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ⓘ Apparato paramilitare del PCI

Apparato paramilitare del PCI indica una struttura paramilitare di natura clandestina, organizzata allindomani della Liberazione e presumibilmente sciolta nel 1974, costituita da ex partigiani e militanti del Partito Comunista Italiano.

                                     

1.1. Storia La formazione dellapparato paramilitare

La nascita di unorganizzazione paramilitare comunista risale agli ultimi anni della guerra e alla direttiva del Pcus che invitò i partiti comunisti dellEuropa occidentale segnatamente PCI e PCF a nascondere le armi utilizzate nella lotta partigiana per un loro utilizzo futuro. Nel 1944 Stalin impresse al PCI la linea strategica da seguire: nellItalia liberata il Partito comunista italiano avrebbe svolto la propria azione in un quadro di legalità, anche se accompagnata da unattività clandestina. La linea fu attuata da Palmiro Togliatti che, nellaprile dello stesso anno, partì da Mosca per tornare in Italia. Tra i dirigenti comunisti, soltanto Pietro Secchia, membro della direzione nazionale, fu favorevole sin dallinizio a unazione insurrezionale.

Nel febbraio 1945, lultimo anno di guerra, Stati Uniti, URSS e Regno Unito si riunirono alla Conferenza di Jalta. In base agli accordi, lItalia fu assegnata alla zona dinfluenza degli Stati Uniti. In ragione della divisione del mondo in due sfere dinfluenza, Stalin decise di non aprire un fronte contro loccidente e di conservare lo status quo. Lorganizzazione del partito fu improntata, quindi, a svolgere una duplice funzione: sia quella di prepararsi a unazione insurrezionale decisa da Mosca, sia quella di reagire a un eventuale colpo di stato ordito dagli avversari.

Secondo le ricerche di Gianni Donno consulente della Commissione Mitrokhin e Professore ordinario di Storia contemporanea presso lUniversità del Salento, nel 1945, al momento del disarmo delle disciolte formazioni partigiane imposto dagli alleati, le armi più moderne ed efficienti non furono restituite. Venne invece costituito un nucleo di azione clandestino, costituito in maggioranza di ex-membri delle brigate partigiane "Garibaldi", con base soprattutto nel centro e nel nord del paese teatro della guerra di liberazione dopo l8 settembre 1943. Tale forza clandestina sarebbe stata direttamente dipendente dalle strutture dirigenti del Partito Comunista Italiano, in particolare da Pietro Secchia, braccio destro di Palmiro Togliatti, segretario del partito.

Il fatto che Mosca fosse costantemente informata dellesistenza della forza paramilitare è confermato da un rapporto dellambasciatore sovietico ai suoi superiori, datato 15 giugno 1945. In esso il diplomatico riferisce che "i partigiani del Nord continuano a nascondere le loro armi".

Lorganizzazione paramilitare comunista avrebbe ottenuto aiuti in uomini, armi e mezzi dalla Jugoslavia e sarebbe stata guidata da combattenti addestrati dai sovietici o da ex-comandanti partigiani. Secondo altre fonti lapparato ebbe contatti anche con la Politická škola soudruha Synka, formazione armata attiva in Cecoslovacchia. Che tale struttura fosse finalizzata a compiti offensivi lo dimostra il fatto che i militanti comunisti italiani venivano militarmente addestrati oltre cortina a tre livelli, del tutto sproporzionati se si accettasse lipotesi dei soli compiti difensivi.

Come ebbe a dichiarare Paolo Emilio Taviani, furono due le funzioni principali cui la struttura paramilitare del PCI fu predisposta: sostenere una possibile insurrezione popolare; operare come "quinta colonna" in caso dattacco da parte dellUnione Sovietica sul continente europeo.

Nel 1947 lUrss impose una svolta radicale ai partiti comunisti europei PCI e PCF. In quellanno lUnione Sovietica creò il Cominform, un organismo di coordinamento internazionale attraverso il quale Mosca esercitò un controllo più diretto sui partiti comunisti europei. Dopo la riunione costitutiva del Cominform 22-27 settembre 1947, Togliatti modificò la linea tenuta fino a quel momento sulla possibilità della lotta armata. Condannò le "incertezze, la mancanza di una linea nuova" e avvertì che bisognava prepararsi "se non alla illegalità, certo a una lotta molto dura".

