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ⓘ Profezia di Malachia. La Profezia di Malachia è un testo attribuito a san Malachia, arcivescovo di Armagh vissuto nel XII secolo, contenente 112 brevi motti in ..




Profezia di Malachia
                                     

ⓘ Profezia di Malachia

La Profezia di Malachia è un testo attribuito a san Malachia, arcivescovo di Armagh vissuto nel XII secolo, contenente 112 brevi motti in latino che descriverebbero i papi a partire da Celestino II, eletto nel 1143.

Dopo i motti, al termine della profezia, è presente un testo in latino che prevederebbe, durante il pontificato di un certo Pietro romano non necessariamente immediato successore dellultimo papa della lista, la distruzione di una città dai sette colli e il giudizio finale.

                                     

1. Origine e natura del testo

La profezia venne pubblicata per la prima volta nel 1595 dallo storico benedettino Arnoldo Wion nel suo libro Lignum Vitæ, una storia dellordine religioso a cui apparteneva. Wion attribuì la lista a san Malachia, vescovo benedettino di Armagh, vissuto nel XII secolo, senza però indicare dove si trovasse il manoscritto originale. Egli spiegò, soltanto, che la profezia non era mai stata pubblicata prima, ma che in molti già ne conoscevano lesistenza ed erano ansiosi di leggerla integralmente. Assieme al testo Wion pubblicò anche uninterpretazione dei motti di tutti i papi sino al 1590, attribuendola allo storico domenicano Alfonso Chacón.

Siccome Malachia si era recato a Roma nel 1139, dove aveva ricevuto dal papa Innocenzo II i pallii per le sedi arcivescovili di Armagh e di Cashel, nel 1873 François Cucherat ipotizzò che il vescovo avesse avuto proprio a Roma una visione sui futuri pontefici, che lavesse trascritta mediante dei motti criptici in latino e che avesse consegnato il manoscritto al papa, il quale lavrebbe poi depositato negli archivi vaticani, dove sarebbe rimasto dimenticato fino alla sua riscoperta alla fine del XVI secolo.

                                     

2. I motivi di dubbio sullautenticità

Lautenticità della profezia di Malachia, di cui non si conosce il manoscritto originale ma solo il testo a stampa di Wion, fu messa in dubbio quasi subito da un libro del francescano François Carriere, ristampato quattro volte nel corso del XVII secolo, e venne rigettata anche dagli autorevoli padri bollandisti. Particolarmente approfondita fu la confutazione pubblicata nel 1689 dal gesuita Claude-François Ménestrier, dal titolo Refutation des prophéties faussement attribuées a s. Malachie sur les elections des Papes, tradotta in tedesco e stampata a Lipsia nel 1691 da Cristiano Wagnero. Poco dopo, a seguito della pubblicazione della Additione apologetico-istorica alle Predittioni circa i Sommi pontefici Romani del glorioso Padre S. Malachia di Giovanni Germano, Ménestrier tornò sullargomento pubblicando La philosophie des images énigmatiques Parigi, 1694.

Un primo, quasi ovvio, motivo di sospetto è il fatto che, per quattro secoli, nessuno aveva mai saputo nulla del documento. Anche nella dettagliata biografia di Malachia scritta da Bernardo di Chiaravalle, grande amico di Malachia, la profezia non viene minimamente menzionata.

Parimenti incongrua è la scelta dei personaggi descritti dai motti: essendo un elenco di papi non sembra logico includervi anche gli antipapi. Tuttavia, nonostante lantipapa Innocenzo III non sia presente, degli altri dieci antipapi soltanto due vengono effettivamente dichiarati tali, mentre gli altri otto sono accomunati ai papi. Altri dubbi nascono dallordine di elencazione: il papa Alessandro III è posposto agli antipapi Vittore IV, Pasquale III e Calisto III, mentre Urbano VI è posposto agli antipapi Clemente VII, Benedetto XIII e Clemente VIII.

Una prova importante a sostegno della falsità dello scritto è data dal fatto che il motto di alcuni fra i papi più antichi venne elaborato sulla base di indicazioni biografiche o araldiche errate, presenti in maniera ugualmente sbagliata nella storia ecclesiastica scritta da Onofrio Panvinio nel 1557 e in altre sue opere. Malachia, quindi, non solo avrebbe saputo con secoli di anticipo notizie sui futuri pontefici, ma addirittura avrebbe commesso gli stessi errori di uno storico vissuto quattrocento anni dopo di lui.

