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ⓘ Cultura dei castellieri. La cultura dei castellieri si sviluppò in Istria nelletà del bronzo medio per espandersi successivamente in Friuli, Venezia Giulia, Dal ..




                                     

ⓘ Cultura dei castellieri

La cultura dei castellieri si sviluppò in Istria nelletà del bronzo medio per espandersi successivamente in Friuli, Venezia Giulia, Dalmazia, Veneto e zone limitrofe. Durò oltre un millennio ed ebbe termine solo con la conquista romana. Prende il nome dai borghi fortificati che sorsero un po ovunque nella sua zona di diffusione e definiti per lappunto castellieri.

                                     

1. Territorio e popolazioni

Popolazioni

A dare vita alla cultura dei castellieri fu un gruppo etnico di incerta origine ma probabilmente pre-indoeuropeo e sicuramente proveniente dal mare. I primi castellieri furono infatti costruiti lungo le coste istriane e presentano un curioso fenomeno di megalitismo riscontrabile in quello stesso periodo nel mondo miceneo. Purtuttavia, essendo questo stesso fenomeno diffuso in molte zone del Mediterraneo, non è stato possibile determinare con certezza la provenienza egea di tale popolazione; le ipotesi avanzate su una sua origine illirica non sono parimenti avvalorate dai reperti in nostro possesso. Va anche segnalato che unetnia propriamente illirica iniziò a formarsi in Europa solo attorno al X secolo a.C.

                                     

2. I Castellieri

Erano dei borghi fortificati, generalmente situati su montagne e colline o, più raramente, in pianura Friuli sud-orientale, e costituiti da una o più cinte murarie concentriche, dalla forma rotonda, ellittica Istria e Venezia Giulia, o quadrangolare Friuli, allinterno delle quali si sviluppava labitato. Va rilevato che lo spessore delle mura poteva raggiungere anche i quattro o i cinque metri, mentre per quanto riguarda laltezza questa era generalmente compresa fra i cinque e i sette metri. Erano dunque delle cinte piuttosto massicce il cui perimetro poteva misurare anche due o tre chilometri. La tecnica costruttiva era a sacco: venivano edificati due muri paralleli costituiti da grandi blocchi di pietra e riempiti, nello spazio interno, da piccole pietre, terra ed altri materiali residuali. Le case di abitazione, generalmente di modeste dimensioni e dalla forma circolare spesso a trullo avevano una base di pietra calcarea o arenaria e per il resto erano costruite con materiali deperibili, soprattutto legno.

In Istria, Friuli, e Venezia Giulia sono rimaste alcune centinaia di castellieri fra cui quello di Leme, in Istria centro-occidentale, di Elleri, nei pressi di Muggia, di Monte Giove, in prossimità di Prosecco Trieste, di Slivia, frazione del comune di Duino-Aurisina, e di S.Polo, o della Gradiscata non lontano da Monfalcone. Ma forse il castelliere più importante e popoloso era quello di Nesactium Nesazio, nellIstria meridionale, a pochi chilometri da Pola. Nesactium era circondata da una doppia cinta muraria e fu anche, per lungo tempo, capitale e massimo centro religioso della nazione degli Istri. Dopo la conquista romana, Nesactium, come molti altri castellieri istriani, giuliani e friulani venne trasformato in roccaforte militare.

Recentemente a Udine, nel corso dei lavori di ristrutturazione di Palazzo Mantica, sede della Società Filologica Friulana, è stato trovato laggere del castelliere della città di Udine datato alla media età del Bronzo. Nel corso di successivi scavi stratigrafici coordinati dalla Soprintendenza Archeologica del Friuli Venezia Giulia, è stato possibile studiarne la struttura e la tecnica costruttiva.

