dei quattro imperatori

La rivolta batava si materializzò nellanno dei quattro imperatori, durante il quale vi fu un susseguirsi di pretendenti al trono imperiale, poiché questa popolazione germanica ritenne fosse unopportunità particolarmente favorevole il fatto che ci fosse tanta discordia tra i Romani.

                                     

1.2. Contesto storico Le forze di ausiliari batavi

I Batavi erano una popolazione germanica, che abitava la regione oggi denominata Gheldria nei Paesi Bassi, nei pressi del delta del fiume Reno Rhenus bicornis, conosciuto anche come Insula Batavorum "Isola dei Batavi", poiché circondata dai rami del Reno, parte della provincia romana della Germania inferiore. Un tempo sottomessi ai Catti, migrarono in quel territorio. Stato cliente di Roma, erano una popolazione abile nella guerra, sia come cavalieri, sia come marinai e nuotatori.

Avendo ottenuto il privilegio di essere esentati dal tributum romani tassa diretta sulla terra, richiesta normalmente ai peregrini, essi furono costretti a fornire allImpero romano uno sproporzionato numero di unità di truppe ausiliarie tanto che Tacito dice che sono impiegati nellesercito "come fossero frecce o armi", velut tela atque arma, durante la dinastia giulio-claudia: un Ala di cavalleria e cohortes equitatae. Diverse coorti erano state impiegate da Gaio Svetonio Paolino nel 61, sotto Nerone, nella spedizione contro i Britanni e avevano servito con Agricola quattro in tutto contro Calgaco, combattendo la battaglia del Monte Graupio.

I Batavi avevano inoltre fornito la maggior parte della guardia personale di Augusto Germani corpore custodes, che prestò servizio fino almeno al 68 d.C. Una formazione scelta di cavalleria di Batavi era stanziata nel territorio allepoca della rivolta ed era in grado di passare il fiume con cavalli e armamento senza alcun impedimento.

                                     

2. Forze in campo

Romani

Legioni distrutte a Castra Vetera dai rivoltosi e non ricostituite: V Alaudae e XV Primigenia. Legioni di guardia a Mogontiacum e poi ricostituite sotto altri nomi: IIII Macedonica, divenuta IIII Flavia Felix e XVI Gallica divenuta XVI Flavia Firma. Altre legioni coinvolte: I Germanica, fusa con la VII di Galba per diventare la VII Gemina ; VIII Augusta ; XI Claudia ; XIII Gemina ; XXI Rapax ; II Adiutrix ; I Adiutrix ; VI Victrix.

Batavi

Gli auxilia dei Batavi ammontavano a circa 5.000 armati, implicando che durante lintero periodo Giulio-Claudio, circa il 50% di tutti i maschi dei Batavi che veniva arruolato dai 16 anni potrebbe essere stato impiegato nelle unità ausiliarie. E benché i Batavi costituissero solo lo 0.05% della popolazione totale dellImpero romano stimata in 70 milioni circa, nel 23 d.C. costituivano il 4% circa dellintera forza ausiliaria. Essi erano considerati dai Romani come una forza validissima fortissimi, validissimi tra i loro auxilia. Prestavano servizio tra gli auxilia romani sia con unità di cavalleria, sia di fanteria, utilizzando perfette tecniche per attraversare a nuoto fiumi, indossando armature e armi pesanti.



                                     

3.1. La rivolta La crescente ostilità di Civile e dei batavi

Gaio Giulio Civile era un principe ereditario dei Batavi e prefetto di una coorte ausiliaria. Aveva servito per 25 anni nellesercito romano, ottenendo la cittadinanza come veterano; si era distinto per il servizio in Britannia, dove le otto coorti dei Batavi avevano contribuito alla guerra in maniera egregia durante i primi anni della conquista dellisola a partire dal 43.

Dopo che le coorti dei Batavi furono ritirate dalla Britannia e trasferite in Italia nel 66, Civile e suo fratello altro prefetto di coorte furono arrestati dal governatore della Germania inferiore con laccusa di sedizione. Il governatore ordinò lesecuzione del fratello, mentre Civile, che come cittadino romano aveva il diritto di appellarsi allImperatore, fu inviato a Roma in catene per essere giudicato da Nerone. Fu però rilasciato dal successore, Galba, il quale però sciolse i Germani corpores custodes, composti principalmente da Batavi, con il pretesto di un suo appoggio nei confronti di Gneo Dolabella, i cui giardini erano attigui al loro accampamento senza nessuna gratifica per la loro costante fedeltà ai Cesari. Anche sotto Vitellio, Civile aveva rischiato la condanna, essendo stato accusato dallesercito, ma era stato risparmiato. Da questi fatti derivava, secondo Tacito, il profondo malanimo di Civile e la volontà di rivalsa contro i romani.

