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ⓘ Da Camino. Secondo una tradizione, i Caminesi discenderebbero, come i Colfosco, da un ramo della famiglia Collalto e in particolare da un figlio del capostipite ..




Da Camino
                                     

ⓘ Da Camino

Secondo una tradizione, i Caminesi discenderebbero, come i Colfosco, da un ramo della famiglia Collalto e in particolare da un figlio del capostipite Rambaldo I, Byanzeno o Biaquino. Manca una documentazione che possa confermare ciò, tuttavia appare evidente come tra queste famiglie esistessero dei rapporti di stretta parentela.

Non è stata provata neppure la notizia secondo cui, nel 1037, limperatore Corrado di Franconia avrebbe donato a Guidone di Biaquino e ai suoi figli Alberto e Guecello il castello di Montaner, alle pendici del Cansiglio. Vero è che proprio in quellanno Corrado si trovava in Italia per emanare la Constitutio de feudis, documento che riformò il diritto feudale in favore dei piccoli vassali.

Per un periodo, quindi, la famiglia fu nota con il predicato di "da Montanara". Il 3 maggio 1089 gli stessi Alberto e Guecello ottennero dal vescovo-conte di Ceneda Aimone il feudo di Camino, dove finirono per stabilirsi. Non si sa perché i due fratelli avessero preferito lasciare il castello di Montaner; certamente Camino rappresentava una località strategica sotto vari punti di vista: equidistante dalle Prealpi, dal Piave e dalla Livenza, godeva del transito della Postumia e soprattutto del Monticano, via dacqua navigabile; si trovava inoltre alle porte di Oderzo la quale, pur derivando da unantica città romana decaduta, manteneva una certa importanza come centro fortificato alle dipendenze del vescovo di Belluno.

Per qualche decennio ancora la casata mantenne il cognome "da Montanara", per divenire poi nota come "da Camino".

                                     

1. Ascesa

È però nel corso dellXII secolo che i da Montanara-da Camino, grazie ai legami con le gerarchie ecclesiastiche e a unefficace strategia matrimoniale, compiono una rapida ascesa nel panorama politico del nordest italiano divenendone una delle famiglie più rilevanti. Nella seconda metà del secolo la famiglia si ritrova a signoreggiare su numerosi feudi, estesi nel Cenedese, nel Bellunese e nel Cadore.

La prima importante acquisizione territoriale è proprio quella del Cadore e del Comelico nel 1135 dal patriarca di Aquileia Pellegrino di Ortenburg. La loro presenza sulla regione continuerà ininterrottamente sino al 1335.

La fortuna della famiglia si deve però al matrimonio tra Guecellone II e Sofia di Colfosco, avvenuto nel 1154: figlia di Valfredo e Adeleita da Porcia, ella è lerede delle contee di Zumelle e di Ceneda. Nel 1155 i coniugi ricevettero in feudo anche il castello di Pieve di Cadore e nel 1160 altri beni nella stessa zona. Nel 1162 Sofia riceve dallo zio Guido Maltraversi il castello di Serravalle, che successivamente diverrà una delle più importanti residenze della famiglia.

Figura dalla forte personalità e per questo molto romanzata, Sofia partecipò attivamente alle guerre dei comuni italiani contro le mire di Federico Barbarossa, e questa sua presa di posizione fu alla base della successiva adesione dei Caminesi al partito guelfo. Viceversa, latteggiamento politico del marito sembra più ambiguo, forse per garantirsi il predominio su Conegliano e Ceneda in contrasto con il comune di Treviso.

                                     

2. Le contese con gli Ezzelini

Dopo un breve periodo di decadenza durante il quale il Comune di Treviso riesce a sottomettere la famiglia alla condizione di cittadini 1183-1199, i Caminesi acquistano presso il capoluogo della Marca grande autorità, riprendendo la politica guelfa di Sofia da Camino ovvero Sofia di Colfosco e diventando ben presto i principali sostenitori delle fazioni guelfe ovvero alleate del Papa contro i ghibellini filo-imperiali guidati dalla potente famiglia dei Da Romano.

Durante la lunga lotta con questa famiglia per due volte i Caminesi riescono ad ottenere la preminenza in città dopo il 1235 e nel 1239: la seconda volta con alleato Alberico da Romano, temporaneamente staccatosi dal partito imperiale, che presto riesce ad essere solitario padrone della città usurpando il potere agli alleati Caminesi e guidando la città con una politica ghibellina.

Ma alla fine sono i guelfi a spuntarla e i Da Romano a soccombere nel 1260: gli stessi guelfi in seguito si stringono intorno a Gherardo da Camino per sconfiggere il rinascente partito ghibellino guidato dalla famiglia Castelli, nominandolo signore assoluto della città nel 1283: è linizio della signoria caminese su Treviso.

                                     

3. La signoria a Treviso

Gherardo subito cerca, riuscendoci, di consolidare il suo potere cancellando definitivamente il partito ghibellino e ogni forma di opposizione; cerca inoltre, con risultati altalenanti, di espandere il proprio dominio anche in Friuli entrando in collisione più volte con gli interessi del Patriarca di Aquileia. Meglio riesce a fare in pace, conservando buone relazioni con i Comuni e i signori vicini, cercando nuove alleanze con i matrimoni dei figli, diventando arbitro di pace nella Marca e fuori.

Sostiene la parte guelfa pur non entrando nelle discordie civili ed ospita nel suo palazzo, le cui tracce sono visibili nellattuale Convento servita e nellattigua Chiesa di Santa Caterina, molti scienziati e letterati tra cui Dante, che spenderà parole di lode per lui nella Divina Commedia e nel Convivio. Nel Comune di Treviso è signore assoluto ed amministra a piacere la giustizia e i conti pubblici della città, ma rafforza la propria posizione tenendosi in ottimi rapporti con i nobili cittadini ed il popolo, per la cura e linteresse che dimostra per la prosperità pubblica e la cultura, non tiene dei buoni rapporti con Venezia ed in seguito riesce ad ottenere il vicariato imperiale da Enrico VII tradendo la secolare politica guelfa familiare, con una mossa che porterà ad una congiura contro di lui e alla sua morte nel 1312.

Il fratello Guecellone prenderà quindi il suo posto, ma, dopo aver fatto gli stessi errori del fratello sarà costretto a fuggire dalla città dopo pochi mesi, ponendo fine alla signoria.



                                     

4. La decadenza

Ormai compromesso ed in declino, il casato Caminese perde buona parte dei suoi possessi poco più di ventanni dopo con lestinzione del ramo dei Caminesi di sopra Rizzardo III, 1335, a vantaggio della Repubblica di Venezia, ansiosa di espandersi in terraferma.

I Caminesi di sotto, aggregati alla nobiltà veneziana, continueranno ad avere un ruolo secondario nelle vicende politiche della Marca fino al 1422, quando anchessi si estingueranno con la morte di Ercole II.

I membri rimasti continueranno a vivere senza più entrare in vicende politiche: dopo una parentesi in Germania i sopravvissuti si stabiliranno a Cordignano 1604 circa, alla fine del XVIII secolo anche a Trieste dove Francesco Saverio da Camino si farà notare come medico, scienziato e patriota e Torino.

Dopo essere stati depredati delle ultime ricchezze rimaste dagli Austriaci, alcuni di loro emigreranno in Brasile in cerca di fortuna. Attualmente, lultima dei Da Camino ancora residente in Italia è Verde, figlia di Gherardo IX Maria. Altri discendenti vivono a Porto Alegre.