                                     

3.1. Storia Le migrazioni indoeuropee

Durante la prima età del ferro X secolo a.C VIII secolo a.C. le popolazioni pre-indoeuropee che in epoca protostorica avevano iniziato a plasmare la cultura dei Castellieri furono sostituite da altre di origine indoeuropea fra cui i Liburni popolo venetico successivamente illirizzato, gli Iapodi o Japodi in Dalmazia e nella zona di Fiume, e gli Istri o Histri, nella penisola omonima e nella Venezia Giulia meridionale, fino al Timavo. Nella prima metà del IV secolo a.C. si vennero ad insediare nella parte centro-settentrionale del Friuli e della Venezia Giulia anche i Carni, gruppo etnico celtico che non ebbe un ruolo marginale nellelaborazione della cultura dei castellieri, dal momento che introdusse, in questa parte dItalia, una siderurgia particolarmente avanzata per lepoca. Il sovrapporsi, lalternarsi o, in taluni casi, la condivisione di uno stesso territorio fra le varie etnie cui abbiamo fatto accenno, ebbe uninfluenza del tutto insignificante sulle tecniche di costruzione utilizzate, le quali si mantennero inalterate fino ad età romana.



                                     

3.2. Storia Le Invasioni celtiche

Nel corso del IV secolo a.C. alcune popolazioni celtiche, fra cui anche gruppi di Carni, stabilitisi, come si è detto, nelle prealpi friulane e giuliane, invasero la Venezia Giulia meridionale, lIstria e la Dalmazia. Gli Istri, i Liburni ed i Giapidi ne contrastarono lavanzata, non potendo però impedire che alcuni di questi gruppi si insediassero permanentemente nella Dalmazia interna. Col tempo tali gruppi si fusero con i Giapidi dando origine ad una popolazione illiro-celtica che, in epoca romana, fu descritta da Strabone. Le invasioni celtiche che, comè noto, raggiunsero nel III secolo a.C. persino la Grecia e la penisola anatolica, ebbero un impatto molto minore sulle altre due popolazioni castricole e cioè sugli Istri ed i Liburni.

                                     

3.3. Storia La Conquista romana

Poco prima della II guerra punica i Romani avevano iniziato la loro penetrazione in area padano-veneta. Nel 221 a.C. gli Istri, che vivevano nella penisola omonima e nel carso triestino, furono costretti a pagare un tributo a Roma in segno di sottomissione, conservando però le proprie libertà. La deduzione di una colonia di diritto latino ad Aquileia 181 a.C., a ridosso del territorio degli Istri, fu il preludio della definitiva annessione di questa nobile e fiera popolazione avvenuta pochi anni più tardi. Una spedizione romana nel 178 a.C., varcò lIsonzo ma venne decimata. Lanno successivo, un nuovo e più potente esercito romano entrò in Istria e la conquistò, riuscendo ad espugnare, dopo un lungo e durissimo assedio, la sua capitale Nesactium. Le fonti classiche tramandano che il re di questo popolo, Epulo, preferì togliersi la vita assieme ai pochi cittadini superstiti, piuttosto che cadere nelle mani dei suoi avversari.

Nel 169 a.C. fu la volta dei Giapidi e dei Liburni del Quarnero, sconfitti dal console G. Cassio Longino: la loro sottomissione definitiva avvenne però solo quaranta anni più tardi, nel 129 a.C. I Carni del Friuli e della Venezia Giulia settentrionale furono gli ultimi castricoli a perdere le proprie libertà: la loro incorporazione nello Stato romano ebbe luogo solo nel 115 a.C., dopo lunga e fierissima resistenza.

                                     

4.1. Economia Attività agropecuarie, manifatturiere, commerciali

Tutte le popolazioni che, nel corso dei secoli, si succedettero nella regione, avevano un carattere stanziale ed erano dedite, in prevalenza, ad attività primarie come lagricoltura cereali e lallevamento. Anche i campi destinati alla coltivazione venivano spesso delimitati da mura ed erano cosparsi di castellieri dalle dimensioni ridotte che con ogni probabilità venivano adibiti a rifugio o a deposito.