Nello stesso tempo, le relazioni tra le coorti dei Batavi e la legione la XIV Gemina a cui erano sottoposte ormai da 25 anni dallinvasione della Britannia, peggiorarono notevolmente, degenerando in aperto conflitto almeno in due occasioni. Contemporaneamente lImpero romano fu coinvolto in una nuova guerra civile esattamente un secolo dopo la battaglia di Azio. Il governatore della Germania inferiore, ordinò quindi di arruolare più truppe possibili, costringendo i Batavi a fornire un numero di uomini superiore a quanto era stato in passato stabilito nei trattati. La brutalità, la corruzione dei centurioni romani nelleseguire gli ordini compresi alcuni episodi di violenze sessuali su giovani uomini, portarono ad un profondo malcontento da parte dei Batavi, fino a indurli a meditare la ribellione.

Civile progettò così di tradire i romani. Allo scopo di non trovarsi esposto ad ostilità da più parti nel caso si fosse apertamente distaccato dal popolo romano, finse inizialmente lealtà a Vespasiano e al suo partito, mostrandosi condiscendente verso Antonio Primo, ma nel contempo ricevendo raccomandazioni da Ordeonio Flacco, legato consolare nella Germania superiore, sulla possibilità di inscenare turbolenze nella provincia della Germania inferiore, trattenendo ivi le proprie forze, onde mettere a mal partito Vitellio.

                                     

3.2. La rivolta Civile rompe gli indugi

Dopo le cautele iniziali, il popolo decide di eleggerlo a capo della sollevazione. Convocati in un bosco tutti i maggiorenti della nazione, tiene un banchetto ufficiale, dal momento che era usanza presso i popoli germanici discutere delle questioni di interesse collettivo durante tali cerimonie. Prosegue Tacito:

Non vera più ragione a quel punto di rimanere schiavi di un popolo ormai allo sbando, che non dava a mostrare nemmeno lombra di un governatore in una provincia abbandonata a prefetti e centurioni. Per di più "i loro accampamenti erano ormai solo presidiati da vecchi e ricchi bottino". Schieratosi così inizialmente dalla parte di Vespasiano, lallora governatore della Siria, rotti dunque gli indugi, inizia a chiamare a sé le vicine genti barbariche invitandole a prendere parte alla rivolta: manda messi ai Canninefati, suborna gli ausiliari di Britannia.

La rivolta si trasformò in una lotta per lindipendenza. Civile approfittò del fatto che alcune legioni erano assenti dal limes renano a causa della guerra civile, e quelle presenti erano sotto-dimensionate. In aggiunta, i comandanti romani e i loro subalterni erano divisi nellessere fedeli alluno o allaltro imperatore.

                                     

3.3. La rivolta I primi successi di Civile

Messaggeri terrorizzati portavano la notizia al legato Ordeonio Flacco che i campi romani nella terra dei Batavi erano stati distrutti, le coorti erano state spazzate via e il potere di Roma era apertamente rinnegato. In breve la rivolta si era propagata allintera regione: un certo Brinnone era stato elevato a re dei Canninefati e, tratti a sé i Frisi, aveva massacrato due coorti romane adiacenti al mare. Il seme della ribellione aveva raggiunto subito le schiere ausiliarie germaniche e anche la flotta presente sul Reno. I ribelli quindi, raccolti in formazione a cuneo, si dettero ad assaltare le 24 navi romane rimaste esposte dopo lincendio dei posti fortificati. Le azioni dei romani furono ostacolate dal fatto che una coorte di Tungri passò con tutte le insegne a Civile e gli stessi ausiliari batavi della ciurma intralciavano le mansioni dei marinai e dei difensori. La Classis Germanica flotta militare sul Reno, largamente composta da truppe dei Batavi, cadde del tutto sotto il controllo di Civile.

Dopo questo successo, Civile puntò ad allargare ancora il coinvolgimento delle popolazioni vicine, inviando messi ai Germani e richiedendo solidarietà alle Gallie. Scrive infatti Tacito che lintento di Civile era di "accaparrarsi il dominio di quelle ricchissime e fortissime regioni":

Procedette quindi a rispedire presso le rispettive popolazioni i prefetti delle coorti ausiliarie catturati, mettendo i prigionieri di fronte allalternativa se partirsene o rimanere a sostenere la rivolta.

A quel punto Ordeonio Flacco impartì al legato Munio Luperco di uscire incontro a Civile con le sue due legioni, la V Gallica e la XV Primigenia, avendo ausiliari degli Ubii e dei Treviri a dar man forte. I batavi però, messe alle spalle dei combattenti le famiglie come era loro costume e incoraggiati dallo sfoggio delle insegne delle coorti catturate, riuscirono a vincerle grazie anche alla defezione improvvisa di un Ala di cavalleria dei Batavi e allo sbando degli alleati Treviri e Ubii. Gli avanzi delle legioni sconfitte messe in fuga riuscirono a chiudersi dentro il campo fortificato di Vetera.

