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ⓘ Cometa. Una cometa è un corpo celeste relativamente piccolo, simile a un asteroide composto da gas ghiacciati, frammenti di rocce e metalli. Nel sistema solare, ..




                                               

Cometa perduta

Una cometa perduta è una cometa scoperta che non può più essere osservata. Nella nomenclatura astronomica le comete perdute sono indicate con la lettera "D".

                                               

Cometa Encke

La cometa di Encke, formalmente 2P/Encke, è una cometa periodica che prende il nome dallastronomo Johann Franz Encke, il quale, attraverso laboriosi studi sulla sua orbita e molti calcoli basati sulle sue apparizioni, nel 1786, nel 1795, nel 1808 e nel 1818, riuscì a prevedere la sua comparsa. Nel 1819 egli pubblicò le sue conclusioni nel giornale genovese Correspondance Astronomique, e predisse il suo ritorno nel 1822. Secondo la designazione ufficiale, la cometa di Encke fu la seconda ad essere denominata dopo la Cometa di Halley. Insolito che il nome derivi da chi ne ha calcolato il rit ...

                                               

Cometa Humason

Essa è una cometa gigante, il suo diametro è stimato intorno ai 41 km, eccezionalmente ricca di CO, molto più attiva di una normale cometa alla stessa distanza dal Sole, ha una magnitudine assoluta di +1.5, cento volte più luminosa di una cometa media.

                                               

24P/Schaumasse

La cometa Schaumasse, formalmente 24P/Schaumasse, è una cometa periodica del Sistema solare, appartenente alla famiglia delle comete gioviane e scoperta il 1º dicembre 1907 da Alexandre Schaumasse dallOsservatorio della Costa Azzurra a Nizza, in Francia, come un oggetto della dodicesima magnitudine. Per la fine del 1912 fu riconosciuto il suo comportamento periodico e fu calcolato un periodo orbitale di 7.1 anni, in seguito ricalcolato in 8 anni. Durante il ritorno del 1919 fu recuperata da Gaston Fayet dellOsservatorio di Parigi, come un oggetto di magnitudine 10.5. Nellapparizione del 19 ...

                                               

45P/Honda-Mrkos-Pajdušáková

La Cometa Honda-Mrkos-Pajdušáková, formalmente indicata 45P/Honda-Mrkos-Pajdušáková, è una cometa periodica del sistema solare, appartenente alla famiglia delle comete gioviane, la sua orbita è quindi controllata dalla forza di gravità del gigante gassoso. La cometa è la principale sorgente dello sciame meteorico delle Alfa Capricornidi. La cometa dà origine anche ad uno sciame meteorico su Venere.

                                               

36P/Whipple

La Cometa Whipple, formalmente indicata come 36P/Whipple, è una cometa periodica del Sistema solare, appartenente alla famiglia delle comete gioviane e alla famiglia di comete quasi-Hilda.

Cometa
                                     

ⓘ Cometa

Una cometa è un corpo celeste relativamente piccolo, simile a un asteroide composto da gas ghiacciati, frammenti di rocce e metalli. Nel sistema solare, le orbite delle comete si estendono oltre quella di Plutone. Le comete che entrano nel sistema interno, e si rendono quindi visibili dalla Terra sono frequentemente caratterizzate da orbite ellittiche. Sono composte per la maggior parte di sostanze volatili ghiacciate, come biossido di carbonio, metano e acqua, mescolate con aggregati di polvere e vari minerali. La sublimazione delle sostanze volatili quando la cometa è in prossimità del Sole causa la formazione della chioma e della coda.

Si pensa che le comete siano dei residui rimasti dalla condensazione della nebulosa da cui si formò il Sistema Solare: le zone periferiche di tale nebulosa sarebbero state abbastanza fredde da permettere allacqua di trovarsi in forma solida invece che come gas. È sbagliato descrivere le comete come asteroidi circondati da ghiaccio: i bordi esterni del disco di accrescimento della nebulosa erano così freddi che i corpi in via di formazione non subirono la differenziazione sperimentata da corpi in orbite più vicine al Sole.

                                     

1. Origine del nome

Il termine "cometa" viene dal greco κομήτης kométes, che significa "chiomato", "dotato di chioma", a sua volta derivato da κόμη kòme, cioè "chioma", "capelli", in quanto gli antichi paragonavano la coda di questi corpi celesti a una lunga capigliatura.