Dopo il grave episodio delloccupazione della prefettura di Milano, avvenuto il 28 novembre 1947 da parte di militanti comunisti guidati da Giancarlo Pajetta, il 5 febbraio 1948 il governo emanò nuovi provvedimenti per lordine pubblico. In particolare furono approvate pene più severe per i detentori di armi e per le manifestazioni che vedevano luso di armi o di esplosivi; inoltre, fu stabilito il divieto assoluto di dar vita ad associazioni paramilitari e la condanna per omessa denuncia dellospitalità data agli stranieri.

                                     

1.2. Storia Dal 1948 al 1954

Il 1948 fu un anno cruciale per la stabilità politica dellItalia. In quellanno avvenne il primo determinante scontro tra le forze centriste in primo luogo la Democrazia Cristiana e quelle della sinistra, coalizzate in unalleanza social-comunista, denominata Fronte Democratico Popolare. Creato per vincere le elezioni politiche del 18 aprile, il Fronte era dato nettamente per favorito, come confermarono alcune elezioni locali tenutesi nei mesi precedenti nel centro Italia e vinte largamente. Tra i due schieramenti non cera riconoscimento reciproco. Il PCI credeva fermamente che la DC non avrebbe riconosciuto la probabile vittoria. Lapparato paramilitare fu quindi tenuto in stato di allerta per tutta la durata della campagna elettorale, pronto ad intervenire nel caso in cui la vittoria elettorale del Fronte popolare fosse stata negata dalle forze avversarie.

Nellimminenza delle elezioni Togliatti chiese un incontro con lambasciatore sovietico Kostylev per chiedere "se si deve, nel caso di una o più provocazioni da parte dei democristiani, iniziare linsurrezione armata delle forze del Fronte democratico popolare per prendere il potere". Nel corso del colloquio, che ebbe luogo il 23 marzo in un luogo segreto fuori Roma, Togliatti riferì che i membri dellapparato paramilitare erano stati allertati soprattutto nellItalia settentrionale, rassicurando il diplomatico sul fatto che prima di lanciare uneventuale insurrezione armata avrebbe chiesto il consenso di Mosca. La risposta del governo sovietico giunse il 26 marzo: Mosca fece sapere che soltanto in caso di attacco alle sedi del PCI i militanti avrebbero dovuto imbracciare le armi, ma "per quanto riguarda la presa del potere attraverso uninsurrezione armata, consideriamo che il PCI in questo momento non può attuarla in nessun modo". Alle elezioni la Democrazia Cristiana vinse con il 48.5% dei voti, battendo il Fronte popolare, che si fermò al 31%.

Allinsediamento del nuovo governo non fece seguito ladozione di alcun provvedimento di repressione nei confronti delle opposizioni politiche. Questo non significa però che lapparato paramilitare del PCI fosse stato smantellato. Lo dimostra la reazione delle forze di sinistra allattentato a Palmiro Togliatti. Il 14 luglio 1948 lo studente Antonio Pallante tentò di uccidere il segretario del PCI. I militanti del partito reagirono immediatamente e tutto il Paese fu teatro di disordini: vennero occupate fabbriche ed edifici pubblici, furono attuati blocchi stradali, scioperi, requisizioni di mezzi militari, assalti alle forze dellordine, con morti e feriti. La CGIL indisse il giorno stesso uno sciopero generale. Secondo alcune interpretazioni, tale reazione fu il segno dellattivazione dellorganizzazione paramilitare del partito, la quale ritenne che fosse giunto il momento di agire. Secondo altre, si trattò di una reazione popolare a quella che venne ritenuta una gravissima provocazione politica.