Diverse coorti di Batavi e Canninefati, che stazionavano a Mogontiacum insieme alla legione XIV Gemina, raggiunte dai messi di Civile mentre si dirigevano a Roma su comando di Vitellio, chiedendo a Flacco concessioni tracotanti per avere un pretesto alla rivolta, si ammutinarono e unirono a lui, riuscendo a sconfiggere e disperdere a Bonna la legio I Germanica di Erennio Gallo, sostenuto da coorti di Tungri e Nervii, che tentava di impedire loro di tornare nei loro territori dorigine. In quelloccasione si rivelarono gravi le mancanze di Flacco, titubante e restio allo scontro, incapace di concertare una manovra dinsieme con la legione di Gallo, che finì per affrontare da solo i ribelli.

E così Civile si trovò a comandare almeno 12 unità pari a circa 6.000 armati di truppe ausiliarie ben addestrate ed equipaggiate, oltre ad un numero imprecisato di leve provenienti dalla tribù originaria dei Batavi, e numerosi armati delle vicine tribù germaniche che, nel frattempo, si erano unite alla causa. Numerose altre unità ausiliarie, di origine germanica o gallica, inviate contro Civile, disertarono, tanto da coinvolgere la rivolta al resto della Gallia Belgica, compresi i Tungri, i Lingoni e i Treviri.



                                     

3.4. La rivolta Divisioni intestine e ulteriori rovesci dei romani

Flacco intanto affidò a Gaio Dillio Vocula, comandante della legio XXII, dei legionari scelti tratti dalla IV Macedonica stanziata a Mogontiacum e gli intimò di avanzare sulla riva del Reno. Egli stesso lavrebbe sostenuto, pur con gli acciacchi della gotta, al comando della flotta lungo il fiume. Intanto tra le truppe serpeggiava il sospetto contro lo stesso Ordeonio Flacco: lesercito lo accusava di aver fatto uscire da Magonza le coorti batave quando invece lordine era venuto da Vitellio, di aver peccato di lentezza, trascurando le mene di Civile. Tacito, immedesimandosi nelle legioni, rivolge unintemerata a Flacco:

Raggiunti i quartieri di Bonna, dove aveva sede la I legione, i soldati di stanza continuavano a riversare addosso a Ordeonio le responsabilità della recente sconfitta ad opera delle coorti batave quella della I Germanica. Da Bonna poi lesercito fu trasferito presso Colonia Agrippinensis, dove accorrevano rinforzi dalle Gallie, mentre nelle regioni circostanti era un montare di sollevazioni ai danni dei romani e il malanimo dei soldati non veniva a spegnersi. Così le legioni, operando un cambio al vertice, scelsero un nuovo comandante nella persona di Dillio Vocula, cui Ordeonio Flacco, messo in ombra, trasferì il comando supremo.

Vocula, dopo essersi riunito con la XVI Gallica a Novaesium, decise immediatamente di risollevare lanimo dei soldati, ormai seriamente compromesso, iniziando una campagna di ritorsione contro i Cugerni, incuneati tra gli Ubi e i Batavi, che avevano stretto un patto con Civile, forte dellapporto di un totale di quattro legioni. In qualità di coadiutore di Vocula, Erennio Gallo, scampato precedentemente al disastro della I legione, rimaneva a Gelduba. Le divisioni in seno allesercito però non si attenuavano: la cattura di una nave da parte dei ribelli, la sconfitta di una corte di rincalzo inviata da Gallo e laccusa rivolta dagli sconfitti, nonché dallo stesso Gallo, che responsabile dellennesimo disastro fosse lodiato Ordeonio tendente a Vespasiano inviso invece alla truppa, costrinse a intervenire Vocula per evitare una ribellione.

Intanto però Civile ingrandiva il suo esercito e il seguito della rivolta, saccheggiando e riducendo in soggezione le terre degli Ubii più renitenti alla sollevazione e più romanizzati e dei Treviri; nel contempo cercava di far insorgere Menapii e Morini.