                                     

2.1. Caratteristiche fisiche Nucleo

I nuclei cometari possono variare in dimensione dalle centinaia di metri fino a cinquanta e più chilometri e sono composti da roccia, polvere e ghiacci dacqua e di altre sostanze, comunemente presenti sulla Terra allo stato gassoso, quali monossido di carbonio, anidride carbonica, metano e ammoniaca. Sono spesso chiamate "palle di neve sporca", soprannome dato da Fred Whipple, creatore della teoria cometaria oggi più in voga, sebbene osservazioni recenti hanno rivelato forme irregolari e superfici secche di polveri o rocce, rendendo necessario ipotizzare i ghiacci sotto la crosta. Le comete sono composte inoltre da una varietà di composti organici: oltre ai gas già menzionati, sono presenti metanolo, acido cianidrico, formaldeide, etanolo ed etano e anche, forse, composti chimici dalle molecole più complesse come lunghe catene di idrocarburi e amminoacidi.

Contrariamente a quanto si possa pensare, i nuclei cometari sono tra gli oggetti del Sistema solare più scuri conosciuti: alcuni sono più neri del carbone. La sonda Giotto scoprì che il nucleo della Cometa di Halley riflette circa il 4% della luce con cui viene illuminato, e la sonda Deep Space 1 scoprì che la superficie della cometa Borrelly riflette una percentuale tra il 2.4% e il 3%. Per confronto, il normale asfalto stradale riflette il 7% della luce incidente.

Nel Sistema solare esterno le comete rimangono in uno stato congelato ed è estremamente difficile o impossibile rilevarle dalla Terra a causa delle loro ridotte dimensioni. Sono state riportate rilevazioni statistiche da parte del Telescopio spaziale Hubble di nuclei cometari non attivi nella fascia di Kuiper, sebbene le identificazioni siano state messe in discussione, e non abbiano ancora ricevuto delle conferme.

                                     

2.2. Caratteristiche fisiche Chioma e coda

Quando una cometa si avvicina al Sistema solare interno, il calore del Sole fa sublimare i suoi strati di ghiaccio più esterni. Le correnti di polvere e gas prodotte formano una grande, ma rarefatta atmosfera attorno al nucleo, chiamata "chioma", mentre la forza esercitata sulla chioma dalla pressione di radiazione del Sole, e soprattutto dal vento solare, conducono alla formazione di unenorme "coda" che punta in direzione opposta al Sole.

Chioma e coda risplendono sia per riflessione diretta della luce incidente, sia in conseguenza della ionizzazione dei gas per effetto del vento solare. Sebbene la maggior parte delle comete sia troppo debole per essere osservata senza lausilio di un binocolo o di un telescopio, ogni decennio alcune poche diventano ben visibili a occhio nudo. Occasionalmente una cometa può sperimentare unenorme e improvvisa esplosione di gas e polveri, indicata comunemente con il termine inglese outburst". Nella fase espansiva seguente la chioma può raggiungere dimensioni ragguardevoli. Nel novembre del 2007 per la chioma della Cometa Holmes è stato stimato un diametro di 1.4 milioni di chilometri, pari a quello del Sole. Per un brevissimo periodo, la cometa ha posseduto latmosfera più estesa del Sistema solare.

Spesso polveri e gas formano due code distinte, che puntano in direzioni leggermente differenti: la polvere, più pesante, rimane indietro rispetto al nucleo e forma spesso una coda incurvata, che si mantiene sullorbita della cometa; il gas, più sensibile al vento solare, forma una coda diritta, in direzione opposta al Sole, seguendo le linee del campo magnetico locale piuttosto che traiettorie orbitali. Viste prospettiche dalla Terra possono determinare configurazioni in cui le due code si sviluppano in direzioni opposte rispetto al nucleo; oppure in cui la coda di polveri, più estesa, appare a entrambi i lati di esso. In questo casi si dice che la cometa possiede una coda e unanti-coda. Un esempio recente ne è stata la Cometa Lulin.

Mentre il nucleo è generalmente inferiore ai 50 km di diametro, la chioma può superare le dimensioni del Sole e sono state osservate code ioniche di estensione superiore a 1 UA 150 milioni di chilometri. È stato proprio grazie allosservazione della coda di una cometa, disposta in direzione opposta al Sole, che Ludwig Biermann ha contribuito significativamente alla scoperta del vento solare. Sono comunque estremamente tenui, tanto che è possibile vedere le stelle attraverso di esse.