Ricoverato in ospedale, ferito ma allarmato per le possibili conseguenze sociali e politiche, il capo del PCI mandò un messaggio ai propri compagni di partito: "State attenti, non perdete la testa". Il gruppo dirigente comunista, riunitosi la sera stessa, ribadì il no ad ogni ipotesi di insurrezione armata, che pure aveva cominciato a manifestarsi. Di quella riunione non esiste tuttavia alcun verbale: secondo la testimonianza del figlio Matteo, fu Pietro Secchia a dare le direttive per bloccare ogni tentativo rivoluzionario, argomentando che "non vogliamo la guerra civile, anche perché non la vogliono i nostri amici". Lo stesso Secchia indicò la posizione del PCI riguardo allipotesi insurrezionale in un dettagliato resoconto di quelle giornate:

Nella riunione del Consiglio dei ministri del 29 luglio 1948 si affermò:

Nella successiva riunione del Consiglio dei ministri, Mario Scelba, titolare degli Interni, presentò unimponente documentazione: non solo venivano elencati i reati compiuti dai singoli, ma appariva evidente come essi poggiassero sullesistenza di una rete organizzata. Venne posto il problema di un partito, quello comunista che, con la sua organizzazione ed i suoi metodi di lotta politica, si allontanava da un piano di legalità. La questione della messa al bando del partito venne chiusa dal presidente del Consiglio, Alcide De Gasperi, che si mostrò subito contrario allipotesi.

Che lorganizzazione sia stata mantenuta in vita anche dopo le elezioni del 1948 viene affermato anche in un rapporto del Sifar. Secondo la relazione, datata dicembre 1950, i dirigenti dellapparato militare del partito erano:

  • Giorgio Amendola, responsabile dellorganizzazione militare dellItalia centro-meridionale.
  • Ilio Barontini, responsabile del controllo militare dellEmilia e dellorganizzazione dei GAP e dei gruppi di sabotatori addestrati per lazione nei centri abitati delle più importanti città;
  • Arrigo Boldrini, che ricopriva le cariche di presidente dellANPI e comandante dei comitati rivoluzionari dellItalia settentrionale;
  • Vincenzo Moscatelli, capo dellorganizzazione delle ex brigate partigiane piemontesi e responsabile dei quadri e delle brigate autonome;

"I documenti attestano in modo inequivocabile che lorganizzazione paramilitare era parte integrante del partito e rimase subordinata alla sua autorità".

                                     

1.3. Storia Seconda fase: 1955-1974

Dopo la costituzione nel 1955 del Patto di Varsavia, il PCI decise di riorganizzare il suo apparato militare clandestino, formando squadre ristrette di specialisti addestrati nei campi oltre cortina, destinate a fungere da "quinte colonne" a sostegno di forze dinvasione del Patto. Al vecchio esercito di massa di derivazione partigiana si sostituì una struttura più agile e coesa. Parallelamente, nel partito la responsabilità dellorganizzazione passò dalle mani di Secchia a quelle di Giorgio Amendola.

Nel 1958, documenti di Questure e Prefetture dimostrano che lorganizzazione, alla fine degli anni cinquanta, era ancora in vita. Solo a partire dagli anni sessanta la struttura perse importanza strategica; fu quindi lasciata ad un lento, ma continuo, declino. I depositi di armi esistenti furono liquidati segretamente dai detentori. Alla fine degli anni sessanta la struttura non era ancora stata smobilitata, tanto che nel 1967 Giorgio Amendola fu incaricato dal partito di" chiedere formalmente lassistenza sovietica per preparare il partito alla sopravvivenza come movimento illegale e clandestino nel caso di un colpo di Stato”.



                                     

2.1. Documenti, ricerche ed inchieste Archivi del Ministero dellInterno

Le forze dellordine ebbero degli informatori dentro il PCI, sia a livello nazionale, sia ai livelli regionale e provinciale. Essi relazionavano periodicamente ai servizi segreti. La documentazione raccolta dal ministero, corposa, attraversa un arco di tempo ultraventennale che va dal 1945 alla fine degli anni sessanta. I dirigenti dei servizi chiesero agli informatori soprattutto verifiche e conferme delle notizie ricevute.