Il 24 ottobre del 69 nella seconda battaglia di Bedriaco Vespasiano prevaleva definitivamente su Vitellio. Alla notizia, giunta per bocca di Antonio Primo luccisore di Vitellio, i legionari e gli ausiliari apparvero divisi: i primi nicchiavano, apparendo ancora favorevoli a Vitellio, i secondi invece schierandosi senzaltro col partito flaviano. Sotto le pressioni di Flacco tutti si piegarono, sebbene obtorto collo, al giuramento di fedeltà a Vespasiano. A Gelduba, dove restava lesercito, si provvide ad apprestare unambasceria guidata da Alpinio Montano per andare a riferire a Civile che smettesse di combattere e arrestasse la rivolta. La risposta di Civile fu un discorso di incitamento ulteriore alla ribellione del suo popolo:

Civile, trattenuta una parte di truppe, decise di mandare ad affrontare Vocula le forze dei germani le coorti esperte, guidate da Giulio Massimo e Claudio Vittore. Catturati i quartieri invernali della cavalleria ausiliaria presso Asciburgium, presero alla sprovvista il grosso dei romani presso Gelduba. Le coorti ausiliarie dei Nervi, subito sbaragliate, si diedero a ripiegare, mentre le forze legionarie, ammassate presso il vallo, venivano colpite inesorabilmente le insegne finivano in mano nemica. Lintervento improvviso e inaspettato per i romani delle coorti di Vasconi fatte arruolare da Galba in avvicinamento al campo, rovesciò però le sorti della battaglia: assaltati alle spalle, i batavi intimoriti vennero sgominati con la gran parte della loro fanteria. La loro cavalleria riusciva però ad evadere indenne con le insegne e i prigionieri.

Concluso questo scontro senza esito, e avuto termine con esito fausto il tentativo di forzare lassedio sotto le mura di Vetera, Vocula, irrobustito dallaggiunta di truppe scelte provenienti dalla V Gallica e dalla XV legione Primigenia, si ritirò a Gelduba e di qui a Novaesium. Civile, che era riuscito a intercettare delle coorti inviate a Novaesium per incettare grano dal momento che il fiume era in mano ai batavi, dopo che queste erano arretrate su Gelduba, occupò questo forte. Larrivo delle truppe in aggiunta a Novesio rese gli animi più arditi. I soldati della I, della IV e della XXII legione avanzarono infatti con insistenza la richiesta di donativo, avuta notizia dellinvio di denaro da Vitellio, sennonché Ordeonio la soddisfò, ma in nome di Vespasiano, che aveva da poco prevalso sul rivale. Questo fatto fu levento definitivo di rottura con le truppe le quali, largamente tendenti al partito vitelliano, mosse da antico risentimento contro Flacco, colpevole a loro giudizio di gravi mancanze per tutto il durare della rivolta, fomentano una violenta insurrezione e, nottetempo, strappato Ordeonio dal letto, lo ammazzarono sul posto. Vocula, invece, vicino a quella sorte, la scampò riuscendo a fuggire dallaccampamento con un travestimento.

Civile intanto riscuoteva sempre più successo tra le popolazioni non solo galliche, che gettavano le armi al suo approssimarsi, ma anche dei Treviri, mentre tra i romani non si placava la discordia tra la truppa e quadri dellesercito, nonché tra le stesse legioni, dal momento che quelle della Germania superiore la IV e la XXII rifiutavano di unire la propria causa a quella delle truppe settentrionali assediate a Vetera o messe a mal partito e incalzate dai Batavi a Gelduba e nel territorio circostante. Dopo luccisione di Ordeonio però i soldati responsabili della I, della IV e della XXII ritornarono sui propri passi e, complice anche il naufragio delle forze vitelliane a causa della recente morte di Vitellio, proposero al fuggiasco Vocula di fare giuramento di fedeltà a Vespasiano e conferirgli il comando supremo.

                                     

3.5. La rivolta Le manovre di Classico e l" impero della Gallia

Morto Vitellio, Civile abbandonava ogni infingimento fintanto che fosse sopravvissuto il rivale di Vespasiano poteva simulare fedeltà a questultimo e metteva in atto il progetto di insurrezione definitiva della Gallia. Il momento appariva a Civile proficuo: lacerata dalla recente guerra civile, Roma si trovava ad affrontare la penetrazione di Sarmati e Daci in Mesia e Pannonia, un duro conflitto imperversava in Giudea assedio di Gerusalemme, mentre il Campidoglio, negli scontri tra vitelliani e flaviani era andato distrutto appresso al tempio di Giove, e pareva plausibile financo leventualità di una prossima fine dellimpero. Scrive infatti Tacito:

Oltretutto, i senatori gallici, ai quali Claudio aveva aperto lingresso in Senato, inviati da Otone a incitare i connazionali a sollevarsi contro Vitellio, si diceva si fossero stretti in accordo per tradire limpero nel caso che fosse proseguita unininterrotta catena di violenze che potesse guastare alle stesse libertà delle genti galliche.

Dopo la morte di Ordeonio Flacco, ex-comandante in capo dellesercito romano del Reno deposto dai propri soldati perché favorevole a Vespasiano, Giulio Classico, prefetto di un reparto di cavalleria dei Treviri e nobile di stirpe, meditando un proprio piano di potere, iniziò a scambiare messaggeri con Civile, sebbene ancora al comando dell ala ausiliaria nellesercito romano, comandato da Vocula.