La coda ionica si forma per effetto fotoelettrico, come risultato dellazione della radiazione solare ultravioletta incidente sulla chioma. La radiazione incidente è sufficientemente energetica da superare lenergia di ionizzazione richiesta dalle particelle degli strati superiori della chioma, che vengono trasformate così in ioni. Il processo conduce alla formazione di un nuvola di particelle cariche positivamente intorno alla cometa che determina la formazione di una "magnetosfera indotta", che costituisce un ostacolo per il moto del vento solare. Poiché inoltre la velocità relativa tra il vento solare e la cometa è supersonica, a monte della cometa e nella direzione di flusso del vento solare si forma un bow shock, nel quale si raggruppa unelevata concentrazione degli ioni cometari chiamati pick up ions ". Il vento solare ne risulta arricchito di plasma in modo che le linee di campo "drappeggiano" attorno alla cometa formando la coda ionica.

Se lintensità del vento solare aumenta a un livello sufficiente, le linee del campo magnetico a esso associato si stringono attorno alla cometa e a una certa distanza lungo la coda, oltrepassata la chioma, si verifica la riconnessione magnetica. Ciò conduce a un "evento di disconnessione della coda": la coda perde la propria continuità si "spezza" e la porzione oltre la disconnessione si disperde nello spazio. Sono state osservate diverse occorrenze di tali eventi. Degna di nota è la disconnessione della coda della Cometa Encke avvenuta il 20 aprile del 2007, quando la cometa è stata investita da unespulsione di massa coronale. Losservatorio orbitante solare STEREO-A registrò alcune immagini dellevento, che, montate a costituire una sequenza, sono visibili qui a lato.

Losservazione della Cometa Hyakutake nel 1996 ha condotto alla scoperta che le comete emettono raggi X. La scoperta destò sorpresa tra gli astronomi, che non avevano previsto che le comete potessero emetterne. Si ritiene che i raggi X siano prodotti dallinterazione tra le comete e il vento solare: quando ioni con carica elevata attraversano unatmosfera cometaria, collidono con gli atomi le molecole che la compongono. Nella collisione, gli ioni catturano uno o più elettroni emettendo nello stesso tempo raggi X e fotoni nel lontano ultravioletto.



                                     

3. Caratteristiche orbitali

La maggior parte delle comete seguono orbite ellittiche molto allungate che le portano ad avvicinarsi al Sole per brevi periodi e a permanere nelle zone più lontane del Sistema solare per la restante parte. Le comete sono usualmente classificate in base alla lunghezza del loro periodo orbitale.

  • Esistono infine le comete radenti in inglese sun-grazing, ovvero "che sfiorano il Sole", dal perielio così vicino al Sole che ne sfiorano letteralmente la superficie. Esse hanno breve vita, perché lintensa radiazione solare le fa evaporare in pochissimo tempo. Sono, inoltre, difficili da osservare, a causa dellintensa luce solare molto vicina: per osservarle occorre usare strumenti speciali come un coronografo, usare un filtro a banda molto stretta, osservarle durante un eclissi totale di Sole, o tramite un satellite.
  • Le comete extrasolari in inglese Single-apparition comets o "comete da una singola apparizione" percorrono orbite paraboliche o iperboliche che le portano a uscire permanentemente dal Sistema solare dopo esser passate una volta in prossimità del Sole.
  • Sono definite comete di corto periodo quelle che hanno un periodo orbitale inferiore a 200 anni. La maggior parte di esse percorre orbite che giacciono in prossimità del piano delleclittica, con lo stesso verso di percorrenza dei pianeti. Tali orbite sono generalmente caratterizzate da un afelio posto nella regione dei pianeti esterni dallorbita di Giove in poi. Per esempio, lafelio dellorbita della Cometa di Halley si trova poco oltre lorbita di Nettuno. Allestremo opposto, la Cometa Encke percorre unorbita che non la porta mai a oltrepassare quella di Giove. Le comete periodiche sono a loro volta suddivise nella famiglia cometaria di Giove comete con periodo inferiore ai 20 anni e nella famiglia cometaria di Halley comete con periodo compreso tra i 20 e i 200 anni.
  • Comete recentemente scoperte nella fascia principale degli asteroidi cioè corpi appartenenti alla fascia principale che manifestano attività cometaria durante una parte della loro orbita percorrono orbite semi-circolari e sono state classificate a loro stanti.
  • Le comete di lungo periodo percorrono orbite con elevate eccentricità e con periodi compresi tra 200 e migliaia o anche milioni di anni. Le loro orbite sono caratterizzate da afelii posti molto oltre la regione dei pianeti esterni e i piani orbitali presentano una grande varietà di inclinazioni rispetto al piano delleclittica.
  • Alcune fonti utilizzano la locuzione cometa periodica per riferirsi a ogni cometa che percorra unorbita chiusa cioè, tutte le comete di corto periodo e quelle di lungo periodo, mentre altre la utilizzano esclusivamente per le comete di corto periodo. Similmente, sebbene il significato letterale di "cometa non periodica" sia lo stesso di "cometa da una singola apparizione", alcuni lo utilizzano per riferirsi a tutte le comete che non sono "periodiche" nella seconda accezione del termine cioè, includendo tutte le comete con un periodo superiore a 200 anni.