Dossier del Sifar

Il primo documento in possesso del Ministero dellInterno sullorganizzazione clandestina del PCI è un dossier del SIFAR, il servizio segreto militare dellepoca. Lampia relazione, datata 28 febbraio 1950, descrive nel dettaglio la struttura di comando, suddividendola per regioni: i capi politici che sovraintendevano allapparato militare erano Luigi Longo per le formazioni garibaldine, Sandro Pertini per le brigate "Matteotti", Emilio Lussu per le formazioni "Giustizia e Libertà", Ettore Troylo per gli indipendenti, Arnaldo Azzi per le formazioni allestero, mentre i capi militari erano indicati in Arrigo Boldrini, Ilio Barontini, Gisella Floreanini, Fausto Nitti e Mario Roveda. Nel documento sono riportati anche gli obiettivi da colpire, la dislocazione delle forze in campo regione per regione, le strutture dappoggio. Secondo il SIFAR, nel dopoguerra il PCI poteva contare su un esercito occulto di 250 000 unità, che sarebbero quadruplicate in caso di invasione da Est da parte delle forze del Patto di Varsavia.

Il ministro Mario Scelba chiese più volte di mettere fuori legge il PCI per i suoi programmi eversivi, ma nel Consiglio dei Ministri prevalse la linea morbida per non trascinare il paese nella guerra civile, come dichiarato anche da Francesco Cossiga nella sua audizione parlamentare vedi infra.

                                     

2.2. Documenti, ricerche ed inchieste Archivi degli Stati Uniti

La documentazione proveniente dagli archivi degli USA dimostra che il governo americano fu al corrente della potenzialità insurrezionale del PCI. Il console degli USA a Milano fu autore della prima relazione "occidentale" conosciuta sullarticolazione dellorganizzazione paramilitare:

Secondo le fonti americane la forza così costituita avrebbe contato tra i 130.000 e 160.000 miliziani, mentre altre stime ritenute più attendibili valuterebbero gli effettivi in circa 77.000 unità.

                                     

2.3. Documenti, ricerche ed inchieste Archivio del PCI e memorialistica

Sono scarse le informazioni sullapparato paramilitare del partito comunista provenienti dallo stesso partito, nei cui archivi si trovano quasi soltanto tracce indirette. Uneccezione importante è rappresentata dalle relazioni presentate da Pietro Secchia durante la visita effettuata a Mosca nel dicembre 1947 alla dirigenza del Pcus. In essa il dirigente del PCI informò i colleghi sovietici dellattività propagandistica dei comunisti italiani nellesercito e nella polizia ne approfittò per sostenere linevitabilità di unazione" preventiva” nel caso in cui le forze reazionarie avessero impedito ai socialcomunisti di prendere il potere. Altre informazioni provengono dalla memorialistica: ad esempio gli scritti di Miriam Mafai che ricorda tra laltro lesistenza di un apparato separato di cui facevano parte anche ex partigiani, evidente nellepisodio delloccupazione della prefettura di Milano nel novembre 1947 e di Massimo Caprara. Unaltra testimonianza proviene da un capo partigiano, Mario Tonghini "Stefano", comandante della Brigata Gap-Sap "Perretta", che operò nel comasco. Dichiarò:



                                     

2.4. Documenti, ricerche ed inchieste La rivelazione de LEuropeo: la "Gladio rossa"

Con la caduta del muro di Berlino e la successiva dissoluzione dellUnione Sovietica è stato possibile accedere a documenti in precedenza coperti da segreto che provano lesistenza di unorganizzazione segreta composta da fiancheggiatori del Partito comunista italiano con lappoggio del KGB. Tale apparato, operante esclusivamente in Italia ma presente in modo autonomo in altri paesi occidentali senza legami reciproci, sarebbe stato organizzato immediatamente dopo la fine della seconda guerra mondiale e ristrutturato circa un decennio dopo con forti riduzioni degli organici.

Su questo aspetto nascosto della storia comunista si sono cominciate ad avere notizie più approfondite a partire dal 1991 per uno scoop del settimanale "LEuropeo". Larticolo, uscito nel nº 22 del 31 maggio, apparve con il titolo Di Gladio ne esisteva unaltra: quella rossa. In seguito lapparato paramilitare del PCI è stato giornalisticamente denominato "Gladio rossa". Firmata da Romano Cantore e Vittorio Scutti, linchiesta rivela quanto segue: "Suddivisi in nuclei autonomi, ognuno dei quali composto da dieci elementi, i gladiatori rossi erano distribuiti in tutte le più importanti federazioni provinciali del partito, dove figuravano come semplici attivisti. Ma solo gli uomini dellufficio organizzazione conoscevano il loro vero ruolo e potevano mobilitarli e provvedere a mantenerli in addestramento. Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Liguria e Toscana erano le regioni dove esisteva il massimo concentramento di gladiatori rossi". E inoltre: "I depositi clandestini di armi erano in caverne, casolari abbandonati e cimiteri".