La congiura per sovvertire il potere romano in Gallia e costituire un Imperium Galliarum indipendente che non va confuso con lImpero delle Gallie creato da Postumo nel III secolo, orchestrata da Classico, fu organizzata assieme al treviro Giulio Tutore e al lingone Giulio Sabino. Il piano fu elaborato in una casa di Colonia Agrippina, assieme ad alcuni maggiorenti Ubi e Tungri: si sarebbero dovuti bloccare i presidi alpini, corrompere le legioni, ucciderne i legati e infine far scattare linsurrezione generale.

I capi dei Treviri e dei Lingoni simulavano lealtà a Vocula, al fine di spingerlo a operare contro Civile, mentre meditavano di tradirlo al momento propizio. Vocula si fece trarre così in inganno e si fece piegare da Classico alla promessa di muoversi per attaccare Civile, che in quel momento stava assediando due legioni romane a Castra Vetera. Quando furono nei pressi della città assediata, Classico e Tutore, essendo avanzati col pretesto di esplorare, contattarono Civile e i suoi impegnati nellassedio di Vetera e ratificarono lalleanza pacta firmavere, decidendo di porre un campo separatamente dal resto dellesercito romano. Vocula, dopo aver tentato di convincere Classico minacciandolo delle conseguenze cui andava incontro prendendo ad esempio ciò che era successo a Sacroviro e Vindice, subodorando linganno, si ritirò verso Novaesium.

Vocula, scartata lidea della fuga, rimase sul campo e tenne un infervorato discorso alle truppe della I e della XVI legione. Conscio ormai dellinclinazione generale delle truppe alladesione alla rivolta, tuttavia, meditò nella sua tenda se suicidarsi o aspettare lassassinio per mano dei suoi stessi uomini. Classico a quel punto per affrettare la fine del comandante, spedì un disertore, un certo Emilio Longino, al campo romano per prenderne il posto. Longino, assassinato Vocula e ridotti in catene i legati Erennio e Numisio della I e della XVI legione, ricevette il mantello di porpora e i fasci, simboli del potere legatizio, e pronunciò il giuramento tradizionale delle legioni, consacrando lesercito alla causa dellImpero delle Gallie. Lo stesso fece fare Tutore per tutti i presidi esistenti lungo la riva superiore del Reno. Ora veniva il turno delle legioni di Vetera, le sole ancora a resistere alle richieste di resa di Civile. I quartieri invernali delle coorti, della cavalleria e delle legioni della provincia vennero, quindi, rasi al suolo o dati alle fiamme, tranne quelli di Magonza e Vindonissa, che soli avevano prestato fedeltà allimpero delle Gallie.

Civile intanto, dopo la strage delle legioni arresesi a Vetera ad opera di bande impazzite di Germani, ripulitosi della "sua chioma fluente e rossiccia" che aveva fatto crescere dallinizio delle ostilità, decise di non aderire al progetto dellimpero Gallico di Classico, anzi essendo pronto a scontrarsi con questi sicuro della propria superiorità. Mandò inoltre il legato Mucio Luperco, comandante delle legioni sconfitte e poi asserragliatesi a Vetera, in cattività presso di lui, dalla pitonessa Velleda, giovane donna della tribù dei Brutteri nota per le capacità profetiche e per aver predetto a Civile il suo successo, ma durante il tragitto Luperco fu ucciso.

                                     

3.6. La rivolta Civile e Classico consolidano il potere

La XVI legione, dopo aver fatto scempio dei simboli della legione e delle insegne imperiali e aver accaparrato quanto ci fosse di prezioso, venne così trasferita da Novaesium a Augusta Treverorum. Scrive Tacito:

La XVI quindi si ricongiunse con la I Germanica stanziata a Bonna. Unica a scegliere di non seguire Santo è la cavalleria picentina, la quale se ne partì per Magonza e, incontrato sulla strada lassassino di Vocula, Longino, rivolse contro di lui le armi.

Incerto era il destino di Colonia Agrippina. Civile e Classico erano indecisi se consentirne il saccheggio e la distruzione la città era odiata dalle genti di oltre Reno per la sua floridezza, oppure renderla comune a tutti i Germani. I Tencteri, a mezzo di unambasceria, compiacendosi per il loro "ritorno nel corpo e nel nome della nazione germanica", avanzarono richieste allassemblea di Colonia questa era composta di cittadini optimo iure, richiedendo la distruzione delle mura, luccisione dei romani presenti in città e lesproprio dei loro beni. Gli Agrippinesi replicarono che avrebbero preferito mantenere le mura, e che il massacro dei romani avrebbe finito per coinvolgere loro stessi gran parte di loro era infatti in parentela stretta con romani, tale era il livello di romanizzazione raggiunto nella colonia. Questultima, accolte le sue guarentigie dai Batavi, accettò lalleanza, e a rendere più sacro laccordo raggiunto tra Civile e la Colonia Agrippina viene resa arbitro della sanzione la sacerdotessa Velleda.

