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ⓘ Valderetti. I Valderetti sono unantica famiglia di origine latino-sabina. Hanno retto dal XII al XVII secolo il castello ed il borgo dellaltopiano di Cocoione, ..




                                     

ⓘ Valderetti

I Valderetti sono unantica famiglia di origine latino-sabina. Hanno retto dal XII al XVII secolo il castello ed il borgo dellaltopiano di Cocoione, nei pressi di Rivodutri, in provincia di Rieti.

Alla fine del XIII secolo Ruggiero Valderetti ebbe la signoria di Cepparo e dellaltopiano di Cocoione ove costruì una villa fortificata. Il figlio di costui, Pietro, ottenne la signoria del feudo di Cocoione ed ampliò il castello esistente, del quale oggi sono visibili solo alcune rovine. Nel Medio Evo gli uomini della famiglia intrapresero la carriera militare, e molti divennero soldati di ventura e servirono diversi signori italiani.

La famiglia fu coinvolta nelle faide tra Guelfi e Ghibellini, lotte che insanguinarono a lungo le città ed i borghi del Reatino, distinguendosi nel sostegno allImperatore. Nel 1628, alla fine di una lunga contesa con la città di Rivodutri, la famiglia Valderetti, capeggiata al tempo da Arturo, fu spodestata e il pontefice Urbano VIII, con bolla papale, assegnò il feudo e la rocca di Cocoione al Comune di Rivodutri.

La famiglia fuggì allora a Morro Reatino dove rimase, dedicandosi alla conduzione di un grande latifondo, sino agli inizi del 900. Nel 1910 parte della famiglia emigrò in Messico, ove è presente oggi un ramo dei Valderetti residente a Città del Messico.

Durante la Prima Guerra Mondiale un membro della famiglia, Bernardino Valderetti, sacrificò la propria vita sul fronte austriaco, come ricorda la lapide posta a Colli sul Velino. Nel corso del secondo conflitto mondiale Renato Valderetti, artigliere del 203º Artiglieria Marmarica, morì in uno scontro con gli Inglesi ad El Alamein il 29 luglio 1941. Il cugino di questultimo, Anacleto Valderetti, già insignito di Medaglia di Bronzo al Valor Militare nella Guerra DAfrica Zanzut 08 VI 1912, nel 1945 fu ingiustamente accusato di collaborazionismo con i nazifascisti da un esponente della Brigata Gramsci, ma riuscì a dimostrare la falsità delle accuse e, assieme ai figli Dario e Benilde, venne assolto.