Per quanto riguarda le attività secondarie, grande sviluppo ebbe la siderurgia, curiosamente legata, almeno fino al V secolo a.C., più alla lavorazione del bronzo che non a quella del ferro. Questultima iniziò a diffondersi capillarmente solo con larrivo dei Carni e di altre popolazioni celtiche nel Friuli ed in Venezia Giulia. Con la venuta dei Celti ricevette anche particolare impulso la lavorazione dellargento. Le attività manifatturiere avevano un carattere artigianale: venivano fabbricate armi di vario tipo, attrezzi destinati allagricoltura, fibule, borchie ed altri oggetti destinati a corredare labbigliamento. Non mancava una copiosa produzione di utensili per uso domestico, spesso di buona fattura. Va infine segnalata leccezionale perizia nella costruzione di imbarcazioni da parte dei Liburni i quali diedero il nome ad un celebre tipo di nave leggera: la liburna. Questa, per la sua velocità e manovrabilità fu adottata dalle flotte romane fin dal I secolo a.C.

Sebbene i castellieri fossero dei centri produttivi di carattere autarchico, svolsero anche la funzione di luoghi destinati allo scambio. Dai ritrovamenti fatti risultano evidenti i contatti che ebbero le popolazioni della regione con il resto del mondo adriatico e persino con lEgeo. Tali contatti si intensificarono a partire dallVIII secolo a.C. e raggiunsero il loro massimo sviluppo attorno al VI ed al V secolo a.C., in concomitanza con la diffusione della civiltà etrusca nellItalia settentrionale e con lascesa delle colonie greche sulle sponde balcaniche dellAdriatico: Orikos Oρικος, Epidamnos Επίδαμνος, e Apollonia Απολλωνία.



                                     

4.2. Economia Attività illecite

In grande auge fu, fin dai primi secoli delletà del ferro, la pirateria. A questa attività si dedicarono, in maggiore o minor misura, tutte le popolazioni che diedero vita alla cultura del Castellieri, ad eccezione dei Carni, i cui territori di stanziamento non avevano sbocchi sul mare. Celebri, sotto questo particolare profilo, i Liburni, che sembra traessero da tale risorsa economica la fonte principale per il proprio sostentamento. Fino al V secolo a.C. la pirateria liburna interessò soprattutto le navi mercantili greche ed etrusche, poi anche quelle di altre popolazioni italiche ed infine imbarcazioni romane. Questo atteggiamento fornì a Roma il pretesto per scatenare la Prima guerra illirica contro la regina Teuta e iniziare lallargamento politico e territoriale verso la Grecia, la Macedonia e lAsia. Cionondimeno la pirateria anche nellAdriatico rimase attiva e si protrasse ben oltre la conquista romana. Nel 67 a.C. loffensiva di Gneo Pompeo per liberare il Mare Nostrum da tale piaga era diretta anche contro i pirati liburni.

                                     

5.1. Lingua, artigianato ed arte Lingua

Le popolazioni castricole, a qualunque etnia appartenessero, non conoscevano la scrittura. Solo dopo la conquista romana adottarono lalfabeto latino, ma insieme ad esso, anche lidioma dei conquistatori. La romanizzazione di tali gruppi etnici fu piuttosto rapida: già attorno alla seconda metà del I secolo poteva dirsi pienamente realizzata. Ciò rende estremamente problematico lo studio della lingua, o per meglio dire, delle lingue utilizzate dalle popolazioni che, a partire dalla prima età del ferro popolarono i territori in cui si sviluppò la cultura dei Castellieri. Dallo studio dei toponimi e del materiale onomastico possiamo dedurre che:

  • i Liburni e i Giapidi parlavano lingue illiriche, quindi di ceppo indoeuropeo, pur essendo entrambe le popolazioni, con ogni probabilità, di etnia indoeuropea ma non di origine illirica;
  • sulla lingua degli Istri non cè accordo fra gli studiosi, anche se si fa sempre più strada lipotesi che questa possa costituire una varietà dellillirico;
  • i Carni si esprimevano in un idioma di sicura derivazione celtica, che ha lasciato numerose tracce nella toponomastica locale e qualche influsso lessicale nella lingua friulana.
                                     