Civile continuava nellattrarre a sé le vicine popolazioni; sottomessi i Sunici e organizzate le loro forze in coorti, dovette affrontare la ribellione di un certo Claudio Labeone, a capo di una banda raccogliticcia di Betasi, Tungri e Nervii, sconfitto grazie al passaggio dalla sua parte dei due capi Tungri Campano e Giovenale, che gli consegnarono lintera loro gente. Lo stesso fecero poi Betasi e Nervii, inquadrati nel suo esercito.

Nel frattempo, anche un altro capo gallo, Giulio Sabino, si ribellò allimpero dopo aver aderito inizialmente alla rivolta batava. La sua sedizione fu dettata non solo dalla sua vanità, ma anche dalla pretesa di essere un discendente di Gaio Giulio Cesare per parte di sua nonna. Si fece infatti salutare come Cesare, e iniziò una guerra contro i Sequani, che però lo sconfissero. I Remi, a quel punto, valutata la tenuta dellalleanza a seguito della vittoria dei Sequani, convocarono nel proprio paese una grande assemblea della genti galliche.

                                     

3.7. La rivolta La risposta romana

A Roma le notizie allarmanti che giungevano, davano motivo di angoscia al console Gaio Licinio Muciano, il quale era incerto se partire egli stesso e lasciare il potere al giovane Domiziano, figlio più piccolo di Vespasiano, oppure consegnare il comando delle legioni a Petilio Ceriale o Annio Gallo, generale otoniano, sui quali aveva tuttavia dubbi sulle effettive capacità militari.

Si andarono allestendo ad ogni buon conto le manovre per la risposta romana con il richiamo delle legioni da varie parti dellimpero: quelle vittoriose, come lVIII, lXI, la XIII, la XXI vitelliana, tra le recentemente arruolate venne scelta la II; tutte queste vennero fatte muovere verso le Alpi Pennine e Cozie e il monte Graio dove è il Piccolo San Bernardo; dalla Britannia venne fatta rientrare la XIV, la VI e la I dalla Spagna. La notizia del richiamo delle legioni giunse in pochi giorni ai ribelli che si trovavano radunati nella terra dei Remi per una grande assemblea, dove un capo ribelle treviro esaltato di nome Giulio Valentino, infervorava gli animi aizzando contro i romani. Dallaltra parte Giulio Auspice, per contrappeso, teneva a freno gli animi e consigliava di avviare trattative coi romani. Rimaneva peraltro irrisolta la questione di quale personalità dovesse far carico della conduzione della guerra.

Lo schieramento ribelle appariva oltretutto impreparato a questo punto che la guerra si faceva estremamente gravosa. Oltre lassenza di una leadership Civile era alle prese con Claudio Labeone e non si curava granché dei preparativi, mentre altrettanto disinteressato appariva Classico, non vera una strategia di opposizione alle legioni, né si era provveduto a bloccare i valichi alpini o proteggere con presidi la riva superiore della Germania.

La riconquista di Magonza

I tempi erano ormai stretti ed i ribelli batavi e galli si fecero cogliere impreparati. La XXII legione infatti in breve tempo riuscì a muoversi da Vindonissa, mentre le forze ausiliarie di Sestilio Felice fecero irruzione attraverso la Retia. A questi si aggiunsero gli Equites singulares Augusti di Giulio Brigantico, figlio di una sorella di Civile. Tutore, assistito dalle forze dei Treviri e contando sulla fedeltà delle legioni di Mogontiacum, in un primo tempo era riuscito a rafforzare le file con lapporto di Vangioni, Ceracati e Triboci: queste truppe, tuttavia, quando si fecero incontro ai romani tornarono nei ranghi romani assieme ai legionari.

Tutore così, abbandonata Magonza, si ritirò di gran carriera a Bingium, passando la Nava e tagliando il ponte sul fiume. La presenza di un guado e la sua scoperta da parte della coorte di Sestilio gli fu fatale: presi di sorpresa i Treviri furono massacrati. La plebe gallica in urto coi capi, che cercarono rifugio presso popolazioni rimaste fedeli a Roma, iniziò a disperdersi nelle campagne. Le due legioni la I e la XVI che erano state trasferite a Novesio dopo ladesione alla rivolta fecero immediatamente giuramento di fedeltà a Vespasiano, dopodiché si ritirarono presso i Mediomatrici per sfuggire allira di un furibondo Valentino, capo treviro, che assieme a Tutore riuscì per il rotto della cuffia a far rientrare il suo popolo nellalleanza, mettendo a morte per ritorsione i legati delle due legioni romane che erano stati fatti prigionieriNumisio ed Erennio.