Lipotesi di un falso cinquecentesco è inoltre confermata dal fatto che i motti latini sono molto precisi per i pontefici antecedenti la fine del XVI secolo, periodo in cui il falso sarebbe stato ultimato, mentre diventano più vaghi e approssimativi per i papi successivi, obbligando a fare largo uso della fantasia per trovare un collegamento fra motti e pontefici.

                                     

3. Circostanze del falso

Gli storici hanno cercato di mettere in luce le circostanze in cui la profezia potrebbe essere stata redatta, ma ancora senza produrre evidenze conclusive. In primo luogo la profezia di Malachia potrebbe rientrare nella consuetudine di usare testi profetici come armi psicologiche, usanza particolarmente diffusa nei momenti di instabilità politica, come, ad esempio, il periodo dello scisma dOccidente. Lastrologo o il profeta, che tradizionalmente miravano a compiacere le mire del potente di turno, potevano utilizzare i pronostici come arma per influenzare gli eventi, prospettando come sicuri e inevitabili gli sviluppi più congeniali a loro o ai loro committenti.

Favorito dalla diffusione della stampa, il genere profetico ebbe un nuovo momento di grande popolarità in Italia fra il 1494 e il 1530, restando comunque vivo anche nei decenni successivi. Nel 1515 furono dati alle stampe anche i Vaticinia de Summis Pontificibus, una profezia medievale sui pontefici, risalente forse alla fine del XIII secolo, falsamente attribuita a Gioacchino da Fiore. I Vaticinia vennero poi nuovamente stampati a Venezia nel 1589 con note e interpretazioni di Pasqualino Regiselmo.

In questo quadro non sorprende che il genere della profezia possa esser stato utilizzato anche per influenzare lesito dei conclavi o più semplicemente per trarre qualche profitto economico dalle attese dei papabili e dei loro congiunti non appena si fosse profilata la prospettiva di un prossimo decesso del pontefice in carica.

Nel caso della profezia di Malachia lattenzione degli studiosi, fra cui per primo Claude-François Ménestrier, cadde sul 75° motto, Ex antiquitate urbis, un riferimento estremamente vago, soprattutto in Italia, dove moltissime città e centri minori esistono da tempo immemorabile. Una profezia, quindi, facilmente confermabile dallesito di un conclave. Al tempo stesso, il motto era particolarmente aderente alle caratteristiche di uno specifico candidato, il cardinale Girolamo Simoncelli, nato a Orvieto.

Il motto potrebbe essergli stato dedicato per adulazione, con la speranza di trarre concreti benefici dalla sua ambizione al papato, oppure addirittura potrebbe essere stato commissionato da suoi sostenitori e fatto circolare nella curia vaticana per influire su un imminente conclave. Tutto il testo della profezia di Malachia, dunque, potrebbe essere un falso storico costruito solo per creare un contesto di verosimiglianza al motto.

Alla luce di queste considerazioni molti studiosi, a partire come si è detto da Menestrier, hanno avanzato lipotesi che il documento sia stato utilizzato inutilmente o preparato senza essere utilizzato in occasione del conclave del 1590, che vide lelezione del milanese Nicolò Sfondrati.

Agli inizi del XX secolo Luigi Fumi attribuì le profezie di Malachia allopera di un noto falsario cinquecentesco, Alfonso Ceccarelli, i cui rapporti con i familiari di Simoncelli erano solidi e accertati.

Il metodo di lavoro di Ceccarelli, utilizzato ad esempio verso il principe Cybo, era di predisporre falsi documenti antichi o cronache storiche attribuite ad antichi autori reali o mai esistiti, mediante i quali dimostrare la discendenza di un possibile committente da personaggi o da famiglie illustri del lontano passato. Con questi espedienti, Ceccarelli era in grado di invogliare il possibile committente a finanziare studi storici di approfondimento o ad acquistare copie dei documenti "originali" in suo possesso.

Queste caratteristiche fanno di Ceccarelli il candidato ideale per essere lautore delle profezie di Malachia. Ceccarelli, tuttavia, fu giustiziato il 9 luglio 1583, sette anni prima del conclave del 1590, e perciò questa attribuzione è dubbia.

Per mantenere lattribuzione occorre ipotizzare che il manoscritto trascritto da Wion abbia avuto una storia articolata in almeno due momenti diversi. Una prima redazione sarebbe stata predisposta ma non utilizzata da Ceccarelli in data anteriore al 1583 e proprio nel clima di attesa creato dalle profezie sulla malattia e la morte del papa, che circolarono per Gregorio XIII papa dal 1572 al 1585. Il testo di Ceccarelli, poi, sarebbe stato adattato da parte di altri in previsione o in occasione dei conclavi successivi.