5.2. Lingua, artigianato ed arte Artigianato

Nei Castellieri si sviluppò, fin dalletà del bronzo, un artigianato specializzato nella produzione di vasellame per uso domestico caratterizzato da una grande varietà di anse e spesso decorato con motivi geometrici. I Castricoli sapevano anche produrre oggetti e strumenti metallici prima in bronzo, poi in ferro di buona qualità e destinati agli usi più diversi: armi, borchie, attrezzi per lagricoltura ecc. La lavorazione dei corni di bovino e di cervo aveva assunto un alto livello di perfezionamento e serviva alla produzione di impugnature e manici di ogni tipo. Sono stati inoltre rinvenuti articoli di vario tipo di produzione non locale e generalmente databili a partire dallVIII secolo a.C. Molti di questi manufatti sono di procedenza alto-adriatica veneta soprattutto, altri di fabbricazione apula, altri ancora egea. I castricoli sapevano anche lavorare lambra: a questo proposito va ricordato che il castelliere del Natisone era, con ogni probabilità, un importante mercato di smercio di questo prodotto.

                                     

5.3. Lingua, artigianato ed arte Le statue di Nesactium

A Nesactium, massimo centro politico e religioso degli Istri, furono rinvenute agli inizi del Novecento alcune statue di grandi dimensioni databili fra il V secolo a.C. ed il IV secolo a.C. È un tipo di statuaria profondamente influenzata dallarte etrusca che si era andata diffondendo nellItalia settentrionale fin dal VI secolo a.C. Molti studiosi pensarono infatti che si trattasse di prodotti di importazione provenienti probabilmente dai grandi empori commerciali di Adria o di Spina. Da un più attento esame dei ritrovamenti si poté invece stabilire con certezza che le statue in questione erano state tutte fabbricate in loco. La città di Nesactium era riuscita infatti a sviluppare questo tipo di produzione artistica, unica nel suo genere, e che non troverà riscontro in nessun altro castelliere istriano, friulano o giuliano. Nel museo di Pola si possono trovare esposti, in discreto stato di conservazione, una testa bifronte e un frammento di statua di guerriero a cavallo.



                                     

6.1. Religioni e riti funerari Religione

Delle divinità adorate dagli Istri non ci restano che alcuni nomi per noi privi ormai di qualsiasi significato, fra cui Eia, Boira, Melesoco, e pochi altri. Per i Giapidi una fra le divinità più importanti era forse Bindo che doveva avere una qualche relazione con il dio Nettuno, almeno a giudicare da alcuni luoghi sacri a lui ancora dedicati in età romana. Nel Pantheon liburno troviamo invece Sentona, Iria ed Ica. Questultima divinità al pari di Bindo era protettrice del mare e delle acque, mentre Iria doveva corrispondere alla grecoromana Afrodite-Venere.

                                     

6.2. Religioni e riti funerari Riti funerari

Durante tutta letà del bronzo il rito praticato fu quello della tumulazione che avveniva con la deposizione del cadavere, generalmente in posizione seduta o rannicchiata, entro una cassa mortuaria costituita da blocchi di pietra. A partire dai primi secoli delletà del ferro si andò gradualmente imponendo luso della incinerazione, a testimonianza del sopraggiungere di nuove etnie di origine indoeuropea che con ogni probabilità non si sovrapposero, ma si fusero con le popolazioni preesistenti. Il rito della cremazione si affiancò infatti a quello che lo aveva preceduto senza riuscire a sostituirsi del tutto ad esso: le urne con le ceneri continuarono spesso a venir deposte nei loculi di sempre e tumulate. Va rilevato che le necropoli erano generalmente poste al di fuori dellabitato; solo in rari casi, come nel castelliere di Lemme, sono state rinvenute allinterno delle cinte murarie.