Da considerazioni sulle caratteristiche orbitali, si ritiene che le comete di corto periodo decine o centinaia di anni provengano dalla fascia di Kuiper o dal disco diffuso - un disco di oggetti nella regione transnettuniana - mentre si ritiene che il serbatoio delle comete a lungo periodo sia la ben più distante nube di Oort una distribuzione sferica di oggetti che costituisce il confine del Sistema solare, la cui esistenza è stata ipotizzata dallastronomo olandese Jan Oort. È stato ipotizzato che in tali regioni distanti, un gran numero di comete orbiti intorno al Sole su orbite quasi circolari. Occasionalmente linfluenza gravitazionale dei pianeti esterni nel caso degli oggetti presenti nella fascia di Kuiper o delle stelle vicine nel caso di quelli presenti nella nube di Oort sposta uno di questi oggetti su unorbita altamente ellittica che lo porta a tuffarsi verso le regioni interne del Sistema solare, dove appare come una vistosa cometa. Altre teorie ipotizzate nel passato prevedevano lesistenza di una compagna sconosciuta del Sole chiamata Nemesi, o un ipotetico Pianeta X. A differenza del ritorno delle comete periodiche le cui orbite sono state determinate durante i transiti precedenti, non è predicibile la comparsa di una nuova cometa tramite questo meccanismo.

Poiché le orbite percorse portano le comete in prossimità dei giganti gassosi, esse sono soggette a ulteriori perturbazioni gravitazionali. Le comete di corto periodo mostrano la tendenza di regolarizzare il proprio afelio e portarlo a coincidere con il raggio orbitale di uno dei pianeti giganti; un chiaro esempio di questo fenomeno è lesistenza della famiglia cometaria di Giove. È chiaro inoltre che anche le orbite delle comete provenienti dalla nube di Oort possono essere fortemente alterate dallincontro con un gigante gassoso. Giove è la principale fonte di perturbazioni, possedendo una massa quasi doppia rispetto a tutti gli altri pianeti messi assieme, oltre al fatto che è anche il pianeta gigante che completa la propria orbita più rapidamente. Queste perturbazioni possono trasferire a volte comete di lungo periodo su orbite con periodi orbitali più brevi la Cometa di Halley ne è un esempio.

È interessante osservare che lorbita che viene determinata per una cometa è unorbita osculatrice, che non tiene conto delle perturbazioni gravitazionali e non a cui può essere soggetta la cometa. Un esempio ne è il fatto che le orbite delle comete di corto periodo rivelano piccole variazioni dei parametri orbitali a ogni transito. Ancora più significativo è quanto accade per le comete di lungo periodo. Per molte di esse viene calcolata unorbita parabolica o iperbolica considerando la massa del Sole concentrata nel suo centro; se però lorbita viene calcolata quando la cometa è oltre lorbita di Nettuno e assegnando allattrattore principale la massa presente nelle regioni più interne del Sistema solare concentrata nel centro di massa del Sistema solare prevalentemente del sistema composto dal Sole e da Giove, allora la stessa orbita risulta ellittica. La maggior parte della comete paraboliche e iperboliche appartengono quindi al Sistema solare. Una cometa proveniente dallo spazio interstellare dovrebbe invece essere identificabile da un valore dellenergia orbitale specifica nettamente positivo, corrispondente a una velocità di attraversamento del Sistema solare interno di poche decine di km/s. Una stima approssimativa del numero di tali comete potrebbe essere di quattro per secolo.