In un articolo del 2015 si riporta un carteggio di un nipote del cardinale Giovanni Gerolamo Albani, grazie al quale si ha prova di come profezie di Malachia esistevano già nel 1587, nella stessa forma pubblicata da Wion. Dato che il motto del 73º papa, Sisto V 1585-1590, è una descrizione del suo stemma, nellopinione generale degli studiosi è stato scritto ex post e perciò il testo avrebbe trovato la sua forma finale nel biennio 1585-1587 in previsione del successivo conclave. Nel carteggio Albani alcuni familiari del cardinale si mostrano convinti che il motto De rore coeli annunci la futura elezione del loro protettore, collegando il nome Albani, da cui "alba", alla rugiada ros, roris in quanto tipico fenomeno mattutino. Il cardinale, infatti, era stato uno dei candidati più votati nel conclave del 1585, mantenendo quindi alcune effettive chance di elezione.

Chiunque sia stato lautore, o gli autori, del documento, la tesi praticamente unanime, seguita anche dallultima edizione dellEnciclopedia Cattolica, resta che il manoscritto sia un falso storico, redatto nella seconda metà del XVI secolo.



                                     

4. Fortuna nel XVII secolo presso il pubblico e la critica

Secondo Giuseppe De Novaes, lopera di Wion ebbe grande successo: "Varie edizioni ne furono fatte, correndo ognuno a questi libri Sibillini come a fogli caduti dal Cielo". Nel 1601 il domenicano Girolamo Giannini stampò a Venezia i Vaticini dellabbate Malachia arcivescovo Armacano, tradotti dal latino, ristampati nel 1650 e nel 1689. Negli ultimi decenni del XVII secolo anche il cistercense Giovanni Germano scrisse diversi libri sulla profezia di Malachia. Fu stampata più volte da editori diversi anche la Profezia veridica di tutti i sommi pontefici fino alla fine del mondo fatta da S. Malachia arcivescovo armacano, di cui S. Bernardo scrisse la vita e cavata per opera di un theologo da scrittori autentici. Poco dopo Daniele Guglielmo Mollero pubblicò la Dissertatio historica de Malachia, propheta pontificio Altdorf, 1706.

Anche alcuni estensori di biografie dei papi o di storia ecclesiastica trattarono largomento nelle loro opere. Ad esempio già Louis Coulon, ristampando nel 1673 le sue vite dei papi, segnalò nel frontespizio: Nouvelle edition augmentée de la vie des deux dernier Pontifes et de la Prophetie de S.Malachie. Nellopera, Coulon commentò tutti i motti fino al 1670, cioè estese di ottantanni le spiegazioni di Alfonso Chacón. Prudentemente, però, si astenne da ogni valutazione e sottomise ogni cosa "au jugement de la Sainte Eglise". Poco dopo la profezia entrò anche nel famoso dizionario storico-biografico di Louis Moréri, unopera stampata nel 1674 a Lione, in un solo volume, che venne continuamente corretta e ampliata fino a raggiungere i dieci volumi nelledizione del 1759.

Anche Pierre le Lorrain, abate di Vallemont, trattò largomento delle profezie di Malachia nei suoi Eléments de lhistoire, ou ce quil faut savoir de chronologie, de géographie, de blason, etc., avant que de lire lhistoire particulière. Le numerose critiche ridussero la fama dellopera, la quale continuò però a trovare sostenitori anche presso scrittori protestanti, come il luterano Teodoro Grugero, che pubblicò la Commentatio historica de successione Pontificum Romanorum, secundum vaticinia Malachiae, a dubiis Menestrerii, Carrieri, aliorumque vindicata Wittenberge, 1723.

                                     

5. I motti

La profezia descriverebbe ciascuno dei 111 futuri pontefici attraverso un breve motto scritto in latino. Questi motti andrebbero da papa Celestino II 1143-1144 fino alla presunta fine dei tempi.

Nel seguito vengono presentati separatamente i motti dei primi 74 papi e quelli dei papi successivi, in quanto i primi sono corredati anche di un breve testo interpretativo. La linea di demarcazione corrisponde solo approssimativamente alla data di pubblicazione della profezia.

Non tutti i motti hanno la stessa precisione: quelli riferiti ai papi sino quasi alla fine del XVI secolo sono molto accurati, indicando quasi sempre qualcosa che allude in maniera diretta al loro stemma o al loro cognome, mentre i motti per i pontefici successivi sono molto più vaghi e approssimativi.

