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ⓘ Tragedia. La tragedia día è una delle forme più antiche di teatro. Le sue origini sono incerte, ma derivano certamente dalla ricca tradizione poetica e religios ..




Tragedia
                                     

ⓘ Tragedia

La tragedia día) è una delle forme più antiche di teatro. Le sue origini sono incerte, ma derivano certamente dalla ricca tradizione poetica e religiosa della Grecia antica.

                                     

1. Origini

La tragedia nasce intorno al VI secolo a.C. nellAntica Grecia, in onore del dio Dioniso, il quale veniva festeggiato con danze, canti e feste. Lorigine del termine è avvolta nel mistero: secondo le teorie più accreditate la prima parte del nome va messa in rapporto con tràgos "caprone" e la seconda con oidè "canto". Si pensa infatti che la tragedia sia così chiamata o perché il vincitore della gara otteneva un capro come ricompensa canto per il capro, oppure perché i coreuti indossavano delle maschere con sembianze caprine canto dei capri.

Aristotele afferma che la tragedia discende dal ditirambo. Secondo Aristotele il nome "drama" deriverebbe dal dorico δρᾶν "drán" "fare/agire". Inoltre, nella Poetica 1450 definisce la tragedia un "imitazione di unazione seria e compiuta in se stessa, che abbia una certa ampiezza, un linguaggio ornato in proporzione diversa a seconda delle diverse parti, si svolga a mezzo di personaggi che agiscano sulla scena e non narrino".

In epoca antica Atene rivendicò la paternità della tragedia, anche se la lingua in cui il coro si esprimeva è la lingua dorica.

                                     

2. Il tempo della tragedia

Il tempo della tragedia è un presente assoluto "hic et nunc" che agisce in quella realtà alternativa che è il momento teatrale. Lo spettatore della Grecia antica che assiste ad una tragedia vive una realtà che differisce da quella che sperimenta quotidianamente, ma che è altrettanto reale. Latto teatrale, che accade in un tempo presente contemporaneo a quello di chi assiste, rende possibile qualsiasi evento imprevisto, esattamente come il presente dellesperienza quotidiana, pur rifacendosi ai miti che in quanto tali sono eventi passati e immutabili.

Leroe tragico, impersonato dallattore, non perde la sua facoltà di autodeterminazione: i testi tragici sottolineano la volontà delluomo come elemento determinante, mettendolo a confronto con una alternativa, nella quale egli può ancora scegliere.

La contraddizione, allinterno dellillusione teatrale, è tra il presente scenico e il passato del mito, nel quale la scelta è già stata fatta. Nella tragedia prende forma il paradosso della coesistenza di due diversi universi temporali. Il percorso obbligato del mito costituisce il destino delleroe tragico, iniziando la riflessione umana sul contrasto tra necessità e libertà, riflessione con la quale anche il mondo contemporaneo continua a confrontarsi.

Mentre per Eschilo la tragedia è quella della giustizia divina, del rapporto delluomo e dellintera stirpe umana con le divinità, per Sofocle gli dei sono potenti ma lontani e la tragedia rappresenta il dolore e linfelicità delluomo che non accetta mai compromessi. Euripide si distingue dagli altri due grandi autori perché mette in evidenza il ruolo dellirrazionale, della passione e dei sentimenti.

                                     

3. Struttura della tragedia

Al tempo dellantica Grecia esisteva un coro di dodici e in seguito quindici persone, che aveva il compito di cantare le parti ad esso dedicate chiamate stasimi ed interagire con gli attori durante le parti recitate episodi. Col passare del tempo però furono gli attori stessi ad acquisire sempre maggiore importanza, mentre, al contrario, il coro vide sempre più ridotti i suoi interventi le interazioni con gli attori: sono questi ultimi, infatti, che diventano sempre più il nucleo centrale attorno a cui ruota lo spettacolo.

                                     

4. La tragedia nella storia

La tragedia greca propriamente detta si stempera nel periodo romano repubblicano. I Romani hanno adattato le tragedie al loro tempo e alla loro cultura nelle fabulae praetextae. Tra i grandi autori di tragedie di ambito romano si possono ricordare nomi come Ennio e Nevio. La tragedia greca riprende vigore con Lucio Anneo Seneca, ma il gusto dellorrido, del magniloquente e il grande numero di personaggi non adatto per il teatro tragico a quel tempo portano a ritenere che esse non fossero rappresentate ma destinate alla declamazione. Nellera cristiana scorgiamo alcuni monaci, come Rosvita che cercano di riprendere la modulistica tragica classica per parlare di argomenti biblici e sacri a fini apologetici e di conversione.

Il medioevo è caratterizzato da molte rappresentazioni, per lo più a sfondo sacro ed edificante, ma difficilmente possiamo scorgervi un legame o una parentela con la tragedia.

La tragedia rinasce invece in tempi più moderni, e si riallaccia in qualche modo alle epoche precedenti, ma anche trasformandosi e a volte fondendosi in forme nuove. Ecco che si rinverdiscono i temi mitologici es. Metastasio, si fa confluire la tragedia con lOpera lirica secondo gli autori la tragedia cantata era la prosecuzione della tragedia greca e quando si disperdono i temi mitologici gli argomenti restano comunque spesso eroici, aulici e lontani dal quotidiano, accostandosi così ai temi cari ai cantori delle gesta di questo o quel personaggio. < Questo accade già in epoca rinascimentale e post-rinascimentale, con autori che la rappresentano sulla scena come ad esempio Shakespeare che peraltro si basa su moduli e temi originali o, col tempo, anche in forma del tutto letteraria, che conserva un legame più o meno forte con la rappresentazione teatrale, lo perde del tutto, divenendo un genere da leggere, senza neppure più ambire ad una scena.

Si può dunque dire che negli ultimi secoli il cammino della tragedia si diversifica: vi è quella che mantiene un rapporto stretto con la scena es. Brecht, ecc. quella che diviene un genere letterario, quella che confluisce nellopera lirica La clemenza di Tito musicata da Mozart o senza più ambizioni di imitazione del teatro classico l Elettra di Strauss, quella che al contrario riafferma la sua vicinanza alla poesia pura es. Alessandro Manzoni, ma anche Oscar Wilde ecc., quella che reinterpreta i miti greci, o che rappresenta le tragedie sociali del presente, e così via.

La tragedia manzoniana si distanzia da quella classica, il soggetto non è più il mito ma il tema storico le trame sono verosimili, giacché non avvengono eventi soprannaturali come nella tragedia classica causati dagli dei, inoltre la tragedia manzoniana è dilatata nel tempo e nello spazio rispetto a quella classica la cui storia si concludeva generalmente entro pochi giorni.