Presa della colonia di Treviri

A questo punto si fece vivo Ceriale, il quale fece ingresso a Magonza. Subito apprestò i preparativi, infervorando gli animi e deciso a cogliere loccasione della debolezza del nemico. Diede lordine di rispedire alle rispettive terre le truppe ausiliarie galliche ritenute ormai completamente inaffidabili, dichiarando di poter fare affidamento unicamente sulle legioni, decisione che peraltro mise in buona luce lautorità romana presso gli stessi galli, che preferivano versare tributi in denaro, piuttosto che di sangue dei figli.

Civile e Classico, turbatissimi dalla rapidità dellazione romana, mettevano in guardia Valentino dallaccettare battaglia in campo aperto. Mentre intanto le legioni rifugiatesi presso i Mediomatrici venivano comandate di avanzare, Ceriale in tre giorni a tappe forzate, con nove ore di marcia al giorno, giunse a Rigodulo presso i Treviri, dove si era asserragliato Valentino con trincee e baluardi. Qui diede ordine alla fanteria e alla cavalleria di avanzare sul colle: dopo qualche rallentamento dovuto ai lanci della cavalleria, al primo cozzare col nemico, i Treviri e i Lingoni si dispersero rovinosamente, venendone catturati in gran numero, compreso lo stesso Valentino.

Presa la colonia di Treviri, si moltiplicarono le richieste di mettere a ferro e fuoco la città e massacrarne la popolazione:

Ceriale tuttavia represse la rabbia delle legioni e fu obbedito. Daltronde la vista delle legioni di ritorno dai Mediomatrici servì a riportare le truppe allordine:

Ceriale raccolse le legioni in unico campo per favorirne laffiatamento e appianare i sentimenti di superiorità delle legioni vincitrici su quelle insubordinate, dando ordine che nessuno tra i primi si permettesse di rinfacciare alcunché ai compagni riscattatisi dallonta del tradimento. Dopodiché rivolse un discorso pieno di orgoglio romano a Treviri e Lingoni, rinfacciandogli il sostegno fornito ai loro avi ai tempi dellinvasione di Ariovisto, e come fossero stati gli stessi capi galli a richiamare i romani nei loro territori per difenderli dai soprusi dei germani, ricordandogli inoltre come in più di un caso essi stessi avessero il comando di legioni e i medesimi nativi fossero al comando delle loro e di altre province.



                                     

3.8. La rivolta Assedio di Castra Vetera

I resti delle legioni V e XV battute a Bonna, trinceratesi dentro Castra Vetera, procedettero a smentellare immediatamente il grosso delle costruzioni erette nel periodo di pace al di fuori del campo per evitare che finissero in mano ai ribelli; fu dato fondo alle riserve di denaro e si fece incetta di risorse consentendo il saccheggio alle truppe. Non si trasportò tuttavia il sufficiente quantitativo di viveri. Civile intanto mobilitò la cavalleria e fece muovere la flotta. Scrive Tacito:

Rifiutata dalle legioni la richiesta di giuramento di fedeltà avanzata da Civile, Batavi e Transrenani, desiderosi di mettersi in gioco, iniziarono a provocare battaglia col lancio di dardi e proietti. Dopodiché, verificata linutilità di quei lanci, si gettarono "con vociare assordante e di furia", alcuni a mezzo di scale, contro le mura del castrum. I romani però riuscirono a respingerne molti, e si opponevano col lancio di giavellotti e col cozzare degli scudi. I barbari ricorsero anche alluso, per loro inconsueto, di macchine, grazie allassistenza loro fornita dai tecnici disertori. I batavi riuscirono ad erigere una torre dassedio disposta su più piani, il più alto occupato dai combattenti, il più basso vicino alle mura munito di una testa dariete. Le baliste romane demolirono però la torre, mentre contro i batavi che si difendevano con graticci e vinee furono scagliati dardi incendiari. Fallito lassalto, Civile decise di arrestare lattacco e di prendere per fame gli assediati.

Ai Batavi veniva assegnata la cura delle opere campali, mentre ai Transrenani si prescriveva di tentare di rompere la tenuta del vallo. Per vincere labilità nel duello dei romani, Civile escogitò lespediente di far combattere gli eserciti nellombra, di notte, spegnendo tutti i fuochi, così da vanificare il vantaggio tattico degli assediati:

Lassedio però non si sarebbe vinto senza il ricorso alle macchine dassedio edificate con le competenze tecniche degli ausiliari batavi. Una grossa torre a due piani fu sospinta in prossimità della porta pretoria, ma finì semi-distrutta dai colpi di spranghe romani. I ribelli riuscirono a mettere in piedi anche una sorta di tolleno, costituito da una trave molto alta piantata nel terreno, con una seconda trave allestremità superiore a un capo della quale un apparecchio di legno o vimini sostenente un drappello di truppe veniva fatto calare direttamente nellaccampamento romano.