                                     

5.1. I motti Motti interpretati da Chacon 1143-1590

I motti relativi ai 74 papi e antipapi regnanti fino al 1590, cioè cinque anni prima della pubblicazione della profezia, sono accompagnati da uninterpretazione latina che Arnoldo Wion afferma di aver ricevuto dal domenicano Alfonso Chacón. Spesso si tratta di piccoli enigmi o di veri e propri giochi di parole:

                                     

5.2. I motti Motti successivi dal 1590 in poi

Di seguito, i motti relativi a 38 pontefici successivi, regnanti dal 1590 in poi. Poiché, a differenza dellesattezza dei precedenti, linterpretazione di questi motti è del tutto arbitraria, si è preferito non avallare alcuna opinione, lasciando solamente i motti riportati da Wion e i relativi abbinamenti:

                                     

6. Lultima "profezia"

Dopo il motto In persecutione extrema S.R.E. sedebit." lelenco si conclude con il testo:

Il testo non contiene alcuna nuova profezia ed è un semplice memento che, prima o poi, la sequenza dei papi sarà destinata a concludersi. Lo stesso nome, Petrus Romanus, potrebbe non indicare alcuna caratteristica del pontefice e potrebbe significare soltanto "il papa che cè a Roma". Anticamente, infatti, era bene specificare il papa "di Roma" per distinguerlo da eventuali antipapi scismatici in altre parti dEuropa. Gli eventi descritti, poi, sono gli stessi segnalati nellApocalisse, in cui la distruzione di Babilonia, una città appunto costruita su sette colli Ap 17, 9, precede il giudizio universale.

                                     

7. Speculazioni

Nellelenco di papi che Wion abbina ai primi 74 motti della profezia sono presenti dieci antipapi. Se il documento non fosse un falso storico, si potrebbe mettere in dubbio che i motti di Malachia possano essere riferiti anche ad antipapi, mischiandoli con i papi successivamente riconosciuti. In tal caso gli abbinamenti di Wion sarebbero errati e i motti sarebbero da riassegnare, mentre mancherebbero ancora dieci papi prima che la lista dei papi futuri sia esaurita.

Togliendo gli antipapi verrebbe a modificarsi lattribuzione classica: per esempio, Pio XII non sarebbe più Pastor Angelicus, ma Peregrinus Apostolicus, mentre Paolo VI non sarebbe più Flos Florum, bensì Canis et Coluber. Questa ipotesi, tuttavia, è in contrasto sia con lopinione prevalente che il testo sia un falso, sia con lottima concordanza fra motti e papi prima del 1590.

                                     
  • Malachia O Morgair, in gaelico irlandese Maelmhaedhoc O Morgair, in medio gaelico irlandese Máel Máedóc Ua Morgair Armagh, 1095 Abbazia di Clairvaux
  • Malachia è l ultimo dei profeti minori dell Antico Testamento autore del Libro di Malachia sarebbe vissuto attorno al V secolo a.C.. Alcuni studiosi
  • Una profezia è un affermazione che prevede il futuro, in generale. Tuttavia, c è un importante differenza tra profezia e previsione: una previsione ha
  • includeva una profezia sui futuri papi attribuita a san Malachia vescovo di Armagh, vissuto nel XII secolo. La paternità di Malachia però, venne successivamente
  • Malachia è un nome proprio di persona italiano maschile. Catalano: Malaquies Ebraico: מ ל א כ י Mal âkhî, Mal akhi, Malachi Francese: Malachie Greco
  • Pietro II è il nome di numerosi antipapi moderni. L origine di tale nome potrebbe risalire alla profezia di Malachia un elenco di futuri papi risalente
  • eventi disastrosi. Secondo l autore, e similmente alla profezia di Malachia anche la monaca di Dresda dà un motto, limitandosi agli ultimi undici papi:
  • Maya La profezia dei Teschi di Cristallo Altre profezie dall Egitto all Apocalisse Il confronto con la scienza Le reazioni La profezia di Malachia Nostradamus
  • menzionato nella cosiddetta profezia di Malachia Pietro II antipapa è il nome di vari antipapi moderni Pietro II di Arborea, Re di Arborea 1211 - 1241 Pietro
  • Profezia biblica o profezia ebraica usualmente indica la predizione di eventi futuri in base all azione, funzione, o facoltà di un profeta. Tali predizioni