Alcune comete periodiche scoperte nel secolo scorso sono "perdute". Per alcune di esse, le osservazioni non permisero di determinare unorbita con la precisione necessaria a predirne il ritorno. Di altre, invece, è stata osservata la frantumazione del nucleo. Quello che può essere stato il loro destino sarà descritto in una sezione successiva. Tuttavia, occasionalmente una "nuova" cometa scoperta presenta parametri orbitali compatibili con una cometa perduta. Esempi ne sono le comete 11P/Tempel-Swift-LINEAR, scoperta nel 1869, perduta dopo il 1908 in seguito a un incontro ravvicinato con Giove e riscoperta nel 2001 nellambito del programma automatizzato per la ricerca di asteroidi LINEAR del Lincoln Laboratory, e la 206P/Barnard-Boattini, scoperta nel 1892 grazie allutilizzo della fotografia, perduta per più di un secolo e riscoperta nel 2008 dallastronomo italiano Andrea Boattini.

                                     

4. Morte delle comete

Le comete hanno vita relativamente breve. I ripetuti passaggi vicino al Sole le spogliano progressivamente degli elementi volatili, fino a che la coda non si può più formare, e rimane solo il materiale roccioso. Se questo non è abbastanza legato, la cometa può semplicemente svanire in una nuvola di polveri. Se invece il nucleo roccioso è consistente, la cometa è adesso diventata un asteroide inerte, che non subirà più cambiamenti.

La frammentazione delle comete può essere attribuita essenzialmente a tre effetti: allurto con un meteorite, a effetti mareali di un corpo maggiore, quale conseguenza dello shock termico derivante da un repentino riscaldamento del nucleo cometario. Spesso episodi di frantumazione seguono fasi di intensa attività della cometa, indicate col termine inglese outburst ". La frammentazione può comportare un aumento della superficie esposta al Sole e può risolversi in un rapido processo di disgregazione della cometa. Losservazione della frammentazione del nucleo della cometa periodica Schwassmann-Wachmann 3 ha permesso di raccogliere nuovi dati su questo fenomeno.

Alcune comete possono subire una fine più violenta: cadere nel Sole oppure entrare in collisione con un pianeta, durante le loro innumerevoli orbite che percorrono il Sistema solare in lungo e in largo. Le collisioni tra pianeti e comete sono piuttosto frequenti su scala astronomica: la Terra incontrò una piccola cometa nel 1908, che esplose nella taiga siberiana causando levento di Tunguska, che rase al suolo migliaia di chilometri quadrati di foresta. Nel 1910 la Terra passò attraverso la coda della Cometa di Halley, ma le code sono talmente immateriali che il nostro pianeta non subì il minimo effetto.

Tra la seconda metà degli anni sessanta e i primi anni settanta la cometa Shoemaker-Levy 9 passò troppo vicino a Giove e rimase catturata dalla gravità del pianeta. Le forze di marea causate dalla gravità spezzarono il nucleo in una decina di pezzi, i quali poi bombardarono il pianeta nel 1994 offrendo viste spettacolari ai telescopi di mezzo mondo, da tempo in allerta per seguire levento. Divenne immediatamente chiaro il significato di strane formazioni che si trovano sulla Luna e su altri corpi rocciosi del Sistema solare: catene di piccoli crateri, posti in linea retta uno dopo laltro. È evidente che una cometa passò troppo vicino al nostro pianeta, ne rimase spezzata, e andò a finire contro la Luna causando la catena di crateri.

La collisione di una grossa cometa con la Terra sarebbe un disastro immane se avvenisse vicino a una grande città, perché causerebbe sicuramente migliaia, se non milioni di morti. Fortunatamente, seppur frequenti su scala astronomica, tali eventi sono molto rari su scala umana, e i luoghi densamente abitati della Terra sono ancora molto pochi rispetto alle vaste aree disabitate o coperte dai mari.

                                     

5. Origine degli sciami meteorici

Il nucleo di ogni cometa perde continuamente materia, che va a formare la coda. La parte più pesante di questo materiale non è spinta via dal vento solare, ma resta su unorbita simile a quella originaria. Col tempo, lorbita descritta dalla cometa si riempie di sciami di particelle piccolissime, ma molto numerose, e raggruppate in nubi che hanno origine in corrispondenza di un periodo di attività del nucleo. Quando la Terra incrocia lorbita di una cometa in corrispondenza di una nube, il risultato è uno sciame di stelle cadenti, come le famose "lacrime di San Lorenzo" 10 agosto, o numerosi sciami più piccoli e meno conosciuti.

A volte le nubi sono densissime: la Terra incrocia, ogni 33 anni, la parte più densa della nube delle Leonidi, derivanti dalla cometa 55P/Tempel-Tuttle. Nel 1833 e nel 1966 le Leonidi diedero luogo a "piogge", con conteggi superiori alle dieci meteore al secondo, gli sciami del 1899 e del 1933 non sono stati altrettanto prolifici.