Larticolo comprendeva unintervista a Siro Cocchi, ex dirigente della federazione fiorentina del PCI. Cocchi rivela che i membri del partito chiamavano la struttura "Vigilanza rivoluzionaria". Cocchi sosteneva che lorganizzazione avesse solo compiti difensivi. Nei primi anni dopo la fine della guerra, in Francia era stato arrestato uno dei segretari del PCF, Jacques Duclos; i comunisti erano stati messi fuori legge in Grecia. Lorganizzazione doveva proteggere i dirigenti del PCI in caso di messa al bando del partito in Italia. Per quanto riguarda chi dava gli ordini, Cocchi dichiarò che "PCI e Vigilanza si muovevano su due piani paralleli, senza alcun punto ufficiale di contatto".

Poi aggiunse che i capi della Vigilanza "erano i dirigenti dellufficio organizzazione, diretto fino al 1955 da Pietro Secchia, vicesegretario generale del partito e fautore della lotta armata. Con lui cerano ex partigiani di grande esperienza militare e clandestina come suo fratello Matteo". Cocchi elencò alcune personalità locali: lelenco finiva con Pietro Verga, "uno dei vice di Secchia, e Giulio Seniga, ex partigiano della Val dOssola, braccio destro di Secchia". Lanno in cui ci si avvicinò di più ad imbracciare le armi fu il 1948, non solo per le elezioni politiche, ma anche per lattentato a Togliatti. "Volevano avere la capacità di difendersi militarmente senza che gli avversari lo sapessero".

"LEuropeo" però faceva notare come, "nonostante lassoluta segretezza, il controspionaggio Usa aveva intuito lesistenza dellorganizzazione". "Le corrispondenze riservate inviate nel 1950 al Dipartimento di Stato da due agenti che operavano in Italia dicevano che larmata clandestina del PCI era forte di 75 mila uomini, i quali si addestravano sullAppennino tosco-emiliano". "Un rapporto del Ministero dellInterno denuncia che negli anni tra il 1955 e il 1965 vennero ritrovati casualmente 73 cannoni, 319 mortai, 3.500 mitra, 3.700 pistole, 250 mila bombe a mano, molti chili di esplosivi di ogni tipo e ben 109 radiotrasmittenti". A cosa servissero le radiotrasmittenti, lo spiega ancora Siro Cocchi: servivano per comunicare di nascosto con i compagni rifugiati a Praga, cui venivano chiesti "aiuti e consigli per addestrare e tenere in efficienza la macchina militare della Vigilanza rivoluzionaria". Cocchi stesso trasportò per anni con la sua automobile un membro della Vigilanza da Firenze fino al Passo della Futa, il punto da cui lanciava i segnali radio diretti in Cecoslovacchia.

Nel numero successivo, uscito il 7 giugno 1991, giunsero nuove rivelazioni relative agli ultimi anni dellorganizzazione paramilitare del PCI:

  • Linverno 1973-1974 trascorse nella costante vigilanza operativa, uno o due gradini sotto il livello di allarme.
  • Luigi Longo era il "capo ideale" dellorganizzazione. Sosteneva in privato che bisognasse "organizzarsi" per resistere contro "un golpe della reazione". Dopo il colpo di Stato di Augusto Pinochet in Cile nel 1973, si diffuse infatti nel PCI lidea che un golpe di destra fosse possibile anche in Italia. Scrive il settimanale: "La doppiezza comunista ebbe di nuovo una sua grande stagione in quel "radioso" 1973. Da una parte Enrico Berlinguer e il suo riformismo; dallaltra la vecchia base stalinista-partigiana e la nuova, gruppettara-operaista, unite nella paura autoritaria e pronte a reagire militarmente contro le provocazioni "da qualunque parte provenienti".
  • Il 12 ottobre 1974 il generale Vito Miceli, al vertice del SID, il servizio segreto militare, fu arrestato, accusato di cospirazione contro lo Stato. "Secondo la rete informativa del PCI occultata dentro le forze armate, vi era la possibilità di un tentativo autoritario". Nellorganizzazione clandestina scattò lallarme rosso. Lordine di mobilitazione partì il 1º novembre 1974 direttamente da Via delle Botteghe oscure sede nazionale del PCI, emesso dallufficio organizzazione del partito. "Tutti i compagni più sicuri dovevano dormire fuori casa, in rifugi insospettabili". Fu dato ordine alle cellule occultate nella Rai e nel "Corriere della Sera" di sabotare telecomunicazioni e giornale in caso di golpe. I miliziani misero sotto tiro il trasmettitore Rai di Monte Penice, mentre i "compagni" nascosti sullappennino si schierarono nelle zone di rispettiva competenza, ritirando fuori le mitragliatrici Sten e i mortai. Tutto ciò fu fatto allinsaputa di Enrico Berlinguer e di molti dirigenti regionali a lui fedeli. Quando il segretario venne a sapere della mobilitazione, ordinò uninchiesta. E alla fine dellindagine Berlinguer decise di sciogliere le "Commissioni antifascismo" dietro le quali si celavano gli uomini dellapparato paramilitare del partito. Era il novembre del 1974.
  • Nel 1969 esistevano ancora dei depositi di armi, in luoghi imprecisati dellAppennino ligure forse anche nella parte appenninica compresa nella provincia di Pavia;

Nel 1994 il settimanale satirico "La peste" pubblicò per diversi numeri lunghi elenchi con nomi e cognomi e città di residenza degli appartenenti a tale supposta "Gladio Rossa", molti dei quali ancora in vita; nessuno di essi ha smentito o querelato il settimanale.

                                     

2.5. Documenti, ricerche ed inchieste Linchiesta della Procura di Roma

A seguito delle rivelazioni del settimanale "LEuropeo", la Procura della Repubblica di Roma decise di avviare uninchiesta 8393/92 poi 8393/92B, protrattasi dal 1991 al 1994. I P.M. Luigi de Ficchy e Franco Ionta poterono indagare solo su fonti di tipo indiretto, in cui lorganizzazione veniva descritta nella sua articolazione generale. Da esse non vennero individuati reati attribuibili a singole persone. Lindagine preliminare si concluse nel maggio 1994. I due magistrati, e il G.I.P. Claudio DAngelo, che nel luglio dello stesso anno dispose larchiviazione dellindagine, rilevarono leffettiva esistenza di unorganizzazione armata occulta facente capo al PCI attiva fin dallimmediato dopoguerra e come alcuni suoi militanti fossero stati addestrati al sabotaggio ed alla guerriglia al di là della Cortina di ferro, anche se laccertata predisposizione da parte del PCI di meccanismi difensivi in vista del temuto cambiamento del clima politico in Italia non avrebbe assunto dimensioni tali da costituire un serio, concreto pericolo per lo Stato ". Eventuali richieste di rinvio a giudizio per banda armata si sarebbero comunque scontrate con i tempi di prescrizione, già ampiamente scaduti. Rimane peraltro ineludibile che i dossier esaminati dai PM, sia quelli dei servizi sia quelli della polizia hanno dato della Gladio Rossa descrizioni analoghe.

                                     

2.6. Documenti, ricerche ed inchieste Le relazioni della "Commissione stragi"

Della struttura paramilitare del PCI si è occupata inoltre la "Commissione parlamentare dinchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi" "Commissione stragi", che nel 1998 ha affidato ricerche a Victor Zaslavsky e a Bradley Smith, rispettivamente sugli archivi del KGB e della CIA.

Nel 1999 venne divulgato da parte della stampa inglese il cosiddetto "dossier Mitrokhin", consistente in una serie di schede trascritte di nascosto dagli archivi del KGB da un funzionario dellagenzia, Vasilij Mitrochin, relative alle attività del KGB in Italia. Il dossier, conosciuto anche come "materiale" o "rapporto Impedian", venne trasmesso dai servizi segreti britannici a quelli italiani tra il 1995 e il novembre del 1998, e venne quindi inviato dal Governo alla Procura della Repubblica e quindi da questa alla "Commissione stragi". La "Commissione stragi", dopo aver affidato ulteriori incarichi di ricerca a Victor Zaslavzky e ad altri, si è pronunciata a favore dellistituzione di una nuova separata commissione dinchiesta parlamentare su questo argomento. La nuova "Commissione parlamentare dinchiesta concernente il "dossier Mitrokhin" e lattività dintelligence italiana" è stata in seguito costituita nella successiva legislatura nel 2002, su iniziativa della Lega Nord.