Dopo lo scontro vinto in maniera fortunosa da Vocula grazie allintervento dei Vasconi, i romani avevano ripreso liniziativa per tentare di interrompere lassedio della cittadella romana. I batavi, incapaci di prevalere militarmente, avevano proseguito nei tentativi di provocare il cedimento psicologico dei romani, inducendoli a credere che per il resto delle legioni fosse ormai tutto perduto si portavano in processione le insegne e i vessilli, facendo mostra anche dei prigionieri e tentando di indurre il forte alla resa.

Vocula prendeva quindi posizione in prossimità dei batavi assedianti e dava ordine di fortificare la posizione, dopodiché procedette con le manovre dattacco. Benché si fosse vicini alla possibilità di rompere lassedio, e i lacerti di legioni imprigionate, sebbene prostrate, dessero manforte dallinterno, non si riusciva a rompere la solidità dei ribelli. Neanche una caduta accidentale di Civile da cavallo dovuta a uno scarto del destriero, che fece serpeggiare il terrore della morte del loro comandante nei batavi, servì a far cedere lo schieramento. Se non altro perché Vocula appariva intenzionato a non puntare tutto su quello scontro risolutore, cercando una strategia dilatoria che, secondo Tacito, gli avrebbe giovato nel procurarsi nuova gloria, continuando a dargli quella posizione privilegiata che sarebbe andata perduta in caso di vittoria, facendolo rientrare nelloscurità del rango di subordinato.

                                     

3.9. La rivolta La resa a Civile e il massacro dei romani

Dopo diversi mesi e la morte di Ordeonio e Vocula il quale aveva preso il posto del primo, il primo ucciso dalle legioni stesse, il secondo da Classico, gli assediati erano ormai prostrati e col morale a terra. Gli altri campi romani, compresa Mogontiacum, erano caduti sotto la fedeltà a Civile e Classico, e non restava che decidere tra "losservanza dellonore e la vergogna del disonore".

Consumate le ultime bestie da soma e perfino le erbacce, non rimaneva che la fame, così le legioni inviarono messi a Civile per aver salva la vita. Si accordarono con questi affinché, dietro il giuramento di prestare fedeltà alle Gallie e la consegna del tesoro del campo e di tutti i bagagli, potessero unirsi ai ribelli. Sennonché mentre erano alla distanza di cinque miglia romane dal luogo convenuto per ladesione a Civile, vengono attaccati da bande vaganti di Germani che ne ammazzarono o dispersero la maggior parte, mentre la restante fetta se ne ritornò nel campo fortificato.

                                     

4. Conseguenze

Civile in effetti aveva abilmente giocato sulla rivalità fra Romani:" si finse amico di Vespasiano e suo sostenitore”, atteso che ormai la guerra civile divampava nell’impero.

Incuneandosi dunque nella guerra civile romana e facendo conto di esserne parte, per Civile era stato molto più agevole portare avanti la rivolta germanica, e in parte gallica, che invero era piuttosto una guerra antiimperiale, benché dissimulata.

I rivoltosi finsero dunque in più occasioni obbedienza ai Romani, per sorprenderli più facilmente. Fu appunto in questo contesto che il generale romano Vocula cadde ucciso da uno dei suoi stessi soldati.

Una volta però che venne consolidato il fronte interno dellimpero, dopo la morte di Vitellio, per Roma fu più agevole intervenire unitariamente sul fronte germanico, in quanto la guerra civile andava progressivamente scemando.

In occasione di questi sviluppi, con la dura sconfitta inflitta ai Treviri da parte del generale romano Sestilio Felice e, a seguire, con le operazioni belliche condotte da Quinto Petilio Ceriale, iniziò a sgretolarsi il fronte dei ribelli germanici.

Ciò che rimane del racconto di Tacito descrive un incontro sullisola dei Batavi, sul delta del Reno, tra Civile e Ceriale per discutere le condizioni di resa. Sappiamo poco di come si svolse lincontro. È invece certo che, considerata lamicizia tra Civile e Vespasiano, questultimo trattò il primo con indulgenza, perdonandolo, anche perché aveva ancora bisogno delle truppe ausiliarie di questo popolo.

Ceriale prese alcune di queste unità di Batavi, appena riformate, le portò con sé in Britannia. Le stesse dimostrarono con il tempo che aveva avuto ragione Vespasiano a non punirle troppo severamente, dimostrandosi in seguito fedeli.

Perfino nel tardo 395, sono ancora riscontrabili unità con il nome dei Batavi, sebbene lo fossero solo di nome più che di fatto, venendo ora arruolati un po in tutto limpero es. Palatini, equites Batavi seniores o auxilium Batavi seniores.