                                     

6. Denominazione

Negli ultimi due secoli, sono state adottate diverse convenzioni tra loro differenti per la nomenclatura delle comete. Prima che fosse adottata la prima di esse, le comete venivano identificate con una grande varietà di nominativi. Precedentemente ai primi anni del XX secolo, ci si riferiva alla maggior parte delle comete con lanno in cui erano apparse, a volte con aggettivi addizionali per le comete particolarmente brillanti; ad esempio, la "Grande Cometa del 1680" o Cometa di Kirch, la "Grande Cometa del settembre del 1882", e la "Cometa Daylight del 1910" "Grande Cometa Diurna del 1910" - a indicare che la cometa era stata visibile anche di giorno. Dopo che Edmund Halley ebbe dimostrato che le comete del 1531, 1607 e 1682 erano lo stesso oggetto celeste ne predisse correttamente il ritorno nel 1759, quella cometa divenne nota come la Cometa di Halley. Similmente, la seconda e la terza cometa periodica conosciuta, la Cometa Encke e la Cometa Biela, furono nominate dal cognome degli astronomi che ne calcolarono lorbita, piuttosto che da quello dei loro scopritori. Successivamente, le comete periodiche saranno nominate abitualmente dal nome degli scopritori, ma si continuerà a riferirsi soltanto con lanno alle comete che appaiono solo una volta.

In particolare, divenne usanza comune nominare le comete dagli scopritori nei primi anni del XX secolo e questa convenzione è adottata anche oggi. Una cometa può essere nominata dal nome di non più di tre scopritori. In anni recenti, molte comete sono state scoperte da strumenti manovrati da un consistente numero di astronomi e in questi casi le comete possono essere nominate dalla denominazione dello strumento. Per esempio, la Cometa IRAS-Araki-Alcock fu scoperta indipendentemente dal satellite IRAS e dagli astronomi amatoriali Genichi Araki e George Alcock. Nel passato, quando più comete venivano scoperte dallo stesso individuo, o gruppo di individui o squadra di ricerca, le comete venivano distinte aggiungendo un numero al nome dello scopritore ma solo per le comete periodiche, ad esempio le Comete Shoemaker-Levy 1-9. Oggi che la maggior parte delle comete viene scoperta da alcuni strumenti nel dicembre del 2010, il telescopio orbitante solare SOHO ha scoperto la sua duemillesima cometa questo sistema è divenuto poco pratico e non è fatto alcun tentativo per assicurare a ogni cometa un nome univoco, composto dalla denominazione dello strumento e dal numero. Invece, è stata adottata una designazione sistematica delle comete per evitare confusione.

Fino al 1994 alle comete era assegnata una designazione provvisoria composta dallanno della scoperta seguito da una lettera minuscola a indicare lordine di scoperta nellanno per esempio, la Cometa 1969i Bennett è stata la 9ª cometa scoperta nel 1969). Una volta che era stato osservato il passaggio al perielio della cometa ne era stata calcolata lorbita con una buona approssimazione, alla cometa veniva assegnata una designazione permanente composta dallanno del passaggio al perielio e da un numero romano indicante lordine di passaggio al perielio nellanno. Così la Cometa 1969i è diventata la Cometa 1970 II la seconda cometa a esser passata al perielio nel 1970.

Aumentando il numero delle comete scoperte, questa procedura divenne scomoda e nel 1994 lUnione Astronomica Internazionale ha adottato una nuova nomenclatura. Adesso, al momento della loro scoperta le comete ricevono una sigla composta da "C/", dallanno della scoperta, da una lettera maiuscola dellalfabeto e un numero; la lettera indica in quale mese e parte del mese prima o seconda metà è stata scoperta, il numero indica lordine progressivo di annuncio della scoperta, durante ogni periodo di mezzo mese; a questa sigla segue il nome dello scopritore. Possono essere attribuiti fino a tre nomi o, se il caso, il nome del programma o del satellite che ha effettuato la scoperta. Negli ultimi anni si è assistito alla scoperta della natura cometaria di numerosi oggetti ritenuti inizialmente di natura asteroidale. Se tale scoperta avviene entro breve tempo dallindividuazione delloggetto, viene aggiunta alla sigla asteroidale la parte iniziale della sigla attribuita alle comete periodiche P/; se invece si tratta di asteroidi scoperti e osservati da anni, alloggetto viene assegnata una seconda denominazione cometaria e mantiene anche quella asteroidale.