Nel 2000, giunta al termine dei suoi lavori, la "Commissione stragi", constatata limpossibilità di produrre ununica relazione condivisa, ha pubblicato 18 diverse relazioni firmate da singoli membri o da gruppi di essi, rinunciando così a trarne una sintesi unitaria. La relazione di un altro consulente della commissione, Gianni Donno, consegnata nel 2001 e riguardante la "Gladio rossa", fu trasmessa dal vicepresidente della Commissione stessa, Vincenzo Manca Forza Italia alla Procura della Repubblica di Roma. Fu aperta una seconda inchiesta che si concluse anchessa con la richiesta di archiviazione 2002.

                                     

2.7. Documenti, ricerche ed inchieste Audizione dellammiraglio Fulvio Martini

Secondo lammiraglio Fulvio Martini, già direttore del Sismi, audito dalla Commissione stragi, il KGB aveva interesse che in Italia, Paese assegnato dagli accordi di Jalta alla sfera dinfluenza statunitense, ci fosse un partito comunista molto forte, ma che questo non andasse mai al potere per non sconvolgere gli equilibri stabiliti dagli accordi stessi:

La forza militare clandestina sarebbe stata tuttavia mantenuta per intervenire contro uneventuale opposizione armata ad una legittima vittoria elettorale del PCI: in tal caso sarebbero potuti intervenire in appoggio anche gli eserciti della Jugoslavia e dellUngheria, senza per questo disattendere gli accordi di Jalta.

                                     

2.8. Documenti, ricerche ed inchieste Audizione dellonorevole Francesco Cossiga

Le conclusioni dei magistrati Ionta e Covatta hanno suscitato critiche, in ragione del fatto che lequivoco di fondo tra formazioni clandestine volte alla vigilanza e difesa del PCI e formazioni paramilitari del partito, era stato alla fine messo alla luce con evidenza. A ciò aveva contribuito la lunga testimonianza in commissione Stragi del presidente Francesco Cossiga, in passato Ministro dellinterno e Presidente del Consiglio, nellaudizione del novembre 1997, allorché aveva parlato di tre differenti strutture legate al PCI:

  • paramilitare.
  • clandestina;
  • ufficiale;

Francesco Cossiga, audito dalla Commissione stragi a proposito dellapparato paramilitare e della politica parlamentare del PCI, disse:

                                     

2.9. Documenti, ricerche ed inchieste Nuove ricerche pubblicate dopo il 2010

Rocco Turi ha ricostruito la storia dei rapporti tra PCI e Partito comunista cecoslovacco PCC durante la Guerra fredda ed è giunto alla conclusione che un ruolo di raccordo fondamentale tra le due organizzazioni e il PCUS fu svolto dalla "Scuola politica del compagno Synka" Politicka Skola Soudruha Synka, unemanazione del partito comunista ceco. Tale organismo, istituito a Praga nel 1950, celava dietro al nome ufficiale una struttura occulta che si occupava di insegnare ai comunisti italiani tecniche di sabotaggio e preparazione di attentati. Il PCI si occupava di inviare in Cecoslovacchia gli elementi fidati. Tutto il processo si svolgeva sotto il controllo del PCUS. Questa struttura fu chiusa alla metà degli anni settanta, ma rimase segreta fino al 1990. Nel 1990, comè noto, emerse allo scoperto la struttura NATO "Stay Behind", formata per contrastare le operazioni illegali del PCI in Cecoslovacchia. Poco tempo dopo venne coniata la denominazione "Gladio Rossa": essa ricomprende gli aderenti a PCI, PCC e "Scuola politica del compagno Synka" considerandoli un unicum compatto. Secondo la ricostruzione di Rocco Turi, "Gladio Rossa" è quindi una denominazione nata a posteriori.



                                     
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