Nella nomenclatura astronomica per le comete, la lettera che precede lanno indica la natura della cometa e può essere:

  • P/ indica una cometa periodica definita a tale scopo come avente un periodo orbitale inferiore ai 200 anni o di cui sono stati osservati almeno due passaggi al perielio;
  • D/ indica una cometa disintegrata o "persa";
  • C/ indica una cometa non periodica definita come ogni cometa che non è periodica in accordo alla definizione precedente;
  • A/ indica un oggetto identificato erroneamente come cometa ma che è in realtà un asteroide.
  • X/ indica una cometa per cui non è stata calcolata unorbita precisa solitamente sono le comete storiche;

Quando viene osservato un secondo passaggio al perielio di una cometa identificata come periodica, a essa viene assegnata una nuova denominazione composta da una P, seguita da un numero progressivo dellannuncio e dal nome degli scopritori secondo le regole precedentemente indicate. Così la Cometa di Halley, la prima cometa a essere stata individuata come periodica, presenta anche la designazione 1P/1682 Q1. Una cometa non periodica come la Cometa Hale-Bopp ha ricevuto la denominazione C/1995 O1. Le comete mantengono la denominazione asteroidale se lhanno ricevuta prima che fosse identificata la loro natura cometaria, un esempio ne è la cometa P/2005 YQ 127 LINEAR.

Ci sono solo cinque oggetti catalogati sia come asteroidi sia come comete ed essi sono: 2060 Chiron 95P/Chiron, 4015 Wilson-Harrington 107P/Wilson-Harrington, 7968 Elst-Pizarro 133P/Elst-Pizarro, 60558 Echeclus 174P/Echeclus e 118401 LINEAR 176P/LINEAR 52).

                                     

7. Storia dello studio delle comete

La questione di cosa fossero le comete, se fenomeni atmosferici od oggetti interplanetari, rimase a lungo irrisolta. Gli astronomi si limitavano a registrare la loro apparizione, ma i tentativi di spiegazione erano pure speculazioni. La svolta cominciò nel XVI secolo. In quegli anni, Tycho Brahe provò che dovevano trovarsi oltre lorbita della Luna, e quindi ben al di fuori dellatmosfera terrestre.

Lapparizione di tre comete nel 1618 portò a una disputa fra Orazio Grassi e Galileo Galilei; per Grassi le comete erano oggetti orbitanti tra la Luna e il Sole, mentre per Galilei le comete erano addensamenti di vapori terrestri.

Nel XVII secolo, Edmond Halley usò la teoria della gravitazione, da poco formulata da Isaac Newton, per calcolare lorbita di alcune comete. Trovò che una di queste tornava periodicamente vicino al Sole ogni 76 o 77 anni. Quando questa predizione fu confermata Halley era già morto, divenne famosa come la Cometa di Halley, e si trovò che era stata osservata ogni 76 anni fin dal 66.

La seconda cometa riconosciuta come periodica fu la Cometa di Encke, nel 1821. Come la Halley, fu chiamata col nome di chi ne calcolò lorbita, il matematico e fisico tedesco Johann Franz Encke oggi le comete vengono in genere chiamate col nome dello scopritore.

La cometa di Encke ha il periodo più breve conosciuto, poco più di 3 anni, e grazie a questo è anche la cometa della quale si registrano più apparizioni. È anche la prima cometa per la quale si notò che lorbita era influenzata da forze non gravitazionali vedi più sotto. Anche se adesso è troppo debole per essere osservata a occhio nudo, devessere stata molto luminosa qualche migliaio di anni fa, quando la sua superficie non era ancora evaporata. La sua prima apparizione registrata risale tuttavia al 1786.

La vera natura delle comete rimase incerta per altri secoli. Allinizio del XIX secolo un altro matematico tedesco, Friedrich Wilhelm Bessel, era sulla strada giusta. Creò una teoria secondo la quale la luminosità di una cometa proveniva dallevaporazione di un oggetto solido, e che le forze non gravitazionali agenti sulla cometa di Encke fossero il risultato della spinta causata dai jet di materia in evaporazione. Le sue idee furono dimenticate per più di 100 anni fino a quando Fred Lawrence Whipple, alloscuro del lavoro di Bessel, propose la stessa teoria nel 1950.

Divenne presto il modello accettato di cometa e fu in seguito confermato dalla flotta di sonde incluse la sonda Giotto dellESA le sonde Vega 1 e Vega 2 dellUnione Sovietica che andò incontro alla Cometa di Halley nel 1986, per fotografarne il nucleo e osservare i jet di materiale in evaporazione.

La sonda americana Deep Space 1 passò accanto alla Cometa 19P/Borrelly nel 2001 e confermò che le caratteristiche della Cometa di Halley erano simili a quelle di altre comete.

La missione Stardust è stata lanciata nel gennaio 1999, e ha incontrato la cometa Wild 2 nel gennaio 2004. Ha raccolto del materiale che è rientrato sulla Terra nel 2006.

La missione Deep Impact è stata lanciata nel febbraio 2005, e ha colpito con un proiettile la cometa Tempel 1 il 4 luglio 2005 alle 5:52 UTC.

Il 12 novembre 2014 alle ore 17.02 il lander Philae ha completato con successo latterraggio sulla superficie della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko nellambito della missione Rosetta, progetto sviluppato dallAgenzia Spaziale Europea nel 2004 per osservare i fenomeni che avvengono su una cometa nella fase di avvicinamento al perielio.

                                     

8. Portatrici di vita

Sette articoli pubblicati sulla rivista Science da un team di scienziati internazionali, tra i quali sette italiani, annunciano la scoperta nei grani di polvere della cometa Wild 2 di lunghe molecole organiche, di ammine precursori di quelle organiche, come il Dna. La sonda Stardust, dopo aver percorso 4.6 miliardi di chilometri in circa sette anni ha catturato un centinaio di grani ognuno piccolo meno di un millimetro.

I grani sono stati catturati il 2 gennaio 2004 dalla coda della cometa Wild 2 con una speciale filtro in aerogel, una sostanza porosa dallaspetto lattiginoso. Gli scienziati autori della scoperta, tra cui Alessandra Rotundi dellUniversità Parthenope di Napoli, ritengono che questa scoperta sia la conferma della panspermia, la teoria secondo la quale molecole portate dalle comete siano alla base dellorigine della vita sulla Terra. È una teoria che nacque nei primi anni del Novecento e compatibile con le osservazioni fatte dalla sonda europea Giotto nel 1986 quando si avvicinò alla cometa di Halley.

A sostegno di questa ipotesi vengono citati anche i tempi rapidi con la quale sarebbe comparsa la vita sulla Terra. Secondo i cultori di questa teoria la situazione sulla Terra sarebbe mutata radicalmente in poche decine di milioni di anni e tempi così rapidi secondo loro si possono spiegare solo con lipotesi che a portare gli ingredienti fondamentali alla vita siano state le comete. Rimane il fatto che nella sezione dedicata alla cometa Wild 2 è riportato che non sono stati osservati carbonati e ciò suggerisce che la polvere della cometa Wild 2 non ha subito alterazione per mezzo di acqua liquida. Ciò rende inspiegabile la presenza di ammina.

                                     

9. Nella storia delluomo

Oltre ad alcune eccezioni la gran parte delle comete erano interpretate dai diversi popoli dellantichità, appartenenti alle più disparate culture, come portatrici di sventura.

La concezione che le comete fossero presagi nefasti continuò a essere fortemente presente nel medioevo; una testimonianza diretta di ciò la si può trovare nelle centurie di Nostradamus:

Lesempio più rilevante avvenuto in epoca medievale fu il panico di massa del 1456 generato dalla transizione della cometa di Halley; evento che fu considerato dai popoli dellepoca come apocalittico.

Lidea che le comete in particolare quella di Halley accompagnassero eventi malevoli continuò ad essere presente nella cultura di massa anche agli inizi del XX secolo.

                                     

10. Elenco di comete famose

  • Cometa Humason
  • Cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko
  • Cometa 2P/Encke
  • Cometa Hyakutake
  • Cometa Ikeya-Seki
  • Cometa di Halley
  • Cometa Kohoutek
  • Cometa ISON
  • Cometa Hale-Bopp
  • Cometa 19P/Borrelly
  • Cometa McNaught C/2006 P1
  • Cometa Machholz
  • Cometa 9P/Tempel
  • Cometa Shoemaker-Levy 9
                                     

11. Curiosità

  • La cometa di Encke, identificata per la prima volta nel 1786, detiene due record: per massima frequenza e minor durata: il suo periodo equivale a 1206 giorni 3.3 anni ed è il più breve che si conosca. Il periodo più lungo, invece, appartiene alla cometa di Delevan, individuata nel 1914, per la quale non è stata determinata con precisione lorbita: un calcolo approssimativo prevede il suo ritorno fra circa 749 